TRAMONTO SVEVO
26 agosto 1268
TRAMONTO SVEVO
di Fabio Valerio Maiorano
Sceso in Italia per rivendicare il regno di Na-poli, che Carlo d’Angiò gli stava contendendo con l’appoggio del pontefice, il giovane Corradino di Svevia – figlio di Corrado IV e dunque nipote dell’imperatore Federico II – ĆØ sconfitto con l’inganno e con l’aiuto degli armigeri inviati dall’Aquila in localitĆ Piani Palentini, vicino a Scurco-la Marsicana; tenta di salvarsi imbarcandosi nei pressi di Nettuno, ma viene catturato il 26 agosto 1268 e consegnato all’angioino, tradito da Giovanni Frangipane. Processato, si fa per dire, e condannato a morte, ĆØ decapitato il 29 ottobre 1268 a Napoli, a Campo Moricino, l’odierna piazza del Mercato. Con quest’omicidio, perchĆ© di omicidio si tratta, Carlo d’Angiò si ĆØ macchiato di un atto infamante, un gesto disonorevole compiuto a freddo e lontano dal campo di battaglia, quindi in spregio di ogni codice cavalleresco e di guerra; peraltro, messo in atto nei confronti di un giovane di rango imperiale, cioĆØ di lignaggio più elevato del suo. Il cadavere di Corradino, com’era stato per lo zio Manfredi, non ebbe sepoltura; fu trascinato in riva al mare, a pochi passi dal luogo del supplizio, e abbandonato. Solo con le preghiere, la madre disperata ottenne che il corpo di Corradino avesse sepoltura. La morte dell’ultimo discendente degli Hohestaufen segnò la fine della dinastia sveva ma anche il declino di Sulmona che, da sempre fedele alla casa imperiale, subƬ la dura e sistematica vendetta degli angioini, che negli anni le tolsero la Cattedra di Diritto Canonico, la sede del Giustizierato e il capoluogo della provincia d’Abruzzo.


