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METTI UNA SERA A MUNTAGNINJAZZ

Ma cosa è la musica? La musica è un’arte come la letteratura, la poesia. E’ l’assoluto vissuto tramite un’immensa emozione che  si dissolve  piano piano. Senonché all’approssimarsi  della fatale pugna iniziò come da qualche decennio la congiunzione degli astri di Muntagninjazz nel cortile di Palazzo San Francesco, Fabrizio Bosso Quartet. Si era in piena atmosfera e la serata calda con un pubblico numeroso, attento e accogliente faceva da splendida cornice. Ciak, 3,2,1 si girava. Il talentuoso Bosso con una invenzione acrobatica e scintillante come il lampo di una scimitarra iniziò a far parlare la sua tromba mentre tacevano annichilite ed esitabonde le voci tra gli applausi di un pubblico emozionato. Novanta minuti di musica filtrante, equilibrata, emozionante nella quale desideri e speranze si alternavano con ritmi vertiginosi da una parte all’altra del suo Quartet  con idee lucide, cuore saldo, piede e mani sicure, con una tromba possente, inimitabile che faceva da contro altare ostacolato solo dallo scorrere inesorabile del tempo. Il quartet continuò ad illuminare la scena per un incredibile numero di canzoni con insaziabile semplicità e potenza  mietendo i più fulgidi allori nella fantasia di tanti appassionati. I pezzi nuovi, limpidi, i suoni e il silenzio degli orizzonti regalavano una dimensione rievocativa, profondamente estiva facendo venire voglia  di scoprire gli splendidi scorci musicali. Bosso e il suo Quartet erano protagonisti silenziosi capaci di riaccendere sogni, amori, malinconie, passioni in un viaggio tra luce e oscurità, ricerca e disincanto scavando dentro le contraddizioni umane senza perdere quel ritmo e quella poesia di suoni sempre presenti. Il cortile affacciato sulle montagne e la luce delle stelle abbaglianti erano il segnale di una  musica  intensa, velocissima, luogo della giovinezza irraggiungibile e della libertà assoluta che conservavano un’atmosfera sospesa tra raffinatezza e musica incontaminata. Quanto ad essa materializzazione dell’intelligenza che è nel suono troverà sempre nella sua sorprendente bellezza una ragione per sopravvivere nel cuore del pubblico che si avviava gaudente ed emozionato all’uscita.
Cesidio Colantonio
Le foto sono di Fabrizio Giammarco 

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