AL CAPEZZALE DEL MORRONE NON POTEVA MANCARE LA MAGISTRATURA…
di Luigi Liberatore
Siamo strani. Manco il fuoco ci cambia, manco le fiamme di chioma che evocano quelle dell’inferno reprimono in noi l’esigenza della punizione. Anzi, sicchĆØ ci siamo, quella della purga. La salita del magistrato sull’erta ancora bruciacchiata del Morrone penetra nelle nostre coscienze con una forza risolutriceĀ superiore ai barili di acqua scaricati dai canadair, facendo impallidire, nel senso di perdere importanza, gli sforzi sovrumani gettati davvero tra le fiamme dai vigili del fuoco, dagli elicotteristi, daiĀ volontari tutti che in questa ventina di giorni hanno messo in gioco la propria vita senza retrocedere di un passo. Chi ĆØ stato lassù da giorni ha detto che il fuoco assassino ĆØ scaturito da elementi naturali e accidentali, non avendo nessun elemento per affermare il contrario, e che il vento ha riacceso i focolai vanificando tutti gli sforzi per arrivare allo spegnimento definitivo del fuoco. Non c’ĆØ sacralitĆ che tenga rispetto ad un incendio, sicchĆ© smettiamola pure di citare Celestino quinto il quale se la sarebbe data a gambe levate in circostanze analoghe. La mia riflessione sullo stato delle cose prende spuntoĀ dalla notizia che il magistrato di Sulmona sia salito fin lassù, ovviamente con tutte le accortezze del caso, per una verifica, cosƬ si definisce. L’iniziativa, legittima per caritĆ , ĆØ stata accolta come una sorta di liberazione, con quella scia rassicurante e fiduciaria che forse accompagnò la salita di MosĆØ sul Sinai. Miglior fortuna non hanno avuto il presidente della regione, Marsilio, nĆØ il nostro dirigente capo della Protezione civile, Scelli, al comando di quel mini esercito forse poco dotato di mezzi ma animato da vero senso del dovere. Le forze dislocate sul campo avranno ragione delle fiamme; ilĀ Morrone verrĆ riconsegnato seppur spogliato della sua sacralitĆ allo stato naturale che provvederĆ a rivestirlo, ma intendiamoci su un fatto: La visita del magistrato non taciti le nostre coscienze per agitarle a rincorrere, semmai, presunti colpevoli non dell’incendio, ma del lento procedere dello spegnimento le cui operazioni non si svolgono a tavolino. Non ĆØ ancora certo che Nerone abbia incendiato Roma. Come ĆØ escluso che dal Morrone il procuratore sia ridiscesoĀ con le tavole del nuovo Testamento.



Bene, ora il magistrato potrebbe fare un sopralluogo alla discarica Cogesa, sperando si renda conto della prossima disgrazia ambientale in pieno svolgimento.
No Lorenzo, dopo verrĆ il magistrato, quando l’aria sarĆ irrespirabile, le strade bloccate dalla popolazione per non far entrare i gioiosi compattatori aquilani, ed il sulmontino incazzato comincerĆ a dare in escandescenze…
PerchĆ© si arriva sempre a riportare le solite frasi qui abbiamo bisogno di studi si sicuramente ma lāesperienza hanno sempre aiutato persone magari a scrivere un libro o perchĆ© si ĆØ laureato con 10 e lode abbia la capacitĆ di risolvere i problemi delle montagne qui bisogna dare voce a chi ha esperienza quelli che i boschi li vivono basta ha spendere tutti questi milioni di euro per spegnere gli incendi ci vuole formazione costante per protezione civile e formare persone che hanno la vocazione per la montagna basta chiacchiere āāļø
Ho un’etĆ per ricordare mio nonno che in tempi stabiliti in quel di Castel di Sangro, con muli presi in affitto si recava nel bosco e nella zona assegnatagli ripuliva il consentito compreso il sottobosco. Non mi risulta che siano mai scoppiati incendi devastanti. Il bosco era vissuto, era vita e veniva protetto. Oggi basta tornare agli usi di quei tempi senza scomodare laureati e gran pensatori e non lasciare la montagna a se stessa.