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FONTANE SENZ’ACQUA: SULMONA ALL’AVANGUARDIA NELLA IMITATION CITY ART

SULMONA, 24 Agosto – Fontane senza acqua trasformate, con ironia, in opere d’arte urbana. È questa la provocazione lanciata da Mario Pizzola che, con un intervento satirico, prende di mira lo stato di alcune fontane cittadine e immagina Sulmona come città all’avanguardia in una fantomatica corrente artistica ribattezzata “Imitation City Art”.

Il bersaglio è chiaro: le strutture presenti nella villa di Porta Napoli, nei giardini di piazza Cicerone e nell’area verde all’incrocio tra via XXV Aprile e via L’Aquila, descritte come manufatti capaci di imitare perfettamente delle vere fontane, con una sola differenza: non erogano acqua.

Pizzola costruisce il suo intervento come se dietro la situazione ci fosse un preciso progetto culturale dell’amministrazione comunale, affidato addirittura a urbanisti e sociologi chiamati a ridisegnare il volto della città. Una ricostruzione volutamente paradossale, con tanto di riferimenti pseudoscientifici e formule altisonanti, utilizzate per accentuare il tono sarcastico.

Il richiamo alle fontane, osserva l’autore, sarebbe peraltro perfettamente coerente con l’identità di Sulmona, città storicamente legata all’acqua e celebrata da Ovidio con il celebre verso “gelidis uberrimus undis”.

Nella descrizione satirica le fontane senz’acqua diventano quindi installazioni artistiche capaci di offrire “godimento estetico”, mentre la presenza di terra, foglie e rifiuti accumulati al loro interno contribuirebbe addirittura ad aumentarne il realismo.

Non manca l’affondo sul fronte della gestione pubblica. Secondo l’ironica ricostruzione di Pizzola, le fontane inattive garantirebbero un duplice vantaggio: consentirebbero di risparmiare risorse economiche e, allo stesso tempo, rappresenterebbero una sorta di lezione educativa per i cittadini, chiamati a comprendere il valore dell’acqua come bene sempre più prezioso.

La provocazione si spinge oltre, fino ad attribuire alle fontane anche una funzione psicologica: la sola presenza delle strutture, pur senza acqua, sarebbe sufficiente a trasmettere una sensazione di freschezza nelle giornate estive più torride.

Il pezzo si chiude con un’ultima stoccata. Dopo il presunto “successo” delle fontane senz’acqua, l’amministrazione starebbe pensando ad altri interventi di “Imitation City Art”, mantenuti però nel massimo riserbo. E Sulmona, sempre secondo la finzione satirica, sarebbe pronta perfino a partecipare a un concorso nazionale dedicato alle città simbolo della nuova corrente artistica, con l’ambizione di conquistare i primi posti.

Dietro l’ironia, resta dunque una critica precisa alla manutenzione e alla gestione delle fontane pubbliche, affidata da Pizzola al registro della satira per richiamare l’attenzione su una situazione che riguarda diversi punti della città.

5 commenti riguardo “FONTANE SENZ’ACQUA: SULMONA ALL’AVANGUARDIA NELLA IMITATION CITY ART

  • SalviamoSulmona

    Questa amministrazione, che mi pento di aver votato, sta riducendo quella che è la più bella città d’Abruzzo così come sostenuto in più occasioni anche dai britannici del quotidiano Telegraph, l’ombra di sé stessa.
    La “Siena degli Abruzzi” definita così sin dal periodo rinascimentale sta perdendo la sua identità complice un evidente e dilagante menefreghismo da parte di Istituzioni incapaci ormai di portare avanti anche semplici lavori di manutenzione.
    Duro ammetterlo, ma questa amministrazione è un fallimento!

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  • Qualcuno ha sussurrato “basta con i capannoni industriali” la città deve puntare con il turismo (la giostra e basta) e questo è il modo di fare turismo. E i giovani scappano. Siena non ha solo il Palio. Ha un indotto di 18000 posti di lavoro a frante di 55 mila abitanti. Ha capito emerito presidente fondazione carisaq.

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    • Condivido l’analisi di Gustavo.
      Turismo a vantaggio di chi?
      Leggo di “boom turistico” a Sulmona. Ma per chi?
      Avvantaggia solo B&B, ristoranti, paninoteche, gelaterie, pizzerie, confetterie e bar del centro storico.
      Attività legittime, per carità, ma che non restituiscono nulla alla città.
      Il loro impegno pubblico si riduce a due cose: calmierare il costo dell’occupazione di suolo pubblico e difendere orari di comodo per la vendita di alcolici.
      Zero su decoro, zero su cultura, zero su servizi.
      I costi invece li paghiamo tutti: rumore, sporcizia, un centro storico svuotato di residenti e trasformato in un dehors unico.
      Questo non è un modello turistico.
      È la privatizzazione degli utili e la socializzazione dei disagi.

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  • luigi puglielli

    non commento questo degrado degli scienziati

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  • San Tommaso da Svicolone

    Era meglio se risparmiava anche l’inchiostro di queste sue poche righe.
    Lei, è uno dei tanti che commenta dal balcone…
    Scenda in strada e partecipi agli incontri, forse, ma nutriamo dubbi, potrebbe anche esprimere qualcosa di sensato.

    Risposta

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