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MORRONE, LA PROCURA CERCA LE RISPOSTE: VERSO LA NOMINA DI UN SUPER PERITO

Dopo oltre tre settimane di incendi e continue riaccensioni, l’inchiesta entra nel vivo. Sotto esame bonifiche, sottobosco, tempi degli interventi e gestione dello spegnimento. Il nodo è capire perché il fuoco sia ripartito più volte quando sembrava ormai sconfitto.

SULMONA, 1 settembre – Un esperto per capire cosa non ha funzionato sul Monte Morrone. Potrebbe essere questo il prossimo passo della Procura della Repubblica di Sulmona nell’inchiesta sull’incendio che da oltre tre settimane continua a impegnare uomini e mezzi.

Dopo il sopralluogo in quota dei giorni scorsi, l’attenzione degli investigatori si concentra ora soprattutto sulle continue riaccensioni del rogo e sulle attività di bonifica effettuate nelle diverse fasi dell’emergenza.

La Procura potrebbe affidare una consulenza tecnica a uno specialista chiamato a ricostruire la dinamica delle combustioni, verificare le condizioni del sottobosco e analizzare nel dettaglio le operazioni di spegnimento.

Il punto centrale dell’indagine è uno: perché il fuoco è tornato a divampare con tanta violenza proprio quando sembrava ormai prossimo alla conclusione?

Il 25 agosto era rimasto attivo soltanto un piccolo fronte e si parlava di spegnimento imminente. Due giorni dopo la situazione appariva ulteriormente migliorata. Poi, nel giro di poche ore, il forte vento e le temperature elevate hanno riattivato i focolai rimasti nel sottobosco, facendo ripartire violentemente l’incendio.

Da quel momento è stato necessario rimettere in campo l’intera macchina dell’emergenza, con Canadair, elicotteri, vigili del fuoco, Protezione civile ed Esercito.

Ed è proprio ciò che potrebbe essere accaduto sotto la superficie del terreno a interessare maggiormente gli investigatori. Ceppaie, radici e materiale vegetale possono infatti continuare a bruciare anche senza manifestazioni evidenti in superficie, per poi riaccendersi in presenza di vento e caldo.

L’eventuale perito dovrà quindi stabilire se le bonifiche effettuate siano state adeguate alle caratteristiche del territorio e se nelle varie fasi dell’emergenza siano emerse criticità nei tempi e nelle modalità degli interventi.

Tra gli aspetti che potrebbero essere approfonditi figurano anche l’impiego dei mezzi aerei e le condizioni del sottobosco, comprese quelle derivanti dal grande incendio del 2017.

L’inchiesta resta al momento contro ignoti e non risultano responsabilità definite. Anche sulle cause originarie del rogo gli accertamenti sono ancora in corso.

Sul piano operativo la situazione appare migliore rispetto ai giorni più difficili, ma questa mattina non ci sono ancora elementi sufficienti per considerare definitivamente conclusa l’emergenza.

Ora la parola potrebbe passare alla scienza. Una consulenza tecnica consentirebbe alla Procura di ricostruire con precisione ogni fase dell’incendio e soprattutto di rispondere alla domanda che accompagna da giorni l’emergenza del Morrone: come è stato possibile che un rogo più volte vicino allo spegnimento sia riuscito ogni volta a ripartire?

Nella foto di copertina la situazione alle 8 di questa mattina 

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