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FUOCO OVUNQUE. MEZZI E UOMINI POCHI E L’ESEMPIO DEI CITTADINI DI ROIO CHE DOVREBBE DIVENTARE ORGANICO AL SISTEMA DI PROTEZIONE CIVILE

di Giosafat Capulli

L’AQUILA – La foto che vedete ĆØ di questa notte e riguarda il monte Morrone: la montagna sacra di Celestino V. Sacra ai Peligni, come agli Aquilani. Brucia da giorni e l’incendio ĆØ marcatamente doloso.

Come doloso ĆØ stato l’incendio che ha coinvolto Lucoli (partito da Prato Lonaro) e che si ĆØ esteso a Roio e Bagno. Migliaia di ettari di montagna carbonizzati. Le falle negli interventi di spegnimento sono state tante, e portano a dover ripensare radicalmente il sistema di Protezione Civile regionale.

Si sta operando con pochi mezzi e pochi uomini. Con l’aggravante dei mezzi aerei del Dipartimento nazionale, i famosi Canadair, continuamente in riparazione soprattutto di giorno. Sono anni che la Giunta regionale non investe sulla protezione civile.

Forse perchĆ© ĆØ un campo che non dĆ  immagine immediata e non vi sono nastri da tagliare o prime pietre da inaugurare. Ma il tema esplode clamorosamente quando il fuoco aggredisce montagne e boschi dell’Aquila, della Marsisca, della Valle Peligna e dell’intero Abruzzo. Da volontario di Protezione Civile affermo senza alcun timore di essere smentito, che il grave fardello dello spegnimento delle decine di roghi che si sono sviluppati, ĆØ ricaduto sulle spalle dei soli Vigili del Fuoco e delle Associazioni di volontariato Aib.

NonchĆ© sugli addetti della sala operativa regionale dell’Agenzia di Protezione Civile, ridotta al lumicino. Chi pensa che siano migliaia i volontari abilitati allo spegnimento degli incendi boschivi, in acronimo AIB, sbaglia di grosso. Si tratta in tutta la regione di poco più di 200 persone che, essendo volontari, operano nei ritagli di tempo concessi loro dal lavoro e dagli impegni familiari quotidiani.

Da Roio – su iniziativa del docente universitario Enrico Perilli, che ha coinvolto politici regionali (Pierpaolo Pietrucci) e del Comune dell’Aquila (Simona Giannangeli, Lorenzo Rotellini e Stefano Palumbo. Se ne ho dimenticato qualcuno me ne scuso) – un esempio illuminante. Con piccone e pala costoro hanno operato sul fronte del fuoco per le operazioni di bonifica. Intorno a loro si sono riunite oltre 300 persone del posto che hanno contribuito a fermare l’incendio.

Un esempio di grande sensibilitĆ  ambientale e civica dal basso che ha contribuito a rendere chiarissima la carenza di uomini e mezzi del sistema regionale di Protezione Civile. E’ il caso di evidenziare che non tutti i politici aquilani nell’emergenza sono andati al mare. L’esempio di Roio dovrebbe far riflettere ed entrare nel DNA culturale dell’intera classe politica comunale e regionale.

Idea da sviluppare e rendere organica, quella lanciata e messa sul campo dal professor Enrico Perilli e dai cittadini di Roio. Come dovrebbe rappresentare una prioritĆ  del governo regionale e dell’intera assise di Palazzo dell’Emiciclo rafforzare con uomini e mezzi il sistema di Protezione Civile, colpevolmente depotenziato negli ultimi anni e privato di risorse.

Un capitolo a parte merita l’opera dei Vigili del Fuoco. Massacrati da una mole di lavoro impressionante.

Anche per la loro capacitĆ  operativa servirebbe un serio intervento di potenziamento sia in uomini che in mezzi. Chi ĆØ sul campo degli incendi si rende conto di come stiano veramente le cose.

Un invito a scendere in campo con mani e piedi va rivolto a tutti coloro che a tavolino, di fronte ad uno schermo, danno consigli, giudizi sommari e si lanciano sistematicamente in una serie di insulti (anche personali), inqualificabili per persone che si ritengono intelligenti. Per i cosiddetti leoni da tastiera, vale un detto aquilano antico: “Non ĆØ fatica lo chiacchierĆ ”.

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