MORRONE IN FIAMME: IL FALLIMENTO DI UNA POLITICA FATTA DI DIVIETI E ABBANDONO
di Claudio Lattanzio
Quando il fuoco sarà spento, quando i Canadair torneranno a terra e il Morrone smetterà finalmente di bruciare, qualcuno dovrà avere il coraggio di fare i conti non soltanto con gli ettari distrutti, ma anche con anni di scelte politiche sbagliate.
Perché quello che sta accadendo non può essere liquidato soltanto come una calamità da fronteggiare nell’emergenza. Il fuoco ha messo a nudo anche un altro problema: una montagna progressivamente chiusa, vietata, sottratta alla frequentazione e, nello stesso tempo, lasciata senza quella manutenzione che avrebbe dovuto accompagnare ogni politica di tutela.
Per anni si è scelto di colpire escursionisti e biker con divieti, restrizioni e multe pesanti. Si è fatta passare l’idea che per proteggere il Morrone fosse sufficiente impedire alle persone di entrarci. Come se vietare significasse automaticamente tutelare.
Non è stato così.
Mentre aumentavano i divieti, molti sentieri sparivano sotto la vegetazione. Le piste forestali diventavano impraticabili. Gli accessi venivano inghiottiti dal sottobosco. Percorsi conosciuti e frequentati per decenni sono stati lasciati al degrado, senza una manutenzione sistematica e senza una strategia capace di coniugare tutela ambientale e presidio del territorio.
Il risultato è arrivato insieme alle fiamme.
Oggi, per raggiungere alcuni fronti dell’incendio, è stato necessario chiamare l’Esercito e utilizzare un bulldozer capace di farsi strada dove i sentieri non esistono praticamente più. È questa l’immagine più impietosa del fallimento: una montagna teoricamente protetta, ma così poco curata da rendere necessario un mezzo militare per aprire la strada a chi deve salvarla dal fuoco.
Non si può sostenere che la mancata manutenzione abbia provocato l’incendio. Sarebbe un’affermazione priva di fondamento. Ma si può e si deve dire che una montagna abbandonata diventa più difficile da raggiungere, da controllare e da difendere.
Ed è proprio su questo che la politica dovrà rispondere.
Perché amministrare un territorio non significa firmare ordinanze, piazzare cartelli e distribuire sanzioni. È troppo facile vietare. Molto più difficile è prendersi la responsabilità di mantenere sentieri, ripulire piste, gestire il sottobosco, creare e conservare accessi utilizzabili in caso di emergenza.
Si è preferita troppo spesso la strada più semplice: tenere fuori le persone invece di governare la loro presenza.
Escursionisti, biker, allevatori e frequentatori della montagna non sono necessariamente un problema da eliminare. Quando rispettano le regole possono essere parte del presidio del territorio. Sono persone che attraversano i sentieri, vedono cosa accade, segnalano ostacoli, alberi caduti, principi d’incendio, situazioni anomale.
Cacciarli dalla montagna senza sostituire quella presenza con una manutenzione pubblica continua significa lasciare il territorio a se stesso.
E allora bisogna dirlo senza girarci intorno: la politica della montagna degli ultimi anni ha mostrato tutti i suoi limiti.
Ha confuso la tutela con la chiusura. Ha moltiplicato i vincoli senza garantire una manutenzione adeguata. Ha pensato che un territorio potesse essere protetto semplicemente rendendolo meno accessibile. E oggi, davanti a sentieri scomparsi e piste impraticabili, presenta il conto.
Il bosco non si protegge con i divieti. Si protegge con il lavoro.
Con la manutenzione. Con la prevenzione. Con uomini presenti sul territorio. Con sentieri percorribili. Con piste forestali efficienti. Con fasce tagliafuoco. Con allevatori messi nelle condizioni di continuare a presidiare la montagna. Con una frequentazione regolata, certamente, ma non criminalizzata.
La prevenzione non può iniziare quando il cielo si riempie di Canadair. A quel punto si sta già rincorrendo il disastro.
Deve iniziare mesi prima. Anni prima.
E quando l’ultimo focolaio sul Morrone sarà spento, nessuno dovrà nascondersi dietro la fatalità dell’incendio per evitare una discussione sulle responsabilità politiche.
Perché una cosa ormai è evidente: una montagna vietata ma non curata non è una montagna protetta. È una montagna abbandonata.
E il fuoco, oggi, ha reso questo fallimento impossibile da nascondere.



Preg.mi Lattanzi, tutto ciò che ha detto corrisponde a verità, tuttavia non ha ricordato il passato storico con il Corpo Forestale dello Stato, ben prima che venisse istituito il Parco Nazionale della Majella. All’epoca tutto era come un giardino, tutto in ordine, dove nulla veniva lasciato al caso: dal piccolo muretto a secco crollato alle briglie, dai rimboschimenti fino ai boschi utilizzati a regola d’arte. Mi dispiace moltissimo che certe verità non vengano rimarcate. Cordiali saluti,
Dott. D’Alessandro del C.F.S.
Grazie Claudio per esserti fatto interprete nel miglior modo possibile della rabbia impotente che sconvolge gli animi di tutti quelli che amano la montagna, la frequentano con assiduita’ ed hanno sofferto nel 2017 il terribile incendio del monte Morrone.
condodo pienamente il tuo pensiero e quello del dott. D’Alessandro del Corpo Forestale dello Stato!
Il Corpo Forestale dello Stato soppresso per via di una politica scellerata. D’Alessandro C. Ex Uff. di P.G. e DOS
come al solito gli incapaci ai posti di comando. basta prendono lo stipendio e che nessuno rompa i c……i, avrei mandato loro a spegnere l’incendio, incapaci
Il Corpo Forestale dello Stato, con i suoi circa 190 anni di storia, è stato un’istituzione altamente specializzata nella prevenzione e nella repressione degli incendi boschivi, oltre che nella tutela della fauna e dell’ambiente.
Giustissimo quello che hai affermato. È giunta l’ora che una “classe politica incompetente ed arrogante” paghi, anche in denaro, le proprie disattese responsabilità ….
Tutto vero. Non dimentichiamo però il cambiamento climatico con l’aumento della temperatura, con i suoi eventi catastrofici forti violenti, con i suoi picchi di temperature con periodi di siccità prolungati, pioggie torrenziali e alluvioni. Non mi si venga a dire che questi fenomeni ci sono sempre stati. Certo non con tale frequenza e violenza. Cosa deve succedere ancora per prenderne coscienza e suonare e sveglia ai potenti di turno? Prima però a svegliarci dobbiamo essere noi. Se ognuno pulisse il proprio usci di casa, tutta la città sarebbe pulita.
… ” la politica dovrà risponderne “… ecco, cominciamo a chiederne il ” CONTO ” a chi ha distrutto e cancellato il Corpo Forestale, l’unica forza di polizia ambientale, con compiti tecnici in materia di salvaguardia ambientale…meno di ottomila uomini nelle 15 Regioni a statuto ordinario, bisognava portarne la dotazione ad almeno Ventimila unità… la politica di SINISTRA l’ha cancellato pugnalandolo alle spalle.
Le cose bisogna chiamarle per nome e cognome.
Caro fascista senza nome… Ti faccio notare che 1) Renzi NON È SINISTRA ed anzi ha fatto cadere i governi di sinistra, 2) i compiti della forestale sono stati rassegnati ad altre istituzioni statali, 3) ai primi focolai la regione a guida fascista non ha fatto una beneamata minkia 4) dicevano che l’incendio era spento e si sono fermati, 5) la gestione dei canadair, quei pochi che ci sono in Italia è affidata ai privati, 6) in questi anni di governi derstrorsi cosa si è fatto per la prevenzione? Zero…
Detto ciò : cacchio c’entra la sinistra?
Egregio De Santis, il fascismo è caduto nel lontano 1943 e Renzi, dopo essere passato dalle parti del Partito Democratico, e’ l’attuale Presidente Nazionale di Italia Viva una formazione politica che si colloca nell’area di centrosinistra.
Il Corpo Forestale dello Stato è stato abolito dallo stesso governo Renzi per il tramite della cosiddetta riforma Madia, esponente del PD prima ed in seguito transitata nello schieramento di Italia Viva.
Forse si è perso qualche passaggio!
Veramente ai tempi della riforma Renzi era segretario del PD e premier di un governo di centro sinistra e le evidenzio che un governo di sinistra ahimè non c’è mai stato.
La riforma non ha semplicemente riassegnato i compiti ma li ha frammentati e qui c’è una discussione seria da fare, il trasferimento ha migliorato o ha impoverito la specificità professionale nella lotta agli incendi boschivi? Un incendio boschivo non è semplicemente un incendio che avviene nel bosco ma richiede conoscenza del territorio, della vegetazione, dell’orografia, della propagazione del fuoco e delle dinamiche forestali. È legittimo oggi chiedersi se quella specificità sia stata conservata o meno.
La regione non ha mai detto che il fuoco era spento e che si erano fermati ma anche fosse sullo spento bisognerebbe sapere cosa si sia disposto realmente e quindi se “SPENTO”, “SPENTO E PRESIDIATO”, “IN BONIFICA”, ecc… perché senza dati certi si rischia di fare delle semplificazioni inutili e fuorvianti.
I Canadair della flotta antincendio dello Stato sono coordinati dal COAU – Centro Operativo Aereo Unificato del Dipartimento della Protezione Civile, la flotta statale comprende Canadair CL-415 ed elicotteri S-64, i Canadair sono di proprietà del Dipartimento dei Vigili del Fuoco, non è corretto dire che «la gestione dei Canadair è affidata ai privati». può esserci il ricorso a soggetti privati per determinati servizi, contratti o supporti operativi, ma il coordinamento della flotta AIB dello Stato non è affidato ai privati ma è del COAU e soprattutto la Regione non decide autonomamente dove mandare un Canadair nazionale, la richiesta parte dalla struttura regionale/SOUP e il COAU coordina l’impiego della flotta statale.
Questi sono fatti mentre sulle opinioni sulla qualità del lavoro della regione non mi esprimo perché oggi siamo in un momento di emotività e la valutazione richiederebbe conoscenza degli atti
Carissimo ex… devi applicarti di più, soprattutto LEGGI di più e togliti il velo sinistroso davanti agli occhi, e vedrai che scriveresti cose più sensate… Renzi è stato segretario del PD, ( a me piace ancora chiamarli compagni comunisti), dal dicembre 2013 al febbraio 2017 (anno in cui si è dimesso per poi vincere un nuovo congresso) e la seconda volta dal maggio 2017 al marzo 2018 presentando le dimissioni.
La SCHIFORMA, appellata Madia, che pugnalò il Corpo forestale fu fortemente voluta e VOTATA dai ” compagni ” allora saldamente al governo a guida Renzi.
Vatti a leggere i resoconti e gli interventi dei ” disonorevoli a favore” in sede di discussione parlamentare… ma la negazione è insita nelle sinapsi dei SINISTRI.
É famoso il loro
” negazionismo di Stato”.
Ma poi, d’altronde, i SINISTRI, hanno sempre chiesto lo svilimento e demansionamento del CFS con le reiterate richieste e proposte di regionalizzazioni.
Vedi, poi, c’é molta differenza tra quelli che operavano… e quelli a cui piaceva APPARIRE.
Io, modestamente, rientravo nel primo gruppo. A quelli che hanno combattuto le battaglie contro la Regionalizzazione del CFS prima, e il suo scioglimento poi. Fino alla fine, partecipando a incontri, dibattiti e manifestazioni… e i loro volti li ricordo tutti.
Infine, un consiglio, cambia Nickname… non ti si addice.
tanti la pensano così ma la politica è ignorante qui decido io
Nulla vieta all’attuale governo di ripristinare il glorioso CFS
bene,molto probabilmente ai responsabili guida/direzione mancano le specifiche competenze,conoscenze,preparazione,perizie,capacita’,abilita’,esperienze,meriti,distinzioni ovvio validi,utili agli scopi: protezione/tutela/prevenzione/difesa/previsione incendi boschivi/territorio le Disposizioni/Direttive Nazionale/Europee cosa impongono? Tutto nel rispetto della Legge 21 novembre 2000, n. 353 ? Altro :euronews.com/my-europe/2026/08/04/di-quali-strumenti-dispone-lue-per-combattere-gli-incendi-boschivi-sono-sufficienti/////consilium.europa.eu/it/press/press-releases/2026/06/29/wildfires-council-adopts-recommendation-to-strengthen-preparedness-and-enhance-prevention/////.rinnovabili.it/clima-e-ambiente/cambiamenti-climatici/prevenzione-incendi-europa/////rivistasherwood.it/t/politica-forestale/nuova-strategia-ue-gestione-integrata-incendi-boschivi-iwrm.html/////ambientenonsolo.com/incendi-boschivi-lue-rafforza-prevenzione-e-preparazione-il-rischio-non-riguarda-piu-solo-alcuni-paesi////
Qui iniziando dalla gestione territorio/parco ,lineetagliafuoco,vascheacqua,gestionevegetazione/disboscamento,sistemiprevenzioneantincendio,gestione volontari,applicazione direttive nazionali/eusopee,ecc,ecc, e’ un disastro organizzativo,chi gestisce/autorizza /firma contratti/appalti ? Chi decide per le erogazioni dei notevoli contributi pubblici,a chi,per quali ragioni? Chi e’ responsabile del: chi cosa come dove quando perché ? Per i Vigili del fuoco (grazie ) non ci sono i denari, manca di tutto di piu’ infrastrutture,tecnologie,strumenti,equipaggiamento,ecc,ecc ,per le associazioni degli amici e amici degli amici contributi pubblici a volonta’,tutto regolare/legittimo nel pieno rispetto delle Disposizioni? Ragionateci sopra,Legalita’ diffusa per uscire dalla palude,e basta,o no?