MORRONE, LA PROCURA ACCENDE I FARI SULLA GESTIONE DELL’INCENDIO: D’ANGELO SALE SUL FRONTE
Il procuratore capo in quota con carabinieri e forestali dopo tre settimane di emergenza e tre ripartenze del rogo. Quattrocento ettari bruciati e 4,6 milioni di euro già spesi per i mezzi aerei. Marsilio difende il coordinamento: “Fuoco sempre gestito”.
SULMONA, 30 agosto – Non solo l’origine dell’incendio, ma anche la gestione di un’emergenza che dura ormai da tre settimane e che ha già lasciato sul terreno circa 400 ettari di bosco bruciati e un conto di 4,6 milioni di euro per il solo impiego dei mezzi aerei.
La Procura di Sulmona accende i fari sul Morrone e questa mattina il procuratore capo Luciano D’Angelo è salito direttamente in quota per verificare di persona la situazione.
Con lui il comandante della Compagnia dei carabinieri di Sulmona, maggiore Toni Di Giosia, i carabinieri forestali e gli operatori impegnati sul fronte.
Un sopralluogo che arriva in una fase particolarmente delicata dell’emergenza. Inneschi, fino a questo momento, non ne sono stati trovati. Ma resta un dato che gli investigatori intendono approfondire: per ben tre volte l’incendio era arrivato a una fase di sostanziale silenzio, salvo poi tornare a divampare.
Ed è proprio sulla successione delle operazioni, sulle decisioni prese e sulle modalità con cui sono state affrontate le diverse fasi del rogo che la magistratura punta ora a ricostruire un quadro completo.
Sul Morrone, oggi, erano presenti anche il presidente della Regione Marco Marsilio e il responsabile regionale della Protezione civile Maurizio Scelli.
Marsilio ha difeso apertamente il sistema di coordinamento messo in campo.
“C’è un flusso di informazioni reciproco e una condivisione della strategia”, ha spiegato il presidente, sottolineando l’utilizzo di termografiche e droni per seguire minuto per minuto l’evoluzione delle fiamme e individuare i settori da affrontare via terra e quelli raggiungibili soltanto dai mezzi aerei.
Per Marsilio, quindi, non ci sarebbe stata alcuna carenza di coordinamento.
“Il fuoco è ampiamente gestito e non c’è mai stato un reale pericolo che portasse all’evacuazione, anche parziale, del paese”, ha ribadito.
Il governatore ha però riconosciuto che il vento ha rappresentato, per tutta la durata dell’incendio, la variabile decisiva.
“Il vero dominus di questo incendio è il vento”, ha detto, ricordando come cambi improvvisi di direzione e intensità abbiano più volte trasformato scenari che sembravano favorevoli.
Marsilio ha ripercorso anche le principali ripartenze.
Tra il 15 e il 16 agosto il fuoco era praticamente circoscritto e gli operatori erano pronti all’attacco finale. In quella fase, secondo il presidente, sarebbero venuti meno tre Canadair proprio mentre il vento tornava ad aumentare. Un fronte ridotto a poche decine di metri si sarebbe così nuovamente allargato fino a superare il chilometro.
Una nuova fase critica si è poi registrata attorno al 24 e 25 agosto. Per un paio di giorni non erano più state osservate fiamme vive, ma il monitoraggio con le termocamere aveva continuato a evidenziare la presenza di calore sotterraneo.
Poi l’ennesima svolta: vento fino a circa 90 chilometri orari e nuova violenta ripresa del rogo.
Sul punto Marsilio ha lasciato spazio al lavoro della magistratura.
“Se ci sono responsabilità, la Procura sta facendo le sue indagini ed è giusto che le faccia”, ha detto.
Il presidente ha anche invitato i sindaci del territorio a garantire la massima collaborazione, sottolineando di ritenere difficilmente spiegabile come pura casualità il fatto che il Morrone venga colpito ciclicamente da incendi di grande intensità.
Sul possibile dolo, tuttavia, Marsilio ha precisato di non avere elementi concreti.
Sul fronte operativo, intanto, arrivano segnali incoraggianti.
Marco Saccoccia, operatore droni della Protezione civile, ha spiegato che sono quattro i fronti monitorati. Uno di circa 826 metri risulta ormai ridotto a poche fumarole, mentre restano sotto osservazione una zona di circa 260 metri, un altro settore di 750 metri e una parte finale sul fianco della montagna.
Decisiva potrebbe rivelarsi l’apertura di un nuovo accesso verso località Crocetta, sul versante di Roccacasale.
Grazie all’intervento del 9° Reggimento Alpini, un vecchio tracciato non carrabile è stato trasformato in strada percorribile dai mezzi, permettendo alle squadre di raggiungere direttamente zone fino a ieri difficilmente accessibili.
“Adesso tutto il fronte di Roccacasale è accessibile direttamente”, ha spiegato Saccoccia.
Nelle zone interessate soltanto da fumarole, la distanza dal centro abitato viene indicata tra gli 800 e gli 850 metri, con il settore considerato al momento in sicurezza.
Anche Maurizio Scelli ha respinto l’ipotesi di una sottovalutazione.
“Il Morrone è storicamente una realtà molto debole da questo punto di vista e il rischio è stato gestito con il massimo delle potenzialità”, ha dichiarato.
Il responsabile della Protezione civile ha ammesso che “tutto è migliorabile”, spiegando però che le criticità emerse nel corso delle ultime settimane hanno consentito di ridefinire la strategia.
Disponibilità dei mezzi aerei e condizioni meteorologiche sono state le due grandi incognite, analizzate anche attraverso sistemi di intelligenza artificiale.
Adesso, con nuovi tracciati resi carrabili e una maggiore possibilità di intervento diretto da terra, la Protezione civile punta alla chiusura definitiva dell’emergenza.
“Ci aspetta un rush finale”, ha detto Scelli.
Ma sul Morrone da oggi si gioca una partita su due fronti.
La prima è quella dello spegnimento, con uomini, mezzi, droni e Canadair impegnati a eliminare anche le ultime fumarole.
La seconda è quella degli accertamenti giudiziari.
Perché dopo tre settimane, tre ripartenze, 400 ettari di bosco distrutti e milioni di euro di costi, la Procura vuole capire se tutto ciò che poteva essere fatto sia stato realmente fatto e se nella gestione dell’emergenza vi siano state criticità o responsabilità.
Nella foto di copertina il procuratore Luciano D’Angelo e Marco Marsilio



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