QUANDO I LED ZEPPELIN INCONTRANO OVIDIO A SULMONA NON UN CONCERTO MA UN RITO
di Massimo Di Paolo
Venerdì 4 settembre, ore 21:30 – Piazza XX Settembre – Sulmona
‘LED ZEPPELIN Tribute Band – Live’
C’è un motivo se i Led Zeppelin non possono essere solo una cover band da serata estiva. E c’è un motivo se ha perfettamente senso ascoltarli a Sulmona, città di Ovidio. I Led Zeppelin non hanno mai fatto rock. Hanno fatto mitologia. Non sentiremo le canzoni che tutti conosciamo. Sentiremo il tentativo di rievocare l’ultima grande esperienza sciamanica della musica occidentale.
Per capirne i motivi, bastano quattro storie che quasi nessuno racconta.

1.La band che rubava per creare.
I Led Zeppelin furono citati in tribunale 6 volte per plagio. Si diceva che presero il riff dal blues di WillieDixon, dal folk inglese di Bert Jansch, persino l’arpeggio iniziale di ‘Stairway to Heaven’ era dei Spirit. Eppure non sono mai stati dei copioni. Le sonorità musicali, i ritmi, i giri di note che caratterizzavano il passato venivano trasmutati sotto la forza di una Circe della musica e nulla più restava uguale, o simile o riconoscibile. Vecchie storie da pentagramma suonate per anni, trasfigurate in ‘originale’, in qualcosa di enorme, di cosmico. Se ancora oggi di furto si vuole parlare, allora era quello di un gruppo di geni.
2. Tolkien, la casa del mago, e una chitarra che corteggiava la magia nera.
Jimmy Page non era solo un chitarrista, colonna portante dei Zeppelin, era un ossessivo dall’occulto a tal punto da comprare Boleskine House, la casa del mago Aleister Crowley sulle rive di Loch Ness. Mago Alexander Edward Clowlwy, amichevolmente detto Aleister, considerato il fondatore del moderno occultismo e considerato una figura chiave nella storia dei nuovi movimenti magici. Sembra che il vecchio Jimmy possedesse la più grande collezione al mondo di libri di magia nera. Non fu un caso. Se si leggebene ‘Led Zeppelin IV’, il quarto album registrato in studio, pubblicato dalla Records nel novembre del 1971 e privo di un titolo specifico, tre brani su quattro non parlano d’amore, parlano de ‘Il Signore degli Anelli’.‘Misty Mountain Hop’ sono le Montagne Nebbiose dove volano gli spiriti. In ‘Ramble On’ si parla di Gollume Mordor due personaggi della terra di mezzo dell’universo Tolkien.
3. Tra sogno e bisogno.
Si chiama Robert Anthony Plant diceva di non scrivere i testi, ma di sognarli. Fu contattato nel 1968 da Jimmy Page -vuoi mettere cosa può fare la magia- ed entrò a far parte dei Led Zeppelin come voce e vocalist. Fu determinante per il successo del gruppo e per l’iniziazione dell’hard rock nel mondo. Disse che‘Stairway to Heaven’ la scala per il paradiso, la trascrisse di getto alle 5 del mattino, al risveglio da un sogno. L’arpeggio iniziale che la rese famosa, forse la più famosa in assoluto tra i pezzi dei Led Zeppelin, resta tra i più riconoscibili della storia del rock. Si dice che esiste una regola non scritta, riconosciuta e rispettata, che vieta di accennare il famoso arpeggio iniziale: una etiquette condivisa per una rarità musicale divenuta ‘irripetibile’. 13 giorni fa, il vecchio Robert, ha festeggiato i suoi 78 anni: l’ho chiamano ancora oggi, ‘l’immenso’.

3. Il suono che non doveva esistere.
Il rullante più famoso della storia del rock, quello di ‘When The Levee Breaks’, non è stato registrato in uno studio. John Bonham suonò la sua batteria in fondo alle scale di un castello diroccato, Headley Grange, con solo tre microfoni appesi nel vuoto al piano di sopra. Quel rimbombo, quel frastuono che sembra un tuono, è un incidente irripetibile. Oggi le case discografiche spendono migliaia di euro per sofisticati eavanzatissimi plug-in per cercare di imitarlo estendendo le sonorità strumentali.
E poi c’è l’archetto. Quello da violino che Page usa sulla chitarra. Tutti pensano sia virtuosismo. In realtà da ragazzino non poteva permettersi un pedale wah-wah, così trovò un altro modo per far piangere lo strumento.
Ecco cosa ascolteremo venerdì sera, 4 settembre a Sulmona: non una scaletta di successi, ma un viaggio. Da ‘Whole Lotta Love’ a ‘Kashmir’, passando per ‘Immigrant Song’, una canzone sui Vichinghi, per arrivare al durissimo rock di ‘Black Dog’ dall’inconfondibile riff, più una firma autentica dei Led che un ritmo, un giro di note poco riproducibile.
A Sulmona, città delle Metamorfosi, è il posto giusto per farlo. Perché i Led Zeppelin ci hanno ricordato una cosa ovidiana: nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma. Soprattutto nella musica.




Bellissimo articolo!!!
Una storia fuori norma! E non e’ una sorpresa. Restano straordinari .