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INCENDI E CARO ENERGIA, DIREZIONE SULMONA RILANCIA IL DIRITTO DI LEGNATICO

Incendi e caro energia, Direzione Sulmona rilancia il diritto di legnatico: “La montagna torni a essere curata e vissuta”

Bianchi propone cooperative di comunità per la pulizia dei boschi e un polo a Sulmona per il recupero del legname. Appello a Regione e Parco per modificare i regolamenti

SULMONA – Restituire alle comunità montane un ruolo attivo nella cura dei boschi, rilanciare il diritto di legnatico e trasformare la manutenzione del territorio in una nuova opportunità economica e occupazionale per le aree interne. È la proposta avanzata da Direzione Sulmona, che chiama in causa Regione Abruzzo, forze politiche ed Ente Parco chiedendo l’apertura di un tavolo tecnico sulla gestione del patrimonio boschivo.

L’iniziativa arriva mentre il tema della prevenzione degli incendi è tornato prepotentemente al centro dell’attenzione. Secondo Direzione Sulmona, la tutela dell’ambiente non può essere separata dalla presenza dell’uomo e dalla manutenzione costante delle zone montane.

«Proteggere il bosco non significa abbandonarlo a se stesso, ma pulirlo e coltivarlo», sostiene Elisabetta Bianchi, che individua nell’accumulo di legname secco, residui vegetali e materiale deperito uno degli elementi in grado di favorire la propagazione delle fiamme.

Da qui la proposta di affidare parte delle attività di pulizia del sottobosco e di manutenzione montana alle cooperative di comunità. Un modello che, secondo Direzione Sulmona, potrebbe avere una doppia funzione: migliorare la prevenzione degli incendi e creare nuova occupazione nei piccoli centri, contribuendo al contrasto dello spopolamento.

Nel progetto immaginato dal movimento politico, Sulmona potrebbe inoltre diventare un punto di riferimento territoriale per il recupero e la lavorazione del legname proveniente dalla pulizia dei boschi e dal materiale caduto naturalmente a terra, dando vita a una filiera locale legata all’economia circolare.

Un altro punto centrale della proposta riguarda il ripristino del cosiddetto diritto di legnatico per gli abitanti delle zone montane comprese nel territorio del Parco. Direzione Sulmona chiede che alle famiglie venga nuovamente consentito, nel rispetto delle regole ambientali, di raccogliere legna per il riscaldamento domestico.

Una misura che, secondo Bianchi, assumerebbe particolare importanza alla luce dell’aumento dei costi energetici e rappresenterebbe anche il recupero di una consuetudine storicamente legata alla vita delle comunità montane.

Direzione Sulmona sollecita quindi Regione e vertici del Parco ad aprire un confronto per rivedere e modernizzare i regolamenti, individuando un equilibrio tra tutela ambientale, prevenzione degli incendi e utilizzo sostenibile delle risorse naturali.

L’obiettivo dichiarato è arrivare a una strategia condivisa che permetta di mantenere i boschi più curati, rafforzare il presidio umano della montagna e allo stesso tempo creare nuove opportunità economiche per le comunità delle aree interne.

4 commenti riguardo “INCENDI E CARO ENERGIA, DIREZIONE SULMONA RILANCIA IL DIRITTO DI LEGNATICO

  • D’Alessandro Concezio

    Gentile Consigliera Bianchi,
    Desidero ringraziarti sinceramente per quanto ha espresso e per la lodevole iniziativa promossa da Direzione Sulmona sul rilancio del diritto di legnatico e sulla necessità di tornare a curare e vivere la montagna.
    Il tema della pulizia dei boschi e della prevenzione degli incendi tocca un punto cruciale per la tutela delle nostre aree interne. A questo proposito, mi preme ricordare come tra le innumerevoli e storiche competenze del Corpo Forestale dello Stato — forte di un patrimonio di ben 190 anni di esperienza sul campo — vi fosse proprio quella di creare cantieri di lavoro dedicati, mirati a una manutenzione costante e certosina del patrimonio boschivo, tenendolo e curandolo letteralmente come un giardino.
    Purtroppo, scelte politiche scellerate hanno portato alla soppressione del CFS, privando il territorio di un presidio tecnico e operativo insostituibile.
    Condivido pienamente l’idea che la tutela dell’ambiente passi attraverso la presenza e l’azione dell’uomo e non attraverso l’abbandono. La creazione di cooperative di comunità e l’istituzione a Sulmona di un polo per il recupero del legname e la filiera dell’economia circolare rappresentano una visione lungimirante che mi trova del tutto concorde.
    Ti rinnovo i miei ringraziamenti per la sensibilità e l’impegno dimostrati su questi argomenti di vitale importanza per la nostra comunità.
    Un cordiale saluto,
    Dott. Concezio D’Alessandro
    Già Ufficiale di P.G. del Corpo Forestale dello Stato

    Risposta
    • Non la mia tesi ma quella degli "ESPERTI"

      Pulire il sottobosco è utile, ma da solo non basta.
      I veri ESPERTI sanno che è parte di una strategia ben più ampia.
      È possibile informarsi su come viene impostata oggi la prevenzione in Italia:

      1. la mancata manutenzione, l’accumulo di vegetazione secca, legno morto e l’abbandono delle aree rurali aumentano di certo il rischio di propagazione;
      per questo nelle aree gestite in modo attivo, in particolare con diradamenti affiancati dalla pulizia del sottobosco, la probabilità di incendio è molto più bassa, fino a 7 volte inferiore.
      In Abruzzo quest’anno la Prefettura di Pescara per la stagione 2026 ha proprio chiesto ai Sindaci di disporre la tassativa pulizia dei terreni incolti sia dentro i centri abitati ma soprattutto a ridosso di perimetri di vegetazione forestale.

      2. perché la pulizia non è una priorità unica e servono strategie mirate:
      le linee guida regionali più recenti parlano di 3 categorie di prevenzione:
      – selvicoltura attiva: non solo pulire, ma ridurre il “carico d’incendio”, fare diradamenti selettivi, deconiferamento, conversione ad alto fusto e migliorare la struttura del bosco per renderlo più resiliente;
      – strutture di contenimento: creazione di viali tagliafuoco, punti di approvvigionamento idrico, piazzole per elicotteri, manutenzione della viabilità forestale;
      la creazione di linee tagliafuoco è considerata prevenzione vera e propria;
      – prevenzione sul comportamento umano: oltre il 90% degli inneschi è umano.
      La parte di “previsione” dei piani regionali individua cause, aree a rischio, periodi di pericolosità, mentre la “prevenzione” programma manutenzione, formazione e informazione ai cittadini.

      In sintesi: la prevenzione si attua anzitutto tramite interventi selvicolturali che riducano l’infiammabilità e migliorino la resilienza del bosco, non solo pulendolo…
      Perché a livello di territorio, senza gestione forestale continuativa, viali tagliafuoco e sorveglianza, la sola pulizia stagionale non ferma un incendio spinto da vento e siccità.

      Risposta
  • le canale, le cisterne, 3 consigliere di maggioranza, una senatrice, la filiera, fidati di me, gli incapaci, la nostra montagna brucia, maledetti…

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    1
    Risposta
  • … il diritto di legnatico è, o meglio, dovrebbe essere garantito dal diritto dell’USO CIVICO… ma qui non solo perseguitano chi va a raccogliere legna secca a terra o addirittura le pigne cadute, non sgomberano più nemmeno i tronchi degli alberi sradicati dalle slavine. I conoidi valanghivi erano sotto gli occhi di tutti i cittadini. Accumuli di decine di migliaia di quintali di legna secca… lasciata come combustibile per gli incendi.
    Di chi le responsabilità?
    Stasera la situazione è particolarmente scoraggiante… il fronte del fuoco si estende per migliaia di metri, manca poco e si ricongiungerà al perimetro raggiunto a N.O. nel 2017.
    E la pioggia è lontana.

    Risposta

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