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BIBLIOTECA CHIUSA E TORPORE CIVICO

di Massimo Di Paolo

“L’unico mio peccato è nella mia pelle”, cantava Louis Armstrong in Black and Blue, in uno di quei locali di Chicago solo per negroes.

L’unico peccato di una biblioteca che non apre per motivi ingiustificabili è che molti non sanno che farsene. È diventato un bene superfluo. Non riescono a rappresentarsene il valore, la bellezza, la simbologia che trasuda da ogni pietra, da ogni pagina, da ogni ansa antica che l’ha fatta vivere nei decenni. Il peccato della superficialità non ne fa cogliere l’urgenza: i simboli che contiene, il valore di servizio pubblico, e il valore per un Centro storico che sta deteriorandosi dietro l’incuria che tocca ormai i palazzi storici, le pregiate Chiese, gli anfratti, i vicoli, le gradinate dei monumenti. Una Biblioteca che non ri-apre, in una piccola cittadina affamata di rinascita e cambiamento, dopo anni di rimandi e pavidità, assume un valore politico che viene inevitabilmente ceduto alla cronaca locale. Ma resta sempre un fatto di pelle. Si dice che la politica di destra non abbia da sempre confidenza con la Cultura, non ne riconosce l’utilità, il valore intrinseco. La storia lo testimonia, e resta la stessa da anni, sempre pronta ad esorcizzarla comprimendola, cancellandola, spesso alterandone fatti, simboli e significati. Tentativi di bonifiche, etentativi pacchiani di occupazione. Una cosa indigesta insomma, meglio le piazze d’armi, i podi e le sagre popolari. Fanno numero. Locale o nazionale, Ministro che va Ministro che viene, ma l’unico peccato resta una questione di pelle. A Sulmona, in Commissione congiunta, su proposta dei membri della maggioranza e con il loro voto dato per appello nominativo, si bocciano clamorosamente gli indirizzi economici e la predisposizione che la Giunta ha licenziato per avviare la riapertura della Biblioteca comunale di Sulmona chiusa da anni. Cosa dire; viene da parafrasare il Principe de Curtis: sovranisti si nasce, e…, modestamente lo nacquero. Non è un semplice fatto politico avvenuto per una banale superficialità o controllo, come la si vuole cantare. Un fatto opportuno, dicono, per riordinare semplici conticini da ragioniere. Di fatto, porte chiuse che nascondono realtà che vanno oltre ogni immaginazione soprattutto per il semplice cittadino, poco avvezzo alle regole del gioco politico e alle logiche del potere.

L’accaduto è di una gravità tale da far pensare che la città sia ormai stata “occupata”. Certo, c’è chi vede prima degli altri e chi, invece, preferisce non capire. Ma l’evento è da ‘maglia nera’ e ha sconvolto un po’ tutti in città.

Non si tratta solo di pensare ai Giovani che non hanno luoghi di studio, di incontro, di ricerca, anche, ma si tratta di un forte e violento segnale politico che è stato dato. Una prova muscolare per una prossima alleanza tra Gruppi consiliari che hanno avviato le manovre di avvicinamento e di esercitazione? Basta fare i conti, sottraendo quella moralità pubblica che dovrebbe essere fondamentale per governare. Un commissariamento di partito con un atto di forza caduto dall’alto; teste di Assessori poggiate sul ceppo con la cesta oliata e pronta a raccoglierle; uno stop contro un rappresentante, e non l’ultimo, del primo partito cittadino; una lesa maestà, l’agire poco condiviso dell’Assessora alla Cultura per le attività di intrattenimento e culturali estive. Catinelle di riordino e riposizionamento, in sostanza. Prove di nuova maggioranza in corso, verrebbe da dire ai più smaliziati. I numeri non ci piacciono spesso, ma ci dicono molte cose e i numeri sommati tra Forza Italia, Noi Moderati e Sulmona al Centro non danno resto, e resta difficile credere ai comunicati di riabilitazione e di chiarificazione arrivati quando la frittata era già stata fatta. Il fatto, per i contenuti, per l’obiettivo da raggiungere, per l’ampia popolazione che coinvolgeva, non doveva succedere: altri potevano essere i modi di verifica e i tempi. Anche l’Opposizione ha votato contro? Certo, ha fatto il mestiere che gli spetta. Un’utopia: sarebbe stato bello e salutare vedere per la prima volta, nella politica sulmonese, un gruppo di “Consiglieri ribelli” che anziché inchinarsi, sfoderavano una sorta di militanza per diventare di parte, per prendere posizione non contro qualcuno, ma per qualcosa.

4 commenti riguardo “BIBLIOTECA CHIUSA E TORPORE CIVICO

  • Facciano i nomi di chi vuole metterci lo zampino sopra o meglio dentro la biblioteca, magari per arricchire la propria…voglia di sapere.
    Rendiamo pubblico il sottobosco politico.
    Chi sa i nomi, ma soprattutto i motivi, dovrebbe renderli pubblici; altrimenti è come acchippare l’aria con le mani.

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    Risposta
  • Gigio Gigione

    Spesso il termine opposizione viene interpretato come il dovere sistematico di opporsi a prescindere, trattando chi governa come un avversario o persino un nemico da contrastare su ogni singolo tema anche a costo di bloccare servizi essenziali per la comunità. Il termine più corretto e democratico sarebbe minoranza, il concetto di minoranza definisce una posizione numerica all’interno dell’assise cittadina, che non esclude la collaborazione d’indirizzo quando in gioco c’è il bene comune.
    ​La responsabilità verso il bene comune, in casi come quello di una biblioteca comunale, un presidio culturale e sociale fondamentale per i giovani e il centro storico la Politica con la P maiuscola e matura dovrebbe saper superare le steccate di parte e i giochi di forza per votare a favore di provvedimenti che portano un beneficio diretto e concreto alla città.
    ​Quando la logica del posizionamento politico o del contrasto a tutti i costi prevale sul merito delle questioni pubbliche, ad averne la peggio sono la comunità e la qualità della vita cittadina.

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  • Vero nei significati, nella narrazione e nei fatti. Non doveva essere scelta le biblioteca per dare segnali politici. Opposizione che ha funzionato al contrario non da minoranza ma da opposizione!

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