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IL POPOLO DEI MARSI. IL TRAMONTO DI MARRUVIUM E LA RINASCITA DELLA CIVITAS MARSICANA

AVEZZANO – Le origini storiche di Marruvium affondano nel cuore del I millennio a.C., emergendo come il nucleo insediativo ed egemonico primario del popolo italico dei Marsi attraverso un processo di progressivo sinoicismo di piccoli villaggi d’altura arroccati sui rilievi montuosi orientali della conca del Fucino. Questo fiero popolo, celebrato da Virgilio nel settimo libro dell’Eneide attraverso la figura del sacerdote-guerriero e medico Umbrone, oppose una strenua resistenza all’espansione di Roma prima di entrare stabilmente nella sua orbita all’indomani della Guerra Sociale, nel I secolo a.C., quando il centro venne elevato al rango di municipium, ascritto alla tribù Sergia e monumentalizzato con terme, anfiteatro, teatro e un maestoso foro che gli valsero il titolo di splendidissima civitas nelle descrizioni storiche di Plinio il Vecchio e Strabone.
IL PALINSESTO DEI RESTI ROMANI E LA DECADENZA MEDIEVALE
A partire dal V secolo d.C., la parabola di questa splendida cittĆ  romana andò incontro a una progressiva destrutturazione urbana causata dai mutamenti geopolitici e dal collasso idrografico del territorio. Il parziale prosciugamento del lago Fucino avviato dall’imperatore Claudio nel 52 d.C. e perfezionato da Adriano andò incontro a un totale abbandono manutentivo, provocando l’ostruzione dell’emissario ipogeo sotto il monte Salviano e il conseguente innalzamento delle acque lacustri che sommersero le aree residenziali extraurbane più basse; la popolazione fu costretta a riorganizzare la vita civile nei settori nord-orientali del perimetro murario, a ridosso del foro, riutilizzando i blocchi calcarei, le lapidi e i fusti di colonne romane come elementi portanti di spoglio per modeste strutture abitative sorte sulle rovine delle antiche strutture abitative romane. La crisi monumentale e istituzionale fu accelerata dalle ondate migratorie delle popolazioni germaniche, tradizionalmente indicate come invasioni barbariche, e dalle devastazioni della guerra greco-gotica nel VI secolo, eventi che frantumarono l’unitĆ  burocratica della Provincia Valeria e impressero un’evidente impronta rurale al tessuto cittadino.
LE RADICI REALI DI PAPA BONIFACIO IV
Un legame profondo unisce questa terra all’illustre pontefice Papa Bonifacio IV, sessantesimo vescovo di Roma dal 608 al 615, la cui nascita a Marruvium ĆØ attestata ufficialmente nel Liber Pontificalis con la formula “Bonifatius, natione Marsorum, de civitate Valeria, ex patre Iohannes medico”. Egli mantenne un profondo legame ideale con la propria terra natia, sebbene la sua principale opera di fondazione monastica e la successiva conversione della sua casa paterna in un cenobio benedettino ebbero come teatro esclusivamente la cittĆ  di Roma, nei pressi di Via Lata. Il contesto monumentale romano conserva traccia indiretta delle relazioni diplomatiche dell’epoca nella Colonna di Foca, eretta nel Foro Romano nel 608 d.C. dall’esarca Smaragdo, atto che favorƬ la concessione imperiale del Pantheon al pontefice marsicano per la sua trasformazione nel santuario cristiano di Santa Maria ad Martyres. La presenza del padre di Bonifacio, registrato come medico, testimonia la sopravvivenza della professione sanitaria d’impronta classica nel capoluogo marsicano alle soglie del VII secolo.
IL GASTALDATO LONGOBARDO E IL POTERE DEI CONTI DEI MARSI
Con la calata dei Longobardi in Italia e l’espansione del Ducato di Spoleto, il territorio assunse una nuova configurazione politico-militare e Marruvium perse il suo nome classico per essere menzionata nei documenti altomedievali come Civitas Marsicana o semplicemente Marsia, divenendo il centro del Gastaldatus Marsorum, una circoscrizione amministrativa governata da un ufficiale dei duchi spoletini incaricato di amministrare i beni fiscali, riscuotere i tributi e guidare i contingenti militari locali. L’avvento dei Franchi nell’VIII secolo e la riorganizzazione territoriale carolingia trasformarono il gastaldato in una contea, entro la quale, tra il IX e il X secolo, si affermò progressivamente la potente dinastia feudale dei Conti dei Marsi, capace di esercitare un’ampia sovranitĆ  autonoma sui centri di Alba Fucens, Celano, Carsoli e Trasacco, organizzando il territorio tramite il sistema dei castelli arroccati ma mantenendo la Civitas Marsicana quale polo spirituale e istituzionale della contea.
LA CATTEDRALE DI SANTA SABINA E L’ECCLESIA DEI MARSI
La storia religiosa e istituzionale della cittĆ  trova il suo fulcro nella cattedrale di Santa Sabina, sorta nel corso del IX secolo ai margini dell’antico foro romano e attestata per la prima volta in un diploma dell’imperatore Ottone I di Sassonia datato 964, in cui veniva esplicitamente presa sotto la protezione imperiale e confermata nei suoi possedimenti fondiari, ortivi e nei diritti feudali di ripatico e di esazione delle decime sulle pesche del lago Fucino. Dopo lunghe contese feudali, nel 1057 la bolla papale di Stefano IX indirizzata al vescovo Pandolfo sancƬ definitivamente Santa Sabina quale sede episcopale stabile dell’intera Diocesi dei Marsi, un’autoritĆ  e una potestĆ  su tutte le pievi minori successivamente confermata nel 1115 dalla bolla di papa Pasquale II indirizzata a San Berardo dei Marsi; nato nel 1079 e divenuto vescovo nel 1110, San Berardo governò la diocesi con dedizione, lottando strenuamente contro la simonia e la corruzione del clero fino alla morte, avvenuta nel 1130, anno in cui fu sepolto solennemente nella cattedrale.
LA CATTEDRALE DI SANTA SABINA E L’ECCLESIA DEI MARSI
La storia religiosa e istituzionale della cittĆ  trova il suo fulcro nella cattedrale di Santa Sabina, sorta nel corso del IX secolo ai margini dell’antico foro romano e attestata per la prima volta in un diploma dell’imperatore Ottone I di Sassonia datato 964, in cui veniva esplicitamente presa sotto la protezione imperiale e confermata nei suoi possedimenti fondiari, ortivi e nei diritti feudali di ripatico e di esazione delle decime sulle pesche del lago Fucino. Dopo lunghe contese feudali, nel 1057 la bolla papale di Stefano IX indirizzata al vescovo Pandolfo sancƬ definitivamente Santa Sabina quale sede episcopale stabile dell’intera Diocesi dei Marsi, un’autoritĆ  e una potestĆ  su tutte le pievi minori successivamente confermata nel 1115 dalla bolla di papa Pasquale II indirizzata a San Berardo dei Marsi; nato nel 1079 e divenuto vescovo nel 1110, San Berardo governò la diocesi con dedizione, lottando strenuamente contro la simonia e la corruzione del clero fino alla morte, avvenuta nel 1130, anno in cui fu sepolto solennemente nella cattedrale.
L’EXULTET DEL VESCOVO PANDOLFO E GLI ARCHIVI CASSINENSI
Sotto il profilo paleografico e diplomatico, la grandezza culturale della diocesi in questo periodo ĆØ testimoniata dal celebre Exultet del vescovo Pandolfo, un prezioso rotolo liturgico in pergamena d’agnello realizzato nello scriptorium dell’abbazia di Montecassino tra il 1058 e il 1071. Scritto in una solenne e regolare scrittura beneventana, tipica dell’area cassinese, il rotolo presenta la particolaritĆ  di avere le splendide miniature capovolte rispetto al testo latino; questa disposizione ingegnosa permetteva al diacono, mentre cantava la lode del cero pasquale dall’alto dell’ambone srotolando la pergamena, di mostrare le immagini sacre a beneficio dei fedeli analfabeti radunati nella navata. L’analisi diplomatica del testo rivela formule liturgiche uniche che menzionano esplicitamente la chiesa dei Marsi, confermando lo stretto legame politico e spirituale che univa l’episcopato fucense alla grande abbazia di Desiderio, eletta a custode dei diritti di Santa Sabina contro le ingerenze dei signori laici.

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