STEFANIA PEZZOPANE SUL PATRIARCATO MEDITERRANEO DI VANNACCI E IL FEMMINICIDIO
L’AQUILA – CāĆØ qualcosa di profondamente inquietante nelle parole di Vannacci leader di Futuro nazionale sul Ā«patriarcato mediterraneoĀ» e sul femminicidio. Non perchĆ© siano semplicemente provocatorie, ma perchĆ© dietro la provocazione cāĆØ unāidea precisa dei rapporti tra uomini e donne e di societĆ : lāidea che lāuomo debba essere forte, dominante, autoritario e che la donna debba trovare protezione dentro questa gerarchia. E allora diciamolo senza girarci intorno: ĆØ un evidente approccio da talebano quello di chi pretende di restituire alla donna un posto subordinato e al maschio il ruolo di padrone dellāordine sociale.
Il paradosso è quasi grottesco. Si parla di «difendere le donne» e contemporaneamente si celebra e promuove il patriarcato. Si dice di voler proteggere la famiglia e si ripropone un modello nel quale la libertà femminile appare come una minaccia alla virilità .
Il femminismo non ha mai sostenuto che la vita di una donna valga più di quella di un uomo, ma nemmeno di meno. Il femminismo sostiene qualcosa di molto più scomodo: che per capire e combattere la violenza bisogna capire anche il rapporto di potere dentro il quale quella violenza nasce. Il patriarcato non ĆØ soltanto lāimmagine dellāuomo che comanda in casa.
Ć una cultura nella quale la forza viene associata alla mascolinitĆ , la docilitĆ e subalternitĆ alla femminilitĆ , il controllo allāamore, la gelosia al possesso, lāautoritĆ maschile alla normalitĆ . Ć proprio contro questa cultura che il femminismo continua a combattere.
Per questo il riferimento al «patriarcato mediterraneo» dovrebbe provocare non rassegnazione, ma un sussulto. Un sussulto rumoroso.
PerchĆ© non possiamo accettare che nel 2026 qualcuno ci venda come tutela delle donne ciò che ĆØ, nella sostanza, la loro subordinazione. Non possiamo accettare che la libertĆ femminile venga trattata come un eccesso, che lāautonomia venga scambiata per decadenza, che la virilitĆ venga definita attraverso il comando e la donna attraverso lāobbedienza. E sƬ, il paragone con i patriarchi e talebani delle peggiori misoginie mondiali, può apparire come una provocazione politica, ma non lo ĆØ, il punto ĆØ la logica: quella per cui qualcuno pretende di stabilire dallāalto quale debba essere il posto della donna nella societĆ e quali limiti debba avere la sua libertĆ .
Il patriarcato non diventa più accettabile perché viene chiamato «mediterraneo». Come la dieta. Un patriarcato con il sole, i tarallucci ed il vino, gli spaghetti, la famiglia chiusa, la tradizione e il machismo rimane sempre un odioso patriarcato.
E allora ricordiamolo: le donne non hanno bisogno di maschi forti che decidano per loro. Hanno bisogno di essere libere.
Libere di vivere, di lavorare, di amare, di lasciare un uomo senza essere ammazzate, di sposarsi e di non sposarsi, di non avere figli, di avere figli, di essere forti, fragili, autorevoli, ambiziose, indipendenti. Libere, soprattutto, di non dover chiedere il permesso a nessuno per essere ciò che vogliono.
Questa ĆØ la vera alternativa al patriarcato: non un altro modello di dominio, ma la libertĆ , i diritti, le pari opportunitĆ di fatto. E davanti a chi vuole farci tornare indietro, serve davvero un sussulto.
Rumoroso. Femminista. Collettivo. ā




… e poi alla fine della fiera arriverĆ il ” patriarcato islamico “, mille volte più pericoloso delle sparate di un ex generale… e la cosa bella ĆØ che, come i Troiani con il famoso cavallo, le ” porte ” per farlo entrare gliele state spalancando VOI al grido di: accogliere, accogliere, accogliere.