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L’ESTATE TRA SAGRE E POLITICHE PUBBLICHE

di Massimo Di Paolo

L’uomo urbano, il cittadino, è un abitante dalle molte facce e dai diversi bisogni. Più bisogni fanno la complessità, ed è per questo che nessuna città può essere pensata come uno spazio semplice, monolitico, ma come un ecosistema di vite differenti che agiscono sulla struttura urbana con un dare e avere costante e ininterrotto. Il diritto alla natura, alla festa, al buio della notte, al convivio, sono i presupposti per l’organizzazione della qualità della vita nelle città. Nel rispetto dei diritti primari, di tutti. In estate, l’uso degli spazi e dei tempi, con proposte e iniziative annesse, pongono le città sotto la pressione delle consuetudini e delle leggi del mercato: prepotenti e aggressive, che sostituiscono la logica del profitto e del consumo a quella della cura.  L’Estate come tempo di prova, dove la vacanza e il divertimento rischiano di far perdere il senso e l’originalità che una comunità ha sedimentato nel corso della sua storia. L’azione pubblica, nella interpretazione delle contraddizioni estive, può perdere l’orientamento. È il frutto del turismo di bassa qualità, del tempo ludico diventato merce, della bulimia di eventi, del bisogno di costruire un’immagine pubblica attraverso proposte. L’estate è il tempo della ‘bestia’ populista che ruggisce, stressa, e mette alla corda le migliori amministrazioni.

Far evolvere i territori in spazi funzionali, sostenibili e attrattivi resta la premessa per lo sviluppo di città intelligenti. Il tutto si riduce, in estate, in tentativi rubricati sui social, di un pulviscolo di festival letterari, sagre di paese, serate di ballo, mostre, minuscoli convegni, presentazioni di libri, concerti di talenti virtuosi. La corsa per l’ingresso al “Community of Practive on Social Innovation”, prevede altro: buone pratiche per trasformare o migliorare le proposte estive in pregiate opportunità per turisti e residenti. È un male comune, che pone l’accento su diverse questioni molto serie, e soprattutto, sulla questione dei territori che troppo spesso fanno fatica a creare alleanze, di metodo, di proposte e di condivisioni; scivolando in una tacita concorrenza estiva pur di vivere momenti di successo, di vitalità, di guadagno effimero. Questioni di campanile si direbbe, che restano ben lontani da quei modelli virtuosi che creano attrattività territoriale e proposte turistiche di qualità con sistemi organizzativi condivisi e gestiti come un bene comune: valore aggiunto, vera ricchezza dei territori.  Le criticità e la complessità offrono sempre opportunità utili e necessarie per evolvere e strutturare cambiamento. L’organizzazione dei “cartelloni estivi” da mero elenco di iniziative più o meno gradite e pubblicizzate dai singoli borghi, paesi, cittadine, delineano una filosofia territoriale che fa trasparire, in filigrana, la politica del turismo nostrano, casereccio e circoscritto, che come tela di penelope non trova mai fine, non si sedimenta, non trova identità propria, non trova un distinguo nella massa di eventi e proposte. Non diventa risorsa capitalizzabile negli anni, scivolando tra improvvisazione, mancanza di tempi e sovrapposizione di proposte. Fermiamoci un momento. Proviamo a mettere in fila le cose per rintracciare una strada percorribile e utile per rendere la programmazione culturale, turistica e ludica dell’estate, non un procedere a macchia di leopardo, ma un modello di funzionamento e di programmazione capitalizzabile in una sorta di perfezionamento continuo. Innanzitutto la possibilità di valorizzare e rendere metodo di lavoro specializzato, la collaborazione pubblico-privato. Una risorsa che è diventata ricchezza nelle realtà territoriali di altre regioni virtuose. Risorsa rintracciabile nella presenza, importante e di qualità, che diverse Associazioni culturali offrono. L’associazionismo, quale fattore d’impresa culturale, di valore economico territoriale e di progettazione specie-specifica per le comunità locali, se giustamente coinvolto, potrebbe offrire un circle time con un tavolo di progettazione in seduta permanente per l’attuazione di una sorta di metodologia di produzione culturale e dell’intrattenimento. Porterebbe proposte di attività con un metodo di organizzazione che contemporaneamente coinvolgerebbe lediverse aree culturali, sollecitando quella sorta di patto di collaborazione tra Cittadini e Amministrazione.  Argomento importante, prevedibile e attuabile in presenza di una sorta di Confederazione delle Associazioni culturali locali. Il ‘Cartellone’ estivo, natalizio ecc. diventerebbe un prodotto ragionato, condiviso, per scelte valore e attrattività. Naturalmente si andrebbe verso una proposta culturale come trama territoriale che potrebbe unire, mettere in comunione spazi, tempi, proposte e utenti. Aprirebbe le porte alle competenze progettuali per cogliere i fiumi di risorse economiche che passano senza creare un’ansa di raccolta in Valle peligna. Un campo di sperimentazione che sostituisca, definitivamente, l’incertezza delle scelte. L’estate diventerebbe altro. Diventerebbe previsione, comunicazione, partecipazione, tempistica; diventerebbe valorizzazione delle realtà culturali e produttive locali; integrazione tra Comuni, Associazioni e cittadini. Diventerebbe un’elaborazione di responsabilità condivise per vivere la stagione senza l’ansia; senza il dovere di riempire spazi e tempi, per una Città  non  da consumare, ma da coesistere.

7 commenti riguardo “L’ESTATE TRA SAGRE E POLITICHE PUBBLICHE

  • …parole, parole, parole… C’era un lavoro da fare, Ognuno pensò che Qualcuno lo avrebbe fatto, Ciascuno poteva farlo, ma Nessuno lo fece”

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  • Giusto il senso è l’opportunità che richiede impegno e scelte coraggiose. Le Associazioni tra proposte e realizzazioni in sostituzione di Amministrazioni che dovrebbero pensare ad altro. Interessante

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  • Interessante. Ma difficile altri mondi forse troppo per Sulmona

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  • Sarebbe molto meglio dopo un anno di ritardi e improvvisazioni. La cultura il turismo non decollano per come dovrebbero essere per una città come Sulmona e per tutti i borghi pregiati che abbiamo. Ma occorrerebbe una disponibilità delle associazioni più qualificate. Almeno quelle.

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  • Bella e acuta l’analisi che partorisce un’ipotesi di organizzazione permanente a favore dello spettacolo che potrebbe diventare una volta per tutte, culturale. Associazionismo non da pomodoro e panzanella però! solo chi può affrontare cose serie. Per Sulmona avere un tavolo specializzato per eventi manifestazioni e spettacoli sarebbe bellissimo ma anche una cosa seria!

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  • Solo per le Associazioni “in chiaro” che sanno di trasparente prive di ombre!!!
    Troppe cose nasconde un certo tipo di associazionismo . Bilanci poco trasparenti, sovvenzioni opache, poteri più o meno nascosti. Non è questo l’Associazionismo di cui lei parla e a cui fa riferimento ma occorre sapere che c’è anche questo. Buon Ferragosto

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  • C’è chi parla di Fondazione c’è chi di Associazioni nel frattempo pane e pomodoro va bene uguale. Il problema della comunicazione e della originalità della proposta locale resta il problema. Le candeline a Prezza, la notte bianca a Pratola il Jazz a Sulmona purchè si grida come siamo bravi noi!!
    Politiche pubbliche? Pparola troppo grossa e impropria vincono da decenni improvvisazione e cartelloni di cartone per proporre le orecchie d’asino del tutti contro tutti.

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