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SIGNO, IL VIAGGIO OLTRE L’ALKA

L’acqua del mare e il sole con i suoi riflessi. E poi i sorrisi e gli abbracci, a cui non servono parole della stessa lingua per comunicare. I costumi e la musica, i premi e le vittorie, le lacrime e le preghiere, che uniscono, in qualsiasi parte del mondo. Se dovessi raccontare il mio viaggio a Signo, una piccola cittadina dell’entroterra croato, lo farei così, condensando, per immagini, le emozioni che ha saputo regalarmi.

Il mare anzitutto, perché dove c’è lui non ci si può non emozionare. Le ore passate ad osservarlo, senza dire nulla, solo ad ascoltarlo e ad ascoltarmi. Il vento tra i capelli e la schiuma tra le rade onde a rincorrere la luce del sole.

L’arrivo è un tramonto. Bello come solo un tramonto può essere. O una buona fotografia con cui un occhio sapiente – ahimè non mio – è capace di fermare un momento. Che tale è solo in apparenza, perché in quell’attimo e in quella foto ognuno mette distanze e pensieri che il tempo non può misurare.

Poi i primi timidi saluti in una lingua straniera, ma molto di più sanno dire gli sguardi e la premura di chi ci accoglie. A casa sua. Con la gentilezza di chi ritrova un vecchio amico, anche se poi tanto vecchio non è. Nuovi volti, mani che si stringono, tanti nomi che dopo poco saranno già familiari. Signo, nei giorni dell’Alka è questo. Tirata a lucido per i tre giorni della rievocazione storica che ricorda l’eroica resistenza e la vittoria della cittadina del Cetina e del popolo croato contro l’assedio ottomano del 1715. Un piccolo contingente di difensori locali riuscì a respingere le soverchianti truppe ottomane, per chi crede, con l’intervento divino della Madonna. Un’effigie conservata nella chiesa cittadina ne dà memoria con la corona d’oro che soldati e reduci le fecero costruire fondendo i propri ori, dopo la vittoria.

Da allora si celebra una corsa all’anello, dove gli Alkari, cavalieri in straordinarie uniformi settecentesche, si sfidano alla conquista dell’Alka, un anello che riproduce a staffa del cavallo del capo turco. Fede, orgoglio e nazionalismo si fondono in un rito che si ripete da 311 anni, il primo fine settimana di agosto. Due giorni di competizioni preliminari, prima della giornata del torneo ufficiale che si svolge alla presenza del Presidente della Repubblica di Croazia.

Signo per me e per la Giostra Cavalleresca di Sulmona è stata per tre giorni un crocevia di racconti ed esperienze, di chiacchierate e nuove conoscenze. Punto di partenza per nuove intese. Uomini e donne, tradizioni e costumi che, seppur diversi, si scoprono sempre essere legati da una matrice comune in cui la storia si lega con la fede, la religione è preceduta da riti pagani e contadini e attraverso cui ogni popolo cerca e costruisce la propria matrice identitaria.

Il vincitore dell’Alka di Signo 2026

Quella che ti fa emozionare se l’Alkaro al galoppo centra in pieno il bersaglio, quando il capocorsa ti apre le porte di casa anche se ti conosce appena, perché è il giorno della festa, quella che ti fa percorrere a piedi, alle prime luci del mattino, una ripida salita per raggiungere un piccolo santuario su un colle per pregare la Madonna di Signo in una lingua di cui hai imparato solo una parola.

Hvala. Grazie.

Una sola sì, ma che forse è sufficiente per sintetizzare un viaggio che mi ha regalato paesaggi e quiete, sapori nuovi e musiche lontane diventati poi scherzi e risate. Che mi ha lasciato racconti che non conoscevo, come quelli delle rosette, piccole coccarde che su componidori, il capocorsa della Sartiglia di Oristano, è solito regalare al termine della sua corsa all’anello. Che mi ha permesso di capire che oltre c’è tanto altro ancora e di essere grata anche per questo, in una bella notte di festa e fuochi d’artificio.

Belli i viaggi, ma bello anche il ritorno, per poterli raccontare.

E allora Hvala. Una parola nuova l’ho imparata. E mi piace molto.

Annalisa Civitareale

2 commenti riguardo “SIGNO, IL VIAGGIO OLTRE L’ALKA

  • jerko ivandić

    Grazie Annalisa per ogni una parola, tuo amico Jerko

    Risposta

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