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LE VITTIME SACRIFICALI DELL’IGNORANZA ARROGANTE

di Gianvincenzo D’Andrea

Le notizie per lo più frivole di questo periodo ferragostano sono state sovrastate, a ragione, da quella della morte per difterite di una bambina siciliana di quattro anni.

Si è saputo, poi, che la causa di questo tristissimo evento è stata la scelta dei genitori di non far praticare alla loro figlia il vaccino, peraltro obbligatorio, che fornisce un’altissima protezione contro l’infezione provocata dal batterio Corynebacterium diphtheriae.

Essi, infatti, sono sostenitori delle bizzarre e strampalate teorie no vax che attribuiscono ai vaccini ogni sorta di responsabilità per danni di ogni tipo e, in particolare, sono convinti che favoriscano l’insorgenza dell’autismo.

Ciò non è assolutamente vero, come è stato ampiamente dimostrato da un’enorme quantità di studi scientifici che hanno coinvolto decine di milioni di bambini vaccinati in tutto il mondo. Proprio per i dimostrati benefici dei trattamenti vaccinali sulla salute e sulla vita dei bambini, bisogna abbattere il muro dell’ignoranza antiscientifica che continua a provocare tante vittime innocenti.

Pertanto bisogna fare il possibile per ridurre il numero dei bambini che oggi, a causa di una scelta antivaccinale scellerata dei genitori, sono messi in una condizione di rischio inaccettabile di contrarre la difterite e di ammalarsi in forma grave, senza che le cure praticate, anche in modo intensivo, riescano a evitare un esito tragico, come ha dimostrato il caso verificatosi in Sicilia.

Perché nessuno può prevedere in anticipo l’evoluzione di una malattia una volta contratta e rifiutare, contro ogni evidenza scientifica, una pratica medica efficace e sicura come la vaccinazione, che ne previene l’insorgenza e protegge anche gli altri dal contrarla, non è soltanto stupido, ma anche criminale.

È necessario, pertanto, aumentare il numero e l’intensità delle campagne di sensibilizzazione, già oggi in atto, anche con interventi mirati per convincere i genitori no vax ad abbandonare il loro atteggiamento irresponsabile e a consentire la vaccinazione antidifterica ai loro figli, per dotarli di uno scudo protettivo realmente efficace contro una malattia che in passato, prima delle campagne di vaccinazione di massa, faceva strage soprattutto di bambini.

Bisogna fare ogni sforzo per far capire loro che le cose sono migliorate a mano a mano che aumentava il tasso di vaccinazione antidifterica della popolazione infantile e che, quando quest’ultimo ha raggiunto e per lungo tempo mantenuto la percentuale del 95% in Italia, sono stati registrati solo casi sporadici della malattia, soprattutto nelle aree geografiche con basso livello di scolarizzazione.

Poi, però, sono arrivati i no vax e, con le loro farneticanti campagne social sull’uso dei vaccini e sui fantomatici danni prodotti, hanno convinto tanti genitori a seguire le loro idee bislacche.

Cialtroni autodefinitisi esperti hanno diffuso in modo criminale la convinzione che abbandonare il programma di vaccinazioni obbligatorie per i bambini fosse una scelta volta a proteggere la loro salute.

Purtroppo non è così e, come è stato ampiamente dimostrato da tutti gli studi scientifici finora condotti, le vaccinazioni sono la migliore arma disponibile per garantire e preservare il benessere individuale, soprattutto dei soggetti più deboli di una popolazione e, in particolare, dei bambini.

Che ciò sia ignorato da qualcuno che, piuttosto che affidarsi alla medicina ufficiale e alle sue prescrizioni, preferisce seguire le indicazioni farlocche di predicatori che sproloquiano su internet, bisogna metterlo nel conto. Ma che a sostenere le tesi no vax siano alcuni esponenti politici, convinti di raccattare qualche voto in più, è scandaloso e inaccettabile.

Combattere questa ignoranza arrogante deve essere un impegno a cui nessuna persona perbene può sottrarsi, soprattutto chi ama veramente i bambini e si commuove di fronte alla morte assurda di una piccola siciliana abbandonata a un tragico destino dal dissennato comportamento dei genitori.

Soprattutto perché l’ignobile interesse personale di qualcuno non può prevalere sul giusto interesse di molti. 

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