L’AUTISMO NELLA CULTURA DEL PERDONO. CAMBIARE NOI STESSI E NON CERCARE DI CAMBIARE GLI ALTRI
L’AQUILA – E se il Perdono fosse cambiare sguardo? Ogni anno, quando arriva la Perdonanza, parliamo di Celestino V, della Bolla del Perdono, di misericordia, pace e riconciliazione. Ma forse possiamo fermarci un momento e chiederci cosa significhi oggi, nel nostro tempo, quella parola cosƬ grande:
Perdono. Non significa perdonare qualcuno perché è diverso.
Una persona autistica non deve essere perdonata per il modo in cui comunica, per il modo in cui percepisce il mondo, per le sue difficoltĆ o per le sue particolaritĆ . Forse, qualche volta, siamo noi a dover chiedere perdono.
Per tutte le volte in cui abbiamo guardato prima la diagnosi e poi la persona. Per tutte le volte in cui abbiamo detto ānon può farloā senza provare a capire come potesse farlo.
Per le porte che sono rimaste chiuse, per gli sguardi che hanno fatto male, per le occasioni perdute. E allora il messaggio di Celestino può diventare qualcosa di molto concreto. . . . Ģ.
Non fare posto āa qualcunoā nella nostra societĆ , ma costruire una societĆ nella quale Ģ . Ć questo, forse, il senso più bello che possiamo dare oggi alla Perdonanza.
Perché il perdono non dovrebbe essere soltanto qualcosa che chiediamo o riceviamo. Può diventare una scelta.
La scelta di cambiare lo sguardo. La scelta di abbattere un pregiudizio.
La scelta di non lasciare indietro nessuno. A LāAquila, questo messaggio può diventare ancora più concreto: il Progetto D.A.V.I.D.E. di Autismo Abruzzo nasce proprio dallāidea di raccogliere lāereditĆ dellāaccoglienza legata a Celestino V e trasformarla in percorsi reali di inclusione, autonomia, socialitĆ e lavoro per le persone autistiche e in sostegno alle loro famiglie. , .



