HomeIl diario di SolimoIn Evidenza

DOPPIO LAVORO VIETATO AL CLERO

16 agosto 1629

DOPPIO LAVORO VIETATO AL CLERO

Fabio Valerio Maiorano

Alla fine del Cinquecento, come risulta dalle visite pastorali del vescovo Cesare del Pezzo (1594-1603), erano attive ben 15 parrocchie, un numero eccessivo in ragione sia dei 4.500 abitanti di Sulmona, sia delle scarse rendite – meno di 20 ducati – che obbligavano la metĆ  e più dei parroci ad esercitare il servizio pastorale anche nella chiesa (non parroc-chiale) dell’Annunziata, oppure a volgere altri mestieri, quali il commercio o la coltivazione dei campi. Le parrocchie “povere” erano S. Agata, S.

Andrea della Postergola, S. Andrea de fora, S. Angelo, S.

Biagio, S. Maria de fora, S.

Maria Nova, S. Silvestro, S.

Tommaso; le altre sei – S. Bartolomeo, S. Giovanni, S. Leonardo, S. Maria di Pietraldoni, S. Maria della

Tomba, S. Pietro – potevano invece contare su buone entrate.

Questo fu uno dei temi che destò preoccupazioni nel vescovo Francesco Cavalieri che dettò gli opportuni rimedi nel Sinodo diocesano indetto nel 1629 e comunicato al Parlamento cittadino nella seduta del 16 agosto: tutti i sacerdoti furono richiamati a comportamenti più consoni al magistero e al ruolo che imponeva l’abito talare e, in pratica, fu loro proibito di lavorare nei macelli, nelle taverne e nelle rivendite di lana, ma anche di frequentare le fiere, di prendere parte a qualsiasi titolo a spettacoli pubblici, di portare armi, di convivere con donne di dubbia moralitĆ , di praticare l’usura, di avere i capelli lunghi, di abbandonarsi a gesti e parole oscene, di vestire in modo eccentrico o sciatto, di uscire di notte se non per motivi connessi con la cura delle anime. Quanto alle par-rocchie, ne fu ridimensionato ulteriormente il numero che nel 1630 scese a dodici, dopo l’abolizione delle parrocchie di S. Maria de fora, S. Andrea della Postergola e S. Andrea de fora.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarĆ  pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *