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INCENDIO MORRONE: MARSILIO INDICA LA MANO DELL’UOMO MA LA PROCURA NON ESCLUDE ALTRE CAUSE

SULMONA, 18 agosto – Il Morrone brucia ancora, ma sulla causa dell’ultimo devastante incendio la certezza del dolo, almeno sul piano investigativo, non c’è. Mentre il presidente della Regione Marco Marsilio riconduce le fiamme alla mano dell’uomo, i primi sopralluoghi compiuti dai carabinieri forestali non avrebbero restituito elementi sufficienti per stabilire con certezza l’origine dolosa del rogo.

La Procura della Repubblica di Sulmona ha aperto un fascicolo contro ignoti e gli accertamenti sono ancora in corso. Gli investigatori stanno cercando di ricostruire il punto d’innesco e la dinamica di propagazione delle fiamme, ma allo stato attuale l’evidenza del dolo non sarebbe stata riscontrata.

Un quadro, almeno per il momento, differente da quello che si era delineato nel luglio del 2023, quando il Morrone era stato nuovamente devastato dal fuoco. Su quell’incendio, ribattezzato “Morrone bis”, l’inchiesta giudiziaria è ancora pendente e solo ora emergono alcuni particolari dell’attività investigativa condotta dalla Procura.

Incendio Morrone:l’ampio fronte delle fiamme

Quattro persone erano finite sul registro degli indagati con l’ipotesi di incendio doloso: un uomo residente nella zona pedemontana del Morrone e tre imprenditori di Taranta Peligna. La magistratura aveva concentrato l’attenzione sulle loro posizioni arrivando anche a disporre intercettazioni.

Tra le piste prese in considerazione dagli investigatori c’era quella di una possibile guerra di interessi legata all’ottenimento degli indennizzi e al mercato del tartufo. Un’ipotesi investigativa sulla quale sono stati svolti approfondimenti senza che, tuttavia, le indagini e le intercettazioni portassero all’adozione di provvedimenti cautelari. Il fascicolo resta ancora aperto.

Pesantissimo era stato il bilancio ambientale dell’incendio del 2023. Secondo il Parco Nazionale della Maiella, circa 500 ettari di bosco erano stati distrutti dalle fiamme. Il fronte aveva interessato anche la zona del rifugio di Colle delle Vacche: la struttura era stata raggiunta dal fuoco ma era riuscita a rimanere sostanzialmente intatta.

Tre anni dopo il Morrone si ritrova davanti a un film drammaticamente già visto, ma con uno scenario investigativo che, almeno in questa prima fase, resta tutto da definire. La mano dell’uomo indicata da Marsilio dovrà trovare riscontro negli accertamenti tecnici e nell’attività della magistratura, che al momento mantiene aperte le diverse ipotesi sull’origine delle fiamme.

Una piccola tregua è arrivata soltanto nella tarda serata, quando la pioggia ha raggiunto la montagna. Precipitazioni che hanno dato una lieve mano alle operazioni, senza però risolvere l’emergenza. Sul Morrone resta quindi alta l’attenzione: mentre uomini e mezzi continuano a combattere contro il fuoco, la Procura prova a capire, ancora una volta, come tutto sia cominciato.

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