SULMONA CON UN’ESTATE DA NON DIMENTICARE
di Massimo Di Paolo
Certo, il clima politico e amministrativo a Sulmona lo si vorrebbe più fecondo, ma tutto ancora si può fare, verrebbe da dire. Nella comune convinzione che la verità non è unica, ma muta secondo il punto di vista. L’estate che va ‘chiudendosi’ è tornata a visitare l’immaginario collettivo dei sulmonesi grazie a manifestazioni ed eventi: il che, comunque si vogliano giudicare, è una bella cosa. Ancora migliore sarebbe, se l’operazione non finisse, per l’ennesima volta, con la trita e ritrita celebrazione del ‘come siamo stati bravi!”. I post, le righe di chiusura, riflettono bene lo spirito delle ferie di agosto e pochi si chiedono quale prezzo si è pagato e quante occasioni si sono perse. Il tono generale è stato di giubilo e di soddisfazione; di enfasi per una Città che è apparsa viva. Cioè felice, traboccante, con turisti e con musica. Così si è detto. Una bella cosa certamente, a cui tutti, con gioia, abbiamo partecipato: con abbonamento o fuori abbonamento. ‘L’estate addosso’ canta Jovanotti, e non lascia spazio, fa dimenticare, che per essere viva una città, ha bisogno anche di altro: di operosità, di dibattito, di voglia di capire, discutere, confrontarsi. Debba essere costantemente un deposito di civismo, che meriterebbe tutt’altra considerazione e valorizzazione. Per tutto l’anno. Forse solo allora il senso degli eventi e del cartellone estivo potrebbero assumere i significati che si vorrebbero dare. Ma questo è il problema che riduce la gioia dell’estate a Sulmona, a chi una riflessione vuole fare. I cartelloni estivi nostrani, continuano ad assumere i tratti di una sperimentazione senza seguito, priva di una base necessaria per far evolvere un progetto caratterizzante per Sulmona. Da pubblicizzare per tempo, da ‘vendere’ e lanciare fuori della valle. Risolverlo è una condizione che permane da decenni, ci vorrebbe un ‘vaste programme’ avrebbe detto Charles, il generale de Gaulle. Si preferiscono i luoghi comuni, e resistere. L’estate porta a parlare a petto gonfio di tutto tranne dell’elefante nella stanza, ovvero delle questioni sospese di cui è facile dimenticarsi. C’è un grande rimosso tra i sospiri di questa estate sulmonese: come strutturare un sistema solido, coerente, rispettoso dei diritti di tutti; permanente e utile per inventare il futuro. Quando si osserva occorre essere bravi per vedere oltre la zona di interesse, ma certamente la bellezza di Sulmona è stata spesso una ‘bellezza disarmata’ che ha offerto palcoscenico in cambio di un assembramento di iniziative autonome e prive di una guida. Così come lo si è elaborato il ‘cartellone estivo’, non può essere, e non lo è ancora, un pezzo di un sistema turistico di qualità né di un sistema culturale. Manca altro, manca molto.
Per fortuna che l’incontro tra il privato e il pubblico, tra l’Associazionismo e le amministrazioni, può mitigare il vuoto incolmabile di visione, organizzazione e gruppi di lavoro specializzato. La toppa a colori, con pregio nei diversi ambiti, a partire da una comunicazione degna di nota, è stata messa da MuntagninJazz al suo ventesimo anno. Presenza ormai stabile e sicura, di rango: con professionalità, toni bassi e proposte interessanti, mai scontate. Per fortuna. Il resto, una filiera di opportunità da mettere a registro, sfrondare, rendere all’altezza di una Città storica ed elegante per dotazioni antiche; che brutta figura ci aiuta a non fare, scelta dai turisti motu proprio.
La folla, la musica, la giostra, gli intenti benevoli, i pienoni, sono luoghi comuni scoordinati e privi di un progetto più adatto a un racconto mediatico che a uno specchio autentico della città: un potente strumento di costruzione di un’opinione pubblica compiacente. Quello che vince sempre è una sorta di tendenza al sensazionalismo che seleziona e deforma gli eventi cercando di suscitare emozioni utili e necessarie per strutturare approvazione. Feste, farina e forca si diceva, e se resta qualcosa di sospeso non importa: il pensiero critico è assopito, d’estate. Nella buona stagione d’altronde, qualsiasi cartellone estivo, come tradizione vuole, dà manforte alle bugie gradevoli piuttosto che alle verità dolorose. Vicoli chiusi da ordinanze non pensate e poco riflettute, con il ‘divieto’ di uscire per cittadini dai capelli d’argento, residenti nelle loro case, ma di fatto, reclusi perché lì si poteva ballare fino a tarda notte! Immondizia straripante sui mastelli svuotati al mattino e non in grado di arrivare a sera; orinatoi pubblici aperti e sparsi lungo portoni, angoli e ruote di automobili; transenne posate, dimenticate e mai rimosse. Vogliamo parlare di altro? No, non è il caso. L’importante è provarci, ed il lavoro fatto si è visto: se poi l’anno prossimo i principi organizzativi saranno più solidi, meglio per tutti; se le norme regolatorie saranno riviste e condivise per tempo, la musica sarà partecipata anche da chi porta i capelli d’argento e potrà in sicurezza uscire dalla sua casa del Centro storico; se ci sarà un’idea generale condivisa, un progetto pensato per tempo, che coinvolgerà la Musica, la Giostra, il Cinema, i Talk, i Libri, le giornate per bambini e qualche proposta dedicata ai Turisti, allora, la Cittadinanza tutta, abbracciando un profondo senso di comunità, sarà ancora più partecipe, e ‘Sulmona nostra’ si riempirà di gente e non sembrerà viva, lo sarà.



Si dovrebbe iniziare da subito alla preparazione del cartellone che, per una città che si rispetti, deve essere annuale prevedendo attività tutti i mesi dell’anno e
sarebbe auspicabile lavorare in sinergia con le altre realtà della Valle Peligna per evitare sconvenienti sovrapposizioni, ma mi rendo conto che questa è forse una pretesa pressoché impossibile.
Strade e giardini? Riusciranno i nostro eroi a far trovare ai turisti una città decorosa con strade finalmente asfaltate e giardini curati?
Non poniamo limiti alla provvidenza, ma soprattutto continuiamo ostinatamente a ” fidarci di lui”.
Quindi? La città della musica? Ma ci rendiamo conto ? L’improvvisazione fatta mestiere e non ne sembrano consapevoli. È vero meno male che c’è il Jazz
Meglio ma mole cose da fare. Sono d’accordo manca un ‘anima un insieme ma di livello per pronte e artisti .
Poi alcune cose vanno discusse la Giostra non è l’ultima da osservare da vicino. Non riesce a portare quasi nulla e in mano di pochi e il costo economico è per la città troppo alto. Un giocattolo per un animazione locale. Da rivedere.
ebbene vogliamo dire che non andata male ma che si possa parlare di un estate adatta a un rilancio ce ne vuole.
belle serate di musica certamente con MJ sempre all’altezza ma costoso e non per tutti. PianoPiano l’evento vero l’unico. Sulla Giostra c’è sempre più incertezza dal punto di vista di evento turistico ma resta un momento di animazione sociale da ripensare per un rilancio. direttivo con un passo in dietro, spontaneamente.
bella riflessione e utile.
Sulmona piena ma non in ogni cosa. MontagnainJazz ha fatto da padrona il resto concerti di amici come tanti sparsi nei paesi. Ma è vero manca una radice e un progetto di cui si può parlare. Pubblicità, social, comunicazione adatta a un turismo pari a quasi zero. Ma penso che non sia sufficiente concerti e musica occorrerebbe rimettere in sesto parecchie cose dai musei all’Eremo alla segnaletica per cammini e indicazioni. Note su cui aprire un ragionamento ce ne sarebbero molte.
Complimenti come sempre. La leggo da diverso tempo e resta un piacere pur essendo di altra posizione politica. Riflessioni meno aspre quelle che ha scritto ma pertinenti per cose che possono sfuggire. Forse andrebbero descritti fatti con più dettaglio ma sarebbe meno coinvolgente. Un sistema specializzato per il turismo occorre pensarlo ora che l’Abruzzo sembra conquistare visitatori.