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OTTO VILLE SOTTO INCHIESTA: SEI INDAGATI PER ABUSI EDILIZI

SULMONA, 17 agosto – Da due particelle originarie a tredici lotti, con otto ville appena ultimate che ora finiscono al centro di un’inchiesta giudiziaria. È quanto emerso dagli accertamenti condotti dalla Polizia provinciale nell’area di via Pola, compresa tra la strada statale 17 e via dei Frentani, dove la Procura della Repubblica di Sulmona ipotizza una serie di irregolarità urbanistiche legate alla realizzazione del nuovo complesso residenziale.

Edoardo Mariotti, sostituto procuratore

Il sostituto procuratore Edoardo Mariotti ha iscritto sei persone nel registro degli indagati. Si tratta di soggetti coinvolti, a vario titolo, nella progettazione, nella direzione dei lavori e nella realizzazione degli immobili. Le contestazioni sono al momento formulate nell’ambito delle indagini preliminari e dovranno essere verificate nel prosieguo dell’inchiesta.

Al centro degli accertamenti c’è la presunta incompatibilità dei titoli edilizi rilasciati tra il 2018 e il 2022 con la disciplina urbanistica vigente nella zona. Secondo gli atti dell’inchiesta, infatti, l’area sarebbe interessata da un vincolo conformativo di inedificabilità e classificata come zona di rispetto ambientale.

La realizzazione degli immobili sarebbe stata autorizzata attraverso diversi permessi di costruire e, successivamente, mediante una Segnalazione certificata di inizio attività (Scia) alternativa al permesso di costruire.

Uno dei nodi dell’indagine riguarda la distanza degli edifici dalla viabilità pubblica. Secondo l’impostazione accusatoria, le ville sarebbero state realizzate oltre la fascia dei cento metri presa a riferimento dalla disciplina applicabile, fatta eccezione per alcuni fabbricati rispetto a via dei Frentani. Via Pola, inoltre, risulterebbe essere la strada individuata per l’allaccio alle opere di urbanizzazione primaria.

Sotto la lente degli investigatori è finito anche il frazionamento dell’area, passata dalle due particelle iniziali a tredici distinti lotti. Un’operazione che, secondo la Procura, sarebbe stata effettuata durante la fase istruttoria relativa al primo permesso di costruire.

Altro punto ritenuto rilevante dagli inquirenti riguarda la natura stessa degli interventi. Nei titoli edilizi le opere sarebbero state qualificate come ristrutturazioni, mentre secondo l’ipotesi investigativa avrebbero avuto caratteristiche riconducibili a vere e proprie nuove costruzioni.

Viene inoltre messa in discussione l’effettiva conservazione di tracce dei fabbricati preesistenti. Gli accertamenti riguardano anche la demolizione di manufatti presenti in altre porzioni dell’area e la successiva edificazione degli immobili, che presenterebbero differenze nell’area di sedime e nella sagoma rispetto alle costruzioni originarie.

Un capitolo specifico dell’inchiesta riguarda poi l’incremento volumetrico del 35 per cento, ottenuto attraverso premialità calcolate sui volumi demoliti o destinati alla demolizione. Secondo l’impostazione accusatoria, l’applicazione di questo meccanismo avrebbe consentito di realizzare nuovi volumi edilizi in un’area sulla quale graverebbero vincoli di inedificabilità.

L’inchiesta, quindi, non riguarda soltanto la conformità materiale delle otto ville, ma investe più complessivamente la qualificazione urbanistica degli interventi, la legittimità dei titoli edilizi e le procedure attraverso le quali è stata autorizzata l’edificazione.

I sei indagati respingono le contestazioni e confidano di poter chiarire la correttezza del proprio operato nel corso delle indagini preliminari. Gli accertamenti della Procura proseguiranno ora per ricostruire l’intero iter amministrativo e stabilire se le opere siano state effettivamente realizzate in violazione della normativa urbanistica.

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