EMERGENZA MONTE MORRONE: IL VENTO RALLENTA I SOCCORSI, MA NON SI FERMA IL LAVORO PER SPEGNERE L’INCENDIO
Mentre sul monte Morrone la forza delle raffiche di vento costringe i soccorritori a ritirarsi temporaneamente dalle quote più alte, in città si cerca di gestire le ripercussioni dell’emergenza sul tessuto economico locale. Il sindaco di Sulmona, Luca Tirabassi, è intervenuto per rispondere alle proteste sollevate dal comparto agricolo definendo una deroga speciale all’ordinanza sul risparmio idrico. A partire da domani, gli operatori agricoli professionali (IAP) potranno tornare a prelevare acqua per l’irrigazione secondo un calendario a giorni alterni che prosegue il 24, 26, 28 e 30 agosto, proseguendo fino a nuova comunicazione.
La decisione municipale arriva in ore cruciali per il destino della montagna di Celestino V, dove dopo quasi due settimane di roghi la giornata che doveva decretare lo spegnimento definitivo ha subito un brusco arresto. All’inizio del pomeriggio il direttore delle operazioni di spegnimento ha ordinato l’immediata discesa a terra del centinaio di uomini impiegati tra Vigili del Fuoco, Protezione Civile e Nono Reggimento Alpini: le violentissime correnti d’aria hanno azzerato le condizioni minime di sicurezza, mandando in fumo la strategia di attacco frontale.
L’elemento atmosferico ha vanificato anche la linea tagliafuoco, spingendo il fronte del fuoco a svalicare di trenta metri nella parte alta della montagna fino a raggiungere la zona dell’ex valanga nel territorio di Roccacasale. Nemmeno le precipitazioni cadute in zona si sono rivelate sufficienti a estinguere le fiamme.
I dati raccolti sul campo testimoniano comunque i progressi ottenuti grazie all’azione combinata dei giorni precedenti: l’estensione dell’incendio si è ridotta da oltre un chilometro (1138 metri) a 436 metri, con ampie porzioni di superficie ormai spente. Il problema principale resta il sottobosco, dove il fuoco continua a covare. Per contrastarlo, dieci specialisti lavorano all’apertura del sentiero R4, mentre durante la notte vengono impiegati droni con droni termografici e a raggi infrarossi per mappare i punti caldi e guidare i successivi interventi aerei.
La partita decisiva si sta infatti giocando nei cieli: tre Canadair, tre elicotteri e un Eriksson hanno effettuato oltre 260 sganci d’acqua, fermando l’avanzata di un disastro che conta già 330 ettari di bosco distrutti e gravissimi danni all’ecosistema naturale.
Nel corso dell’ultimo sopralluogo sul posto, i vertici della Regione Abruzzo e della Protezione Civile regionale hanno confermato che l’estensione del rogo appare decisamente ridimensionata rispetto ai giorni passati, ma hanno ribadito la complessità dell’intervento su una montagna impervia come il Morrone. La priorità resta il cambio delle condizioni meteo per permettere alle squadre di terra di tornare a bonificare l’area con pale e picconi, consapevoli che il lavoro più impegnativo per la ricostruzione del territorio comincerà soltanto dopo lo spegnimento dell’ultimo focolaio.



