QUANDO DI BUCCIO DI RANALLO SI INTERESSANO CARLO DEL MATTEIS, FRANCESCO PAOLUCCI E FABRIZIO VILLACROCE LA STORIA AQUILANA SI ILLUMINA
di Federica Farda*
L’AQUILA – La cronaca cittadina, e non solo, di sette secoli fa in mostra multimediale e multi accessibile fino al 20 dicembre prossimo in via Accursio in quella che è denominata Casa di Buccio di Ranallo. Il progetto dell’associazione AquilaArtes con un filmato, curato dal filmmaker Francesco Paolucci, dallo storico Carlo De Matteis e da Fabrizio Villacroce nei panni di Buccio, riscopre in 17 minuti le radici della città attraverso i versi scritti da quello che si può ben definire essere stato il primo giornalista aquilano. Una cronaca che va dal 1350 al 1362, l’anno prima della sua morte per peste e che, come ha sottolineato il professor Carlo De Matteis in conferenza stampa, “racconta il meglio della città di quel periodo e non lesina le critiche al governo municipale. Grande enfasi, ad esempio, per la festa di San Massimo, allora in ottobre, l’unica ricorrenza, stando alla sua cronaca, che si celebrava in città. Della Perdonanza, infatti, si limita a narrare che Celestino V ”donò l’indulgenza”, mentre racconta del Giubileo di Roma per aver partecipato, in prima persona, a quello del 1350. Lo fa alla sua maniera soffermandosi sul rincaro dei prezzi che ha notato durante il suo viaggio romano. Un accenno anche alle crociate narrando di una partecipazione, infruttuosa, di crociati aquilani. Ma le pagine più importanti le scrive proprio per la festa di San Massimo ed è forse anche per questa sua cronaca che una delegazione di cittadini riesce a far spostare dal vescovo la festa da ottobre a maggio prima e giugno dopo. “Non partecipare alla festa – racconta De Matteis – significava incorrere in scomunica con conseguente perdita di funzioni e privilegi. Nelle sue cronache emergeva che i contadini, puntualmente, si lamentavano che in ottobre non potevano partecipare poiché era il periodo dell’aratura, della semina, della raccolta dello zafferano, il pilastro dell’economia del contado. Non sono neanche da sottovalutare le sue cronache sugli effetti dell’appena trascorsa peste del 1348 in cui ha denunciato che i medici si rifiutavano di andare a visitare i malati per non incorrere in contagi. È questo fatto, insieme al Giubileo di Roma e alla partecipazione di aquilani ad una Crociata, che allarga l’orizzonte di Buccio da un ambito locale ad uno universale. Si differenzia da Dante Alighieri, che lui comunque conosceva, per lo stile usato: versi in quartina in rima baciata, uno stile epico molto complesso usato per le chanson delle gesta francesi, lo stesso che il toscano usa in opere giovanili”.
L’installazione multimediale e immersiva “Le Voci di Buccio. Cronache di una città nel tempo”, prevede pannelli con qrcode per sintesi vocale, video in Lis, traduzioni in inglese e plastico tattile ed è stata resa possibile, come ha sottolineato Sofia Leocata presidente dell’associazione AquilaArtes, grazie al sostegno del Comune dell’Aquila, della Fondazione Carispaq, BCC Roma e Alberto Villani assicurazioni.
*Giornalista



