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VIA ANELLI-PIAZZA ALCIONE A PESCARA: QUEL PINO RELITTO MALATO E TANTA, TANTA IMMONDIZIA

di Giancarlo Odoardi

PESCARA – C’è un pino domestico in via Anelli, lato piazza Alcione, che racconta una storia sicuramente più antica degli edifici che oggi lo circondano. ƈ un albero imponente, un vero e proprio ā€œrelittoā€ di una zona boschiva litoranea e agricola che un tempo caratterizzava questa zona, quando ancora il quartiere non esisteva. Da decenni resiste, incastrato tra il cemento e l’asfalto, ma il contesto in cui si trova ne sminuisce la presenza e il valore.

Da quando vivo in questo quartiere, quasi 6 anni, quel pino l’ho sempre visto circondato da rifiuti. Nonostante non vi sia alcuna previsione di conferimento in questa zona, nella memoria storica di alcuni evidentemente ĆØ rimasto un punto ā€œpredilettoā€ per abbandonare sacchi e scarti di ogni genere. A consolidare questa stortura, un contenitore per la raccolta delle deiezioni canine posto proprio lƬ, ai piedi dell’albero, ha finito per legittimare l’idea di un’area destinata al deposito. Il risultato ĆØ triste e evidente: sacchi neri accatastati, plastica, cartoni e resti vari che cancellano il decoro e creano una discarica abusiva permanente.

Come se non bastasse, la strada non ha uno spazio riservato ai pedoni, e quello residuo delle corsie stradali ĆØ occupato dalle auto parcheggiate, rendendo difficile qualunque percezione di ordine e di cura. L’albero, che dovrebbe essere un segno di continuitĆ  naturale e un elemento di identitĆ  del quartiere, finisce invece per apparire come un intralcio, anzichĆ© come un patrimonio da proteggere.

La situazione di via Anelli non ĆØ un caso isolato. Altri punti del quartiere mostrano la stessa incuria: la mancanza di aree verdi attrezzate e di spazi di socialitĆ  alimenta abitudini scorrette e degrado diffuso.

Occorrere ribaltare questa prospettiva. Quei pini e quelle essenze arboree che ancora resistono meritano tutela e valorizzazione. Non si tratta solo di decoro, ma di identità storica e ambientale: sono le tracce di un paesaggio che esisteva ben prima degli edifici e che potrebbe oggi diventare il punto di partenza per una riqualificazione verde del quartiere, che curiosamente appare essere un corpo a sé stante rispetto al più attenzionato lungomare.

Servono più spazi verdi, meglio curati, con misure più accorte per la raccolta dei rifiuti e una pianificazione attenta a proteggere e integrare il patrimonio arboreo. Villaggio Alcione, come altri quartieri della cittĆ , ha bisogno di interventi che restituiscano dignitĆ  ai luoghi e ai cittadini. Prima di cedere sotto il nero peso della fumaggine, quel pino, con la sua chioma imponente e silenziosa, ci ricorda che la natura ĆØ sopravvissuta al cemento: ora tocca a noi far sƬ che non resti soffocata dall’incuria e dalla malattia.

 

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