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EVARISTE, BADOGLIE, LU BBARR I… ( ‘Na sturielle  sotte la neve)

di Ennio Bellucci

Eve lu maise de innare, fere’ lu vionte,
i da pe’ ll’arie calivene ciorte sparracce
bianche. Eve la neve!
lojje, Luciane, Biasce i…
scemme le stesse i iemme alla piazze,gie’
tutta bianche i recuperte de neve, ‘ndo
ci steve lu bbarr de Doverr.
‘Ntremme pe’ scallarese nu poche, i truemme
‘nnarrelle de persaune a iuca’ a cherte, a bijjarde
i a bevere lu cafe’ .
A ‘nu taveloine apppartate stivene a vetalie’, chiacchiara’, Evariste lu felosefe i Attilie Badoglie
lu compare mojje, c’ave’ nate che ‘nu defiotte
fisiche, ne puteve tante camene’, ma teneve i capille noire biolle i feute,i eve lu rre de le storie
impossibile i fantasteche.
Laure a parla’ ,  neuu a scuta’ , ietre a iuca’ i de colpe se faciose notte!
Fore, intante, s’ave’ acchencote ‘na fraiche de
neve, i Badoglie ne’ se ne puteve  riojje alla casa sajje.Le machene, pe’ chi i poche che le tenivene,
ne’ putivene gere’ …pe’ la troppa neve.I mo come
se fa’ …Evariste se faciose ‘nnenze i reciose:” Bado’ mbe’, mo te reporte iojje.Senno’ come fe’!”
Se lu carecose sopre le spalle i ioppeca, ioppeca
s’appelliorene verse la case de Attilie Badoglie.
A ‘ nu ciorte punte, Evariste se sentose scula’ arrete la scoine come a ‘nu rivele d’acqua calle.
:”Bado’ che sci fatte? Allucco’.”
Attilie, cebbate i murtefechete, respunnose.
:” Evari’ , dovevo fare la pipi’.Era da un pezzo che trattenevo.Non sono piu’ riuscito a tenerla,e….me la sono fatta addosso.”
Evariste, ‘ncazzate come a ‘na bbelve, allucco’.
:” Perle peure italiane,’ndo te sci ‘mbarate?
Brutte ” mostriciattele”, me sci pescete ‘ncuolle.”
L’avvezo’ che tutte la forze, i lu sbalanzose dentre ‘nu mucchie de neve che intante s’ave’ acchencote. Neuu scappemme a mette pace,
a calma’ Evariste, che n’eve peccerille pe’ nionte,
i,soprattutte, a scaveza’ i a salva’ lu cumpare Attilie,che s’ave’ sprefunnate dentre che lu mucchie de neve.
I tra gl’allucche de quoile i de cheluetre, le parulacce che se recivene, le resate nostre
quasce a sganascerese, i facemme rappacefeche’, i ra’ peure la mene.I chiene chiene reputermme,
come a ‘na criaturelle, Badoglie alla casa  sajje:
‘ nfredduloite, ‘ mbusse culante i comunque
salve i cuntionte.La morale fu i è.
” Pe’ n’atra vote fatte i fette tojje, i bbaste!”

I aiogne iojje….” Tutte è  bbeune caile che fenisce bbeune.” Me l’ha m’barate ze’ Menecucce!

 

Questa è una foto del Bar “Gran Sasso” (Dover), in piazza, dove sono praticamente cresciuto.

I soggetti da te evocati e ricordati, Ennio, li vedevo tutti i giorni e con loro vivevo la mia infanzia. Era il bar dei signori, frequentato da gente di una certa età, come Azeglio Vivarelli, Vincenzo Di Cioccio, il barbiere Diamantino Sforza, Valentino De Panphilis, Sestino Petrella, Silvio Fomichetti, il sarto Pappitto, Silvio Savino e il fratello dell’Unzipò. L’avvocato D’Amico si sedeva vicino a chi giocava a carte e aveva diritto a una consumazione, chiunque vincesse.

Poi c’erano Antonio e Gaetano Palombizio ed Ezio Rosciuolo. All’inizio il bar era costituito solo dalla stanza davanti; poi aprimmo la sala posteriore, con due biliardi. Ricordo i fratelli Umberto Bellone e Sergio Techila, bravissimi a giocare.

C’erano poi i giovani emergenti, come Domenico Ciaglia, Nestore Di Pillo, Delio Guido, Giovanni Margiotta, Salvatore Pavlelle, Ilario Pizzoferrato ecc. Badoglio, Bino il pescivendolo ed Evaristo praticamente vivevano al bar.

Di Evaristo ricordo che cantava spesso “Che sci ’ccise, Catarì”, accompagnandosi e schioccando violentemente le dita sul tavolo, a mo’ di batteria…

Pino Scalera

 

9 commenti riguardo “EVARISTE, BADOGLIE, LU BBARR I… ( ‘Na sturielle  sotte la neve)

  • Tutti i film, i racconti, le storie,le poesie che hanno la neve come protagonista o come contorno, non so perche’,mi affascinano. L’altro proverbio può essere chi fa bene, riceve “male”.Ma in questo caso ” il male” non è da intendere in senso negativo.Diciamo che è ” incontinenza” dovuta allo sbalzo di temperatura tra il bar e l’esterno. Attilie Badoglie va assolto perche’ il ” fatto non sussiste” .E poi, è “lu cumpare”de Eniucce. Sempre saggio Ze’ Menecucce , che mette tutti d’accordo.

    Gaetano Villani

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  • ….un luogo della memoria e ” dell’anima” frequentato e pieno di personaggi che hanno segnato e la vita e fatto la storia di Pratola….”Lu bbar de Dover” alla piazza. Ennio fonte inesauribile di ricordi e affetti che toccato,arrivano al cuore e suscitano commozione. Bravo sensibile amico …..ti ringrazio, per queste emozioni e per le immagini che riesci ad evocare,e ti saluto con stima ….Buona festa dell’Assunta a Te e a tutti gli amici di ReteAbruzzo…

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  • In questa poesia l’autore dipinge una scena irresistibile: neve, chiacchiere, carte e quei piccoli “incidenti di percorso” tra amici che trasformano anche un semplice rientro a casa in una comica avventura da raccontare. Con la sua ironia naturale, nota distintiva dell’autore, lo scritto ci ricorda che la vita di paese è fatta di un’umanità genuina, capace di scaldare anche sotto una coltre di neve

    Risposta
  • Daniele Ciarfella

    Un bel racconto in dialetto pratolano,dove il nostro Ennio mette in evidenza come un accadimento veritiero,increscioso e particolare alla fine si risolve con una bella stretta di mano ed un “ulemmese bene”,ma che bel perdono,proprio da buoni cristiani.
    Bravissimo Ennio.

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  • Marco Cianfaglione

    non ci crederai ma in quel Bar insieme a mio Papà ( Ezio rosciuol)
    si può dire che ci sono cresciuto…. indimenticabili i personaggi narrati….. Grazie per avermi fatto rivivere quei momenti.

    Risposta
  • Sono immagini della memoria ma se non ce la memoria le immagini svaniscono il tempo corre, invece tu con tanta solerzia fai rivivere alcuni aspetti di relazione sociale che in questi ultimi anni e tutto sparito,si dialogava in piazza , si usciva dal bar di DOVER( perché questo nome esotico a pratola?) c’era la percezione che il discorso durava ore perché si univa il pensiero alla logica delle cose , a volte qualcuno alzava la voce ,ci stava bene anche questo, poi l’esempio di MARGIUTTIL che messo un fiasco dietro la porta avversaria —linea ,linea e faceva il sospiarsto gol, ma la sera quanto lo incontravo in piazza della Madonna della libera non si reggeva appoggiato al muro del bar. Santilli il gelataio (ottimo il gelato )mi chiamava :Paree.
    Joi. N riesc. A attraversa stu lag. Ma. Accumpegn. A lu spicul. De la cchiojsc. , ricordo con vero piacere quanto mia madre lo veniva a sapere. I rimproveri si sprecavano perché accompagnavo co gli ubriachi ,l’elenco dei personaggi è stato allungato dall’amico Pino Scalera ,bellissimi ricordi teniamoceli stretti .Poi la neve spettacolo bellissimo. Quei fiocchi che scendevano dando pace e uno strano silenzio che è non si sentiva parlare perché tutto era ovattato , si vedeva ancora uomini anziani con i cappelli neri e imbacuccati dal TABARRO con scarponi con i chiodi ,si sentiva il rumore dei passi sul selciato ,argomento che ti attira nei ricordi. Posso dire che un pittore NAÏF. Ne poteva fare un’opera d’arte .benissimo quello che fai , che in questo ns amato paese non conosciamo il ns passato e c’è una indifferenza per cercare di capirlo , scusami ma a me a questo paese manca qualcosa di consolidato negli usi e nei costumi peccato ,peccato ciao bene così!!!!!
    Vin

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  • Mimì D'AURORA

    I ricordi di Ennio pescati nell’inesauribile armadio della sua memoria, trasposti in poesia dialettale, stanno costruendo via via un poema epico che ha come protagonista Pratola di una volta e i personaggi di cui racconta diventano gli eroi di una storia collettiva che ci consegna un pezzo di saggezza in ogni capitolo. Comincia a crescere l’ansia di cosa ci racconterà ne prossimo capitolo. Complimenti Ennio.

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  • Ennio riesce a descrivere in maniera perfetta,direi quasi reale, “momenti” della sua vita!Ancora una volta,chapeau!

    Risposta
  • Gianclemente Berardini

    Il racconto di Ennio, anche quando è cosi pieno di particolari e di vivido, personalissimo ed intimo a chi lo ha vissuto.. ricostruisce in ogni lettore, anche lontano ed ignavo, quel paese che imbiancato cancella i confini e trasforma la strada in un ricordo ovattato ma chiaro agli occhi e cuori di tutti.
    Al centro, la luce calda di un luogo, anche di un bar, ma un luogo dell’anima, aperto al mondo che diventa un rifugio antico, il battito di un cuore che resiste al freddo della montagna, alle ruggini del tempo….I Volti e i Personaggi, di quel racconto, fotografia di un reale scorcio di vita, sono occhi e mani per sfogliare l’album di una memoria che diventa comune, dove ogni volto è una pagina viva e familiare: cosi si misura il tempo per ognuno diverso ma per ognuno lo stesso…
    Ennio riesce cosi ad aprirci ad un sorriso, complice, che accoglie chiunque cerchi un goccio di calore.
    La sua penna non racconta una storia lontana, ma scivola sottopelle e riaccende i nostri stessi inverni, i nostri stessi vissuti… regalandoci la certezza silenziosa che quei vissuti, quei dialetti e quel calore, appartengono alla nostra stessa vita.
    Bravo Ennio…

    Risposta

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