L’ELMO DI SCIPIO
15 agosto 1643
L’ELMO DI SCIPIO
di Fabio Valerio Maiorano
Per secoli, pur con alterne fortune, la Giostra Cavalleresca è stata vanto e gloria di tutta la popolazione di Sulmona. Raccontano le cronache e lo confermano i Capitoli descritti dal nobile Cornelio Sardi nel 1587, che si teneva nel campo di piazza Maggiore due volte lan-no, nel giorno dell’Annunciazione (il 25 aprile) e in quello dell’Assunzione (il 15 agosto) e che al vincitore andava in premio un palio, un pezzo di stoffa pregiata. Tuttavia, le scarse risorse economiche delle quali disponeva l’Università, unite al progressivo disinteresse dei cavalieri, nel tempo condannarono il torneo equestre ad un lento e inesorabile declino; finché, intorno alla metà del Seicento, i giochi ludici non furono soppressi. L’ultima sfida tra i giovani rampolli dell’aristocrazia locale si tenne nel 1643, verosimilmente a metà ago-sto, e a vincerla fu il nobile Scipione Tabassi che giostrò con Giambattista, Camillo e Giovanni Andrea Mazzara, Giangiacomo, Francescantonio e Muzio Sardi, Alfonso Sanità e il cavaliere Napoletano Scipione Aldana, parente dei Sardi. A Scipione Tabassi fu consegnata una medaglia d’oro, non il tradizionale palio. Da quel momento, della Giostra di Sulmona non si ebbe più notizia. L’armatura, la sella e le altre attrezzature del mantenitore – il cavaliere che combatteva contro tutti i concorrenti, stando fermo oltre la lizza
– finirono in pensione, rinchiuse nel Palazzo di Città, finché non furono vendute ad un nobile del posto, pare verso la metà del Settecento; durante la seconda guerra mondiale, ogni cimelio è andato purtroppo disperso ma di recente al Metropolitan Museum of Art di New York è stato rinvenuto un elmo di giostra con lo stemma dei Tabassi inciso sul “coppo”, la parte superiore, e sulla baviera, la parte che proteggeva collo e bocca.
L’armet, così è definito questo tipo di elmo anatomico, è databile al decennio 1460-70 ed è punzonato con la sıgla IA, tipica degli armaioli bresciani; i marchi della baviera, invece, sono di poco ante-riori, verosimilmente del 1450, a conferma che le due parti sono state assemblate ad arte.
Quanto agli stemmi, occhi esperti li hanno riferiti alla prima metà del Seicento e dunque si può concludere che i Tabassi hanno conservato quell’elmo come un cimelio di famiglia e che gli stemmi del casato li ha fatti incidere, con molta probabilità proprio Scipione Ta-bassi jr, il vincitore dell’ultima edizione della Giostra cavalleresca, nato nel 1599 e vissuto
fino al 1663.


