MORRONE ANCORA IN FIAMME: RIPARTITA ALL’ALBA LA BATTAGLIA
Morrone ancora in fiamme, ripartita all’alba la battaglia: due Canadair e 70 uomini sul fronte
Un terzo Canadair costretto a rientrare alla base per un’avaria. In arrivo il super apripista dell’Esercito. Scelli: «Anche un solo mezzo in meno complica la situazione»
SULMONA, 18 Agosto – Alle sei del mattino sul Morrone è ricominciata la battaglia contro le fiamme. Dopo una notte trascorsa a sorvegliare un fronte ancora vastissimo, uomini e mezzi sono tornati ad operare a pieno regime nel tentativo di contenere il terzo grande incendio che, nell’arco di dieci anni, sta devastando la montagna.
La pioggia caduta nella tarda serata di ieri non ha infatti prodotto gli effetti sperati. Troppo debole e di breve durata per incidere in maniera significativa sui focolai ancora attivi e sul sottobosco, dove le squadre a terra stanno concentrando una parte importante delle operazioni.
Dall’alba sono in azione due Canadair e un elicottero della flotta della Protezione civile regionale, mentre sul terreno lavorano circa settanta uomini, suddivisi in diverse squadre impegnate soprattutto nelle zone in cui è possibile intervenire direttamente sulla vegetazione e sui focolai.
A rafforzare il dispositivo è atteso nelle prossime ore il super apripista del Nono Reggimento Alpini dell’Esercito, lo stesso tipo di mezzo già impiegato durante il drammatico incendio del 2017. La sua potenza consentirà di aprire e rendere percorribili sentieri e tracciati nelle aree più impervie, permettendo alle squadre di raggiungere punti della montagna altrimenti difficilmente accessibili.
A pesare sulle operazioni è però l’assenza di un terzo Canadair, costretto a rientrare alla base a causa di un’avaria. Non ha quindi prodotto risultati, almeno per il momento, l’appello lanciato ieri dal presidente della Regione Abruzzo Marco Marsilio, che aveva chiesto ulteriore supporto al Genio Militare di Roma.
«Con la situazione in atto sulla nostra Regione anche un solo mezzo in meno complica la situazione», sottolinea il direttore dell’Agenzia regionale di Protezione civile Maurizio Scelli, che sta coordinando le operazioni e che è riuscito ad ottenere l’impiego del potente mezzo dell’Esercito.
La macchina antincendio resta dunque impegnata su più fronti, con l’obiettivo di sfruttare al massimo le ore della mattinata e l’azione combinata dei mezzi aerei e delle squadre a terra.
Gli occhi restano rivolti anche al cielo. La speranza è che nelle prossime ore la pioggia possa tornare sulla Valle Peligna e sul Morrone con maggiore intensità, offrendo finalmente un aiuto concreto agli uomini che da giorni combattono contro un incendio che continua a tenere sotto pressione l’intero territorio.



Mentre l’incendio dopo numerosi giorni ancora viene domato, vorrei parlare di un’altra cosa che brucia: il tempo perso.
Di articoli ne abbiamo letti.
Di video ne abbiamo visti.
Di promesse pure.
Quello che non abbiamo ancora è “un sistema che funzioni prima”.
La protezione civile non può essere solo cronaca !.
Deve essere soprattutto “prevenzione”.
Finché l’unico allarme sarà l’odore di bruciato, stiamo solo commentando un disastro, non evitando il prossimo.
Non ci serve un altro articolo che racconta le fiamme.
Ci serve un Sistema che le preveda.
Non ci serve un altro “…monitoriamo la situazione”.
Ci serve un allarme che la anticipi.
Non ci serve eroismo dell’ultimo minuto.
Ci servono mezzi, uomini e piani proporzionati al fatto che qui, ogni estate, brucia.
Al Comune di Sulmona è stato recentemente attribuita la denominazione di AFU, Autorità Funzionale Urbana, con assegnato ruolo e attribuiti vari livelli di responsabilità.
Come noto, in termini più generali, Sulmona rappresenta il Comune capoluogo del comprensorio peligno.
Sulla base di tali riconoscimenti, in materia di Protezione Civile è stato più volte valutato e ritenuto idoneo il conferimento di un mandato egualmente esteso in termini di “Polo Operativo Circoscrizionale” per scopi di prevenzione, tutela e pronto impiego relativamente ai fenomeni di maggiore rischiosità, peraltro già associati per legge al territorio: terremoti, incendi, valanghe.
In tempi per così dire di pace, in particolare a seguito del sisma di L’Aquila, a più riprese sono state avanzate proposte tecnico-organizzative agli Enti ed Organismi istituzionali in capo ai quali si amministrano leggi di settore e si definiscono e attualizzano le direttive del pronto intervento.
Come rappresentato in un post dei giorni scorsi, tempo addietro è stata proposta è argomentata in Comune e in Regione un’apposita scheda progettuale caratterizzata dalla cantierabilita’ di un aviosuperficie, da destinare – in termini multimodali quale infrastruttura logistica – a supporto delle operazioni di intervento in caso di varie tipologie di fenomeni naturali avversi.
Una precisazione:
la localizzazione per l’aviosuperficie, coincide con un ambito topografico non distante dall’attuale cantiere SNAM, e nei cui spazi studiati allo scopo avrebbe trovato soluzione anche la realizzazione del lungamente atteso Distaccamento VVF.
A dimostrazione di ciò, si riferisce che venne persino fatto un apposito sopralluogo a cura della Direzione Regionale VVF, ma del cui verbale di rilievo non fu mai partecipata (?) l’agenzia nazionale ne’ il titolato Dipartimento del Ministero dell’Interno….
Viene spontaneo pensare oggi che questa stessa articolata infrastruttura (non solo una pista) poteva essere oggetto di opportuna negoziazione con la Società che sta realizzando il metanodotto….
DOMANDA:
siamo ancora in tempo per riprendere in esame tale proposta analizzandone le precipue finalità ed i moderni requiti operativi alla luce di una ponderata analisi costi/benefici ?