INCENDI L’AQUILA E ABRUZZO: VOLONTARI, CITTADINI E SISTEMA DI PROTEZIONE CIVILE DI COMUNE (AQ) E REGIONE
L’AQUILA – La lezione di impegno civile che ĆØ arrivata dai cittadini di Roio, Bagno e Rocca di Cambio nell’emergenza incendi che ha riguardato le tre realtĆ , merita una riflessione sia dal punto di vista sociologico che politico. Le tre popolazioni che sono scese in campo per dare una mano a Vigili del Fuoco e Associazioni di volontariato abilitate AIB, a sedare i devastanti roghi che hanno interessato i loro territori, hanno indirettamente scoperchiato un pentolone che andava aperto: il sistema di Protezione civile sia del Comune dell’Aquila che della Regione Abruzzo. Sia il Comune che la Regione negli ultimi anni hanno politicamente messo in un angolo concetti di prevenzione e potenziamento delle strutture di emergenza.
Il Comune dell’Aquila non ha aperto il COC che dall’avvento di Biondi al potere viene puntualmente attivato solo per le gare ciclistiche. La Regione Abruzzo, con la nascita dell’Agenzia Regionale di Protezione Civile, ha di fatto svuotato la sala operativa di funzionari e tecnici espertissimi, ha ridotto al lumicino le risorse in bilancio e non ha programmato l’acquisto di mezzi antincendio sia aerei che meccanizzati, leggasi moduli antincendio da assegnare alle Associazioni di Protezione Civile convenzionate. In questo contesto fanno eccezione queste ultime, che si sono spese fino all’inverosimile per aiutare i Vigili del Fuoco (un corpo magnifico) a spegnere i roghi in ogni zona dell’Abruzzo.
Faccio un esempio che vale per tutte le Associazioni: la Protezione Civile della Pro Loco di Coppito ha garantito tre equipaggi di intervento al giorno con 10 persone impegnate quotidianamente. Persone della societĆ civile, non pagate. E sottolineo non pagate.
Chi parla di civili attivi nelle operazioni di spegnimento, sappia che tutti i volontari di Protezione Civile, sono per l’appunto persone della societĆ civile, con famiglie, professioni e vite personali comuni, ma che si sono unite in Associazioni per regalare in emergenza la loro opera alla collettivitĆ . E sottolineo regalare. Tutti gli addetti AIB (anti incendio boschivo) della varie Associazioni sono debitamente e rigidamente formati con esami teorici e pratici da formatori dei Vigili del Fuoco e sul campo operano sotto le direttive dei Dos (Direttori delle operazione di Spegnimento) degli stessi Vigili del Fuoco.
Né improvvisati, né donne e uomini affetti da rambismo, dunque, ma persone comuni preparatissime che si danno da fare per il bene della collettività . Sottoposte però alle rigide regole della sicurezza personale nei vari ambiti di intervento, come prevede la normativa legislativa vigente, a tutela della loro incolumità personale. Il richiamo ai cittadini a intervenire promosso dal professor Enrico Perilli di Roio, è stato una vera e propria manna dal punto di vista sociologico.
Un invito ad essere cittadini e non sudditi. A comportarsi come comunità vive non più disposte a subire scelte poco razionali e per nulla lungimiranti, per non dire scellerate, di una classe politica al potere sempre più intenta ad autocelebrarsi, e sempre meno propensa a programmare il futuro in sicurezza delle nostre comunità e del nostro patrimonio ambientale.
E’ augurabile che dall’esempio arrivato da Roio, Bagno e Rocca di Mezzo qualcosa cambi, a cominciare dal Comune dell’Aquila. Nessuna colpa hanno quei pochi addetti alla protezione civile comunale.
Nessuna. Loro non hanno ricevuto l’input e l’ordine da chi governa il Comune ad attivare il COC.
Infatti lo stesso sindaco Biondi, prima autoritĆ di Protezione Civile comunale, in piena emergenza se n’ĆØ andato in vacanza sulla costa. E con il cipiglio del vero interventista ha affermato: io resto al mare.



