RACCONTARE IL DOLORE PER GLI INCENDI CHE HANNO BRUCIATO IL MORRONE E GLI ALTRI MONTI D’ABRUZZO
L’AQUILA – Il Morrone e Noi. Raccontare con le parole una tragedia naturale ĆØ difficile, si va avanti nel racconto per simboli, per immagini, per sudore, per fumo, per acqua irrorata, per quel nero che si impregna sui dispositivi di protezione individuale (divise che difendono dal fuoco) e il fumo che ti entra nei polmoni. Sullo sfondo, nella mente, ogni giorno, la speranza che la pioggia dia una mano. Questa mattina presto sulla montagna sacra che brucia, con Selser, Luana e Marcello. L’idea degli animali morti: tre caprioli per strada uccisi dal fumo. E chissĆ quanti altre bestiole cadute in quell’inferno che ha incenerito il verde di una vegetazione che rendeva gioia agli occhi. Sotto e sopra con il modulo antincendio piccone e pala a spegnere i ritorni di fiamma che qu
ei pini resinosi ogni poco rianimano. Piccone, pala e raspo su e giù a piedi per quei gradoni da rimboschimento antico che sono rimasti senza alberi, che alle prime vere piogge potrebbero diventare smottamenti e frane; pietre che cadono e quella scorzetta di terra fertile che copre una montagna di sassi che, lavata dalla pioggia, renderĆ difficile a nuove radici di poter attecchire. E’ questo un incendio in montagna. E’ più o meno questo l’incendio che ha spogliato della sua chioma verde il Morrone. Si ĆØ lavorato con 32 gradi e neanche un filo di vento. Sopra le nostre teste i mezzi aerei a cercare di domare il fuoco in alto. Sotto, la bellissima conca Peligna con Sulmona e Pratola adagiate e meravigliose, a tocco di sguardo. Roccacasale e Bagnaturo a due passi, luoghi che hanno rischiato, ma che ora sono in salvo. Ed ĆØ cosƬ che ogni giorno, da troppi giorni, uomini e donne volontari e volontarie di buona volontĆ , giovani militari del Nono Reggimento Alpini del colonnello sulmonese Mario D’Angelo, Vigili del Fuoco, elicotteri e Canadair stanno vivendo e soffrendo per il dramma del Morrone. Un dramma vero perchĆ© quel Monte ĆØ sacro. Nei suoi incavi l’eremita Pietro Angelerio ha vissuto, pregato, studiato, pensato e analizzato i testi sacri con al centro la Trilogia della Storia di Gioacchino Da Fiore, quel capolavoro letterario e mistico che ha rappresentato la traccia ispiratrice della Bolla del Perdono donata alla cittĆ dell’Aquila. Dal Morrone ha preso forma e sostanza la Porta Santa di Collemaggio.
Dal Morrone su un asinello messo a disposizione alla fine del ‘200 da un contadino di Sulmona, Celestino V iniziò il suo viaggio verso la Basilica di Santa Maria di Collemaggio.
Finito il tempo dello spegnimento del rogo, tornando ad oggi, si dovrĆ necessariamente guardare alle falle nell’intervento, alle manchevolezze, alla leggerezza e all’improvvisazione con le quali si ĆØ affrontato questo dramma di fuoco.
E non solo questo, di incendio.
E non saranno certo le luci della ribalta televisiva e gli annunci di vittoria a mezzo stampa a cambiare il senso alla realtĆ che si sta vivendo da quasi un mese.
Poiché il Morrone è il simbolo del fallace approccio a intervenire in emergenza come si dovrebbe, da parte di chi dovrebbe, dirigenti del Parco inclusi.



