PESCOCOSTANZO, IL PCI TRA MEMORIA E FUTURO: CONFRONTO ACCESO CON D’ALFONSO, VELARDI E BONANNI
Successo di pubblico all’Auditorium San Nicola per la presentazione di “Siamo stati iscritti al PCI”. Bellucci provoca citando Cacciari, Velardi analizza la crisi della sinistra: «Tra qualche anno chi si ricorderà di Elly Schlein?»
PESCOCOSTANZO – Non una celebrazione nostalgica del passato, ma un confronto serrato sull’identità perduta della politica e, soprattutto, della sinistra italiana. È stato questo il filo conduttore della presentazione del volume “Siamo stati iscritti al PCI”, scritto da Chicco Testa e Claudio Velardi e pubblicato da Liberilibri, ospitata questa sera nell’Auditorium San Nicola nell’ambito del cartellone dell’estate di Pescocostanzo.
Un incontro partecipato e, a tratti, volutamente provocatorio, condotto da Ennio Bellucci, che ha saputo spostare più volte il confronto dalla memoria del Partito Comunista Italiano ai problemi della politica di oggi. A fare da contraltare alle riflessioni di Velardi è stato in particolare Luciano D’Alfonso, in un dialogo che ha attraversato alcuni dei passaggi più significativi della storia recente della sinistra italiana.
Il PCI è stato raccontato senza indulgenze ma anche senza cancellarne i meriti: un partito dotato di una precisa identità, di una linea politica riconoscibile, di una classe dirigente formata e di una visione del Paese. Caratteristiche che, secondo quanto emerso dal dibattito, sembrano oggi essersi progressivamente smarrite.
Da Enrico Berlinguer a Massimo D’Alema, del quale Velardi fu responsabile della strategia comunicativa a Palazzo Chigi, il confronto ha ripercorso stagioni politiche molto diverse, mettendo in evidenza la distanza con un presente segnato dalla difficoltà dei partiti nel costruire una propria identità e una prospettiva di lungo periodo.
Velardi, attraverso episodi e retroscena contenuti nel libro scritto a quattro mani con Chicco Testa, ha offerto un’analisi brillante anche della delicata situazione politica ed economica italiana, insistendo soprattutto sulla crisi dei gruppi dirigenti e sulla mancanza di una strategia riconoscibile.
Particolarmente netto uno dei passaggi dedicati all’attuale Partito Democratico e alla sua leadership. «Tra qualche anno chi si ricorderà di Elly Schlein?», è stato uno degli interrogativi lanciati nel corso del confronto. E ancora: se Giorgia Meloni è arrivata a Palazzo Chigi, è stato osservato, qualche responsabilità deve necessariamente essere ricercata anche nelle scelte e negli errori di chi ha diretto e continua a dirigere il principale partito della sinistra italiana.
A rendere ancora più vivace il dibattito è stato Bellucci che, spostando deliberatamente il confronto sull’attualità, ha citato una riflessione di Massimo Cacciari: «Il Pd non è un partito, è un insieme di avanzi di partiti. Non ha né strategie, né anima». Una frase che ha provocato qualche momento di imbarazzo in sala, ma che è sembrata trovare anche la condivisione di una parte del pubblico.
Misurati e calibrati gli interventi di Marinelli e del sindaco di Pescocostanzo Pasquale Del Cimmuto, che ha partecipato all’appuntamento inserito nel ricco programma culturale promosso dall’amministrazione comunale per l’estate 2026.
Apprezzato anche l’intervento a sorpresa di Raffaele Bonanni, originario di Bomba, in Abruzzo, ed ex segretario generale nazionale della Cisl, che ha contribuito ad ampliare il confronto sui temi della rappresentanza, della politica e della qualità delle classi dirigenti.
Il messaggio conclusivo emerso dall’incontro è stato lontano da qualsiasi rimpianto per il passato: conoscere e comprendere quella stagione può servire, piuttosto, a interrogarsi su ciò che manca oggi. La necessità indicata è quella di ritrovare nuove strategie, ricostruire identità politiche riconoscibili e soprattutto formare una classe dirigente all’altezza delle trasformazioni economiche e sociali in corso.
Una riflessione che il pubblico, presente in buon numero nell’Auditorium San Nicola, ha accompagnato con ripetuti applausi, confermando l’interesse per una serata capace di intrecciare storia, memoria e stretta attualità politica.



Ma D’Alfonso e Bonanni che c’entrano in tutto questo?