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SNAM E GIUSTIZIA: OVVERO QUANDO LO STATO DI DIRITTO E’ PURA FINZIONE

Il Coordinamento “Per il clima Fuori dal fossile” interviene sul nuovo ricorso del Comune di Sulmona al Tar del Lazio. Critiche alla precedente pronuncia del Tar Abruzzo, ai tempi della giustizia amministrativa e al silenzio dell’amministrazione comunale sugli altri aspetti del progetto Snam.

SULMONA, 27 Agosto – Torna al centro del dibattito cittadino la vicenda Snam, questa volta sul terreno della giustizia amministrativa. A riaccendere la polemica è Mario Pizzola, del Coordinamento “Per il clima Fuori dal fossile”, che interviene dopo la decisione della giunta comunale di Sulmona di presentare ricorso al Tar del Lazio in seguito alla dichiarazione di incompetenza pronunciata dal Tar Abruzzo.

Pizzola riconosce all’amministrazione guidata dal sindaco Luca Tirabassi il merito di aver compiuto questo passo, ma allo stesso tempo accusa Palazzo San Francesco di aver mantenuto finora un atteggiamento troppo defilato sulla questione Snam.

Il cantiere SNAM di Case Pente

Nel suo intervento richiama, tra gli altri aspetti, i lavori eseguiti nell’area di Case Pente, il taglio di oltre 300 ulivi, l’impatto sul corridoio faunistico dell’orso bruno marsicano e la questione dei cosiddetti “ristori”, che a suo giudizio non avrebbe ancora prodotto risultati concreti.

Il nodo principale resta però quello giudiziario. Il Tar Abruzzo, lo scorso 13 maggio, aveva dichiarato di non essere competente a pronunciarsi nel merito del ricorso presentato dal Comune di Sulmona contro la Regione Abruzzo, indicando nel Tar del Lazio l’organo competente.

Una decisione che Pizzola contesta soprattutto per i tempi con cui è maturata. «È mai possibile – si chiede – che debbano passare due anni e mezzo solo per stabilire quale tribunale sia competente?». Secondo il rappresentante del Coordinamento, il rischio è che l’eventuale decisione del Tar del Lazio arrivi quando la centrale sarà già entrata in esercizio, rendendo di fatto inefficace il ricorso.

Pizzola solleva inoltre dubbi sulla stessa dichiarazione di incompetenza del Tar Abruzzo. Il ricorso, ricorda, aveva infatti ad oggetto un provvedimento della Regione Abruzzo, individuata dal Ministero dell’Ambiente quale soggetto competente alla verifica delle prescrizioni “ante operam” previste dal decreto di Valutazione di impatto ambientale.

Secondo la ricostruzione del Coordinamento, prima dell’apertura del cantiere Snam avrebbe dovuto adempiere a 22 prescrizioni. Il cantiere di Case Pente sarebbe stato invece aperto il primo marzo 2023, pochi giorni prima della scadenza dell’autorizzazione fissata al 7 marzo. Solo il 13 luglio dello stesso anno il Comitato Via regionale avrebbe validato quattro delle 22 prescrizioni.

Da qui era nato il ricorso al Tar Abruzzo, con il quale il Comune chiedeva l’annullamento del provvedimento regionale ritenuto tardivo.

Nel documento viene ricordato anche che sui lavori della centrale sono stati presentati sette esposti alla Procura della Repubblica di Sulmona, dei quali, sottolinea Pizzola, non sarebbero mai stati resi noti gli esiti.

Il Coordinamento torna quindi a porre una questione più generale, quella della fiducia dei cittadini nelle istituzioni e nella giustizia. Per Pizzola, vicende di questo tipo rischiano di alimentare la percezione di uno squilibrio tra le grandi società e le comunità locali che cercano di tutelare il proprio territorio attraverso gli strumenti previsti dalla legge.

«I cittadini, direttamente o tramite i propri rappresentanti istituzionali, hanno creduto nella giustizia e hanno chiesto giustizia – conclude Pizzola – ma hanno ottenuto non solo il danno, ma anche la beffa».

8 commenti riguardo “SNAM E GIUSTIZIA: OVVERO QUANDO LO STATO DI DIRITTO E’ PURA FINZIONE

  • Indipendentemente

    Per completezza di informazione e per un’analisi davvero obbiettiva bisognerebbe evidenziare due aspetti fondamentali che passano in secondo piano.
    Il ricorso incardinato dinanzi al TAR Abruzzo non è un’iniziativa dell’attuale giunta, ma è stato promosso dalla passata amministrazione comunale di centrosinistra. È stato quel quadro politico e legale a scegliere di adire la sede aquilana anziché quella romana. Specificare questo passaggio non è una questione di diatriba politica, ma di corretta ricostruzione cronologica, chi ha impostato la strategia processuale originaria (e ne ha assunto il rischio) non è chi oggi si trova a dover gestire il prosseguimento della causa al TAR del Lazio.
    Al di là del rammarico per i tempi della giustizia, la decisione del TAR Abruzzo di dichiararsi incompetente non è un cavillo o un dispetto al territorio, ma l’applicazione rigorosa del diritto amministrativo. Trattandosi di un’opera infrastrutturale di rilevanza ed interesse strategico nazionale vige il principio dell’attrazione della competenza. Anche se l’atto impugnato era del Comitato VIA della Regione Abruzzo, esso si inseriva all’interno del procedimento autorizzatorio di una grande opera nazionale. In questi casi la competenza del TAR del Lazio è inderogabile per legge, proprio per evitare difformità di giudizio sul territorio nazionale su infrastrutture di rete o energetiche statali.
    Si sapeva che il nodo si sarebbe sciolto unicamente davanti ai giudici di Roma.

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  • Orbis terrarum

    Mario Pizzola andasse a scuola. Per le ripetizioni eventuali gli consiglio “Indipendentemente”.Tanto, non è ” Mai troppo tardi”…

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  • Mario Pizzola

    Signor Indipendentemente, se fosse così come dice lei mi sa spiegare perché il Comune di Bomba e la Provincia di Chieti hanno presentato ricorso al Tar Abruzzo (sezione di Pescara) contro il Decreto rilasciato dai Ministeri dell’Ambiente e della Cultura relativo al progetto di estrazione del gas Small Scale LNG, e il Tar Abruzzo – pur trattandosi di un provvedimento adottato da organi del Governo nazionale – non si è dichiarato incompetente? Anzi, ha fissato per il prossimo mese di novembre l’udienza di merito? Inoltre, visto che secondo lei la questione é così lapalissiana, mi sa spiegare perché il Tar Abruzzo (in questo caso L’Aquila) ha impiegato ben due e mezzo solo per dire che é incompetente?

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    • Indipendentemente

      come le ho risposto in altro luogo i due progetti hanno rilevanza diversa, quello della Snam è di rilevanza nazionale e dichiarato strategico mentre a bomba no e quindi per il primo caso la legge impone il Tar del Lazio

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  • Mario Pizzola

    Signor Indipendentemente, la sua replica non convince affatto. Anzi conferma che le sue affermazioni sono un’arma spuntata perché anche i progetti di estrazione del gas sono di rilevanza nazionale e considerati strategici, tanto é vero che – come appunto nel caso di Bomba – le autorizzazioni vengono rilasciate dal governo nazionale. Non le sembra fortemente contraddittorio, anzi paradossale, che, a fronte di due progetti di rilevanza nazionale, una sezione del Tar Abruzzo (quella di Pescara) si dichiara competente a decidere, mentre l’altra (quella dell’Aquila) si dice incompetente? E lo fa dopo ben due anni e mezzo, rendendo di fatto vano – a questo punto – anche il ricorso della giunta Tirabassi al Tar del Lazio? Questa sarebbe la giustizia del nostro Stato di diritto? Quanto alle acquiescenze e alle responsabilità amministrative, gli ambientalisti hanno rivolto dure critiche alla giunta Di Piero. Ma il comportamento di indifferenza e di deresponsabilizzazione é continuato anche con l’attuale amministrazione Tirabassi che non ha prodotto nessuna presa di posizione e nessun atto – il nulla assoluto – di fronte allo scempio ambientale ed archeologico che è proseguito sotto gli occhi di tutti. Un’antica strada di epoca romana é stata letteralmente seppellita sotto la centrale e la giunta Tirabassi non ha detto nulla. Mentre tutte le forze politiche presenti in Consiglio comunale hanno continuato a tacere, solo gli ambientalisti hanno continuato a monitorare quanto accadeva (e purtroppo continua ad accadere) denunciandolo alle autorità preposte e all’opinione pubblica.

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    • Indipendentemente

      Sulmona risponde a una logica di hub e corridoio primario di trasporto del gas di interesse sovranazionale e strategico primario per lo Stato, Bomba si colloca all’interno dello sfruttamento dei giacimenti interni di idrocarburi volto a garantire riserve e forniture industriali locali, hanno ruoli, contesti e iter differenti. Lei sta’ facendo confusione tra le due opere

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  • Mario Pizzola

    Signor Indipendentemente, forse è lei che fa un pò di confusione perché l’estrazione di gas nel territorio nazionale è altrettanto se non più importante del sistema di trasporto in quanto – secondo il governo nazionale – mira a ridurre la dipendenza dall’estero. Tanto è vero che il governo ha aggiunto al nome del Ministero dell’Ambiente anche quello della Sicurezza Energetica (MASE). E poi non è vero che il gas estratto in Italia viene utilizzato a livello locale ma è immesso nella rete nazionale al pari del gas importato. In riferimento a Sulmona, di quale interesse sovranazionale e strategico lei parla? L’idea di diventare un hub del gas va in giro da diversi lustri ma é una pia illusione, per due ragioni: in primo luogo perché ci sono Paesi – come la Norvegia, la Spagna e la Turchia – che al riguardo hanno molte più chances rispetto all’Italia; il secondo motivo é che negli ultimi anni il consumo di metano é crollato in tutta Europa a fronte della consistente crescita delle energie rinnovabili. La centrale di Sulmona e il mega gasdotto Linea Adriatica sono due opere inutili in quanto anche in Italia il consumo di gas è diminuito fortemente. Il nostro Paese ha una disponibilità di gas che – senza considerare la Russia – supera i 100 miliardi di metri cubi mentre il consumo non raggiunge i 63 miliardi di mc ed é destinato a diminuire. Le due opere sono “strategiche” solo per i profitti della Snam che, grazie ai meccanismi del cosiddetto “mercato regolato”, si vede garantito non solo il recupero del costo degli impianti ma anche un utile annuo prederminato. E questo anche nell’ipotesi che nei tubi non dovesse passare neppure un metro cubo di metano. La verità é che il nostro territorio viene considerato da parte della Snam come una colonia da sfruttare. Sulmona e la Valle Peligna non ne ricavano nessun vantaggio ma solo danni a livello economico e rischi per la salute pubblica, oltre allo scempio ambientale e alla devastazione dell’area archeologica di Case Pente.

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