GIORNALISTI E GRUPPI WEB: MAI CENSURARE CHI UTILIZZA I SOCIAL PER VOMITARE PAROLACCE E OFFESE SU CHI FA INFORMAZIONE
L’AQUILA – Gruppi social e odio social. LibertĆ di informazione e ruolo dell’informazione. Qualche volta ci si lamenta dei commenti un po’ troppo volgari agli articoli che si pubblicano sia sul gruppo social “Sei Aquilano…Se”, che su “Quelli che…L’Aquila”. Fa parte del gioco, amici amministratori dei due gruppi. perchĆ© poco si sa di come funziona il sistema dell’informazione.
La signora che afferma “tanto contano come il 2 di briscola” sull’articolo pubblicato da ReteAbruzzo in cui l’avvocato Fausto Corti documenta (sottolineo documenta) una sorta di “parentopoli” nella gestione degli spettacoli della Perdonanza, altro non ha fatto che sfogare il suo livore, l’astio personale che la consuma dentro nei confronti di chi pubblica. Per la signora in questione un fatto documentato non vale, cosa che ĆØ di obbligo per qualsiasi giornalista e organo di informazione. Cosa rispondere a quella signora?
Nulla! Se non menomale che si può sfogare liberamente anche offendendo.
PerchƩ i social sono in qualche modo anche uno sfogatoio sociale. Censurarla?
Mai! E gli anonimi che utilizzano sistematicamente “caz..” “avete rotto i cogl…” e frasette delicate di questo tipo?
Altro non testimoniano se non la quintessenza dell’Aquila Capitale della Cultura. Censurarli?
Mai! Cari amministratori dei gruppi social, mai censurare il livello culturale e la mancanza di argomentazioni di coloro che scambiano i loro strali interiori per fatti, poichƩ scattano una foto solo su se stessi.
Si sentono realizzati offendendo chi per professione scrive, o riempiendo di parolacce e calunnie i loro commenti?
Questo sono, questo il loro ruolo sociale e umano nella societĆ . Opinionisti da lupanare, avrebbero detto gli antichi romani.
PerchĆ© ĆØ chiaro, ognuno dalla bocca tira fuori le parole con cui ha nutrito il cervello. Un’ultima considerazione in punta di penna: la visibilitĆ i giornalisti la danno agli altri, non a se stessi. Loro non ne hanno bisogno! Come dire a costoro “medice cura te ipsum”.



Criticare un giornalista non ĆØ un reato ma nemmeno insultarlo ĆØ libertĆ di informazione.
Ho letto lāarticolo e trovo che contenga una contraddizione piuttosto evidente.
Si parte da un principio sacrosanto, la libertĆ di informazione e il diritto di critica devono essere difesi ma poi si arriva a sostenere che nei gruppi social non si dovrebbe mai censurare chi interviene con parolacce, offese e insulti, perchĆ© i social sarebbero anche uno āsfogatoio socialeā.
No, questo non ĆØ difendere la libertĆ di espressione ĆØ confondere il diritto di parola con il diritto di insultare.
Un cittadino deve poter scrivere che un articolo ĆØ fazioso, che il giornalista ha sbagliato, che le fonti sono insufficienti, che una ricostruzione ĆØ falsa o che un’inchiesta non lo convince può persino essere molto duro e questa ĆØ critica, ed ĆØ esattamente il confronto che una stampa libera dovrebbe accettare.
Ma cosa c’entra tutto questo con il riempire i commenti di ācaz…ā, āavete rotto i cogl…ā e insulti personali?Quello non ĆØ dissenso ma rumore.
E c’ĆØ un’altra questione ancora più importante, definire ācensuraā qualsiasi moderazione dei commenti ĆØ concettualmente sbagliato, la censura ĆØ impedire l’espressione di un’opinione, la moderazione di uno spazio privato ĆØ invece stabilire delle regole affinchĆ© quello spazio non venga trasformato in una fogna digitale.
Se un gruppo social decide che sono ammessi tutti i giudizi, anche durissimi, ma non gli insulti personali, non sta censurando nessuno ma sta semplicemente distinguendo il confronto dall’aggressione verbale.
C’ĆØ anche un paradosso nell’articolo, mentre si rivendica per il giornalista il diritto di fare informazione senza essere aggredito, si pretende che agli altri venga riconosciuto il diritto di aggredire verbalmente chi fa informazione.
La libertĆ di stampa non significa pretendere applausi, significa accettare il dissenso e proprio perchĆ© il giornalista ha una responsabilitĆ pubblica, deve essere disposto a confrontarsi con chi lo critica ma vale anche il contrario, chi critica dovrebbe avere l’onestĆ intellettuale di portare argomenti.
PerchĆ© se davanti a un’inchiesta documentata la risposta ĆØ soltanto āfate schifoā, āsiete vendutiā o una raffica di parolacce, non abbiamo assistito a un esercizio di libertĆ di espressione, abbiamo semplicemente assistito all’assenza di argomenti.
E allora sƬ, non censuriamo le opinioni, non censuriamo le critiche, non censuriamo nemmeno quelle scomode ma smettiamola di chiamare ālibertĆ ā ciò che ĆØ soltanto insulto altrimenti rischiamo di fare un errore ancora più grave, trasformare i social da luogo di confronto in un alibi per non confrontarsi affatto e soprattutto, se davvero vogliamo difendere la dignitĆ dell’informazione, la prima cosa da fare ĆØ pretendere giornalismo verificato, documentato, indipendente e aperto alla critica.
PerchĆ© il giornalista non deve essere protetto dalle critiche, deve essere protetto soltanto dall’idea che per essere credibile abbia bisogno che nessuno possa criticarlo.