TESCHIO UMANO SUL MONTE CAGNO, IL DNA PUÒ SVELARE IL MISTERO DI MARCO BENSO
Il macabro ritrovamento da parte di alcuni escursionisti. I carabinieri recuperano i resti: potrebbero appartenere all’ex manager romano scomparso da Rocca di Cambio il 29 luglio 2024. Saranno gli esami genetici a dare una risposta
di Claudio Lattanzio
e Giosafat Capulli
ROCCA DI CAMBIO. Un teschio umano ritrovato sul Monte Cagno potrebbe rappresentare la svolta attesa da oltre due anni nel mistero della scomparsa di Marco Benso, l’ex dirigente romano sparito nel nulla il 29 luglio 2024 mentre trascorreva un periodo di vacanza a Rocca di Cambio.
Il resto umano è stato rinvenuto oggi da alcuni escursionisti in località Monte Cagno. Dopo la scoperta è scattato immediatamente l’allarme e sul posto sono intervenuti i carabinieri della stazione di Rocca di Cambio, che hanno provveduto al recupero e al trasporto a valle del teschio. Saranno ora gli accertamenti medico-legali e soprattutto l’esame del Dna a stabilire a chi appartenga.

Tra le prime ipotesi prese in considerazione dagli investigatori c’è proprio quella di Marco Benso, l’ex manager romano scomparso due anni fa e mai ritrovato nonostante un imponente dispositivo di ricerca. Al momento si tratta soltanto di un’ipotesi investigativa, che dovrà trovare conferma negli esami scientifici. Ma il luogo del ritrovamento e la lunga vicenda dell’anziano scomparso nella zona rendono inevitabile il collegamento.
Benso aveva 85 anni al momento della scomparsa. Viveva a Roma con la moglie e nell’estate del 2024 la coppia si era trasferita per alcuni giorni nella seconda casa di Rocca di Cambio, nella zona residenziale dei Cerri. La mattina del 29 luglio 2024, intorno alle 8, l’uomo era uscito per una passeggiata indossando maglia e pantaloncini rossi e scarpe da ginnastica. Aveva preso un caffè in un bar del paese ed era stato ripreso dalle telecamere di videosorveglianza mentre si dirigeva verso L’Aquila. Da quel momento si erano perse le sue tracce.
Con sé non aveva né telefono né documenti, ma soltanto le chiavi di casa. Appassionato di trekking, alpinismo e podismo, Benso era abituato a camminare e ad affrontare percorsi anche impegnativi. Proprio questa circostanza aveva spinto fin dalle prime ore a concentrare una parte importante delle ricerche nelle aree montane e boschive dell’Altopiano delle Rocche.
Per cercarlo era stata messa in campo una mobilitazione enorme: 886 uomini tra forze dell’ordine e volontari, oltre a cani molecolari, elicotteri, droni e sommozzatori. Le battute avevano interessato un territorio vastissimo senza però fornire elementi decisivi.
Nel corso delle settimane successive alla scomparsa erano arrivate anche cinque segnalazioni di possibili avvistamenti, tra il 29 luglio e il 13 agosto 2024, nelle zone di Rocca di Cambio, Fonteavignone, San Panfilo d’Ocre, Bagno e via Antica Arischia. Testimonianze considerate coerenti e attendibili, ma che non avevano consentito di ricostruire con certezza gli spostamenti dell’ex dirigente.
La vicenda giudiziaria era poi passata dalla Procura dell’Aquila a quella di Roma, che aveva avanzato richiesta di archiviazione. Una decisione alla quale la famiglia aveva annunciato opposizione. La figlia Paola non aveva mai smesso di chiedere che le ricerche continuassero: «Mio padre va trovato. Noi non ci arrendiamo».
Ora, a distanza di oltre due anni, il ritrovamento sul Monte Cagno potrebbe aprire uno scenario completamente nuovo. Gli investigatori dovranno innanzitutto stabilire da quanto tempo il teschio si trovasse in montagna e verificare se nell’area siano presenti altri resti o elementi utili all’identificazione. Il punto del rinvenimento potrebbe inoltre essere oggetto di ulteriori e più approfondite ricerche.
La risposta decisiva arriverà però dal Dna. Il profilo genetico ricavato dal reperto potrà essere confrontato con quello dei familiari di Benso o con eventuali campioni già disponibili agli investigatori.
Fino all’esito degli accertamenti ogni conclusione resta prematura. Ma dopo oltre due anni di ricerche, segnalazioni, appelli e speranze, quel teschio riaffiorato sul Monte Cagno potrebbe contenere la risposta a uno dei casi di scomparsa più misteriosi degli ultimi anni nell’Aquilano.
L’immagine di copertina è stata realizzata con A.I.


