TRAGEDIA DI MARCINELLE: LAVORO – MINIERA – EMIGRAZIONE ABRUZZESE NEL MONDO – MEMORIA
MONTEREALE – Era l’ 8 agosto 1956, esattamente 70 anni fa, quando intorno alle 08:00 si verificò l’ incendio nella miniera du Bois De Cazier. A Marcinelle, in Belgio.La più grave tragedia dopo quelli di Mo- nongah (nel 1907 in West Virginia) e Da- wson nel 1913 in New Mexico). Una lezione dalla catastrofe che non abbiamo ancora imparato. Contempla il problema delle migrazioni perchĆØ quanto chiedevano i nostri migranti non ĆØ diverso da quanto chiedono oggi tanti lavoratori stranieri in italia costretti a lavori massacranti sotto il sole cocente di questa estate infuocata. In quel disastro perirono 262 minatoridi cui 136 erano italiani. Ben 60 provenivano dall’Abruzzo da Manoppello (23), Turrivalignani (9), Lettomanoppello [6). Barindola (6). Roccascalegna (6), Castel del Monte (2) e con una vittima da Alanno, Casoli, Ca stelvecchio Subequo, Alice. Isola del Gran Sasso, Ovindoli, Rosciano, Sant’Eusanio del Sangro.Dobbiamo ricordare, per amore della veritĆ , che c’erano chiari messaggi di pregiudizio xenofobo nei confronti degli immigrati.
Sulle porte delle baracche in cui dimoravano apparivano sovente dei cartelli crudeli che recitavano “No animaux, no Ć©trangers”. (.NĆ© animali, nĆ© stranieri). Oppure li definivano museaux noirs ( musi neri) Questo perchĆØ vedevano nei migranti coloro che gli toglievano lavoro.Molti dei nostri emigranti erano braccianti e contadini, abituati al sole dei campi.
In miniera li aspettava invece il buio, I caldo infemale, i cunicoli alti talvolta solo 40 centimetri, turni massacranti, silicosi e incidenti quotidiani. E un contratto ca- pestro che non permetteva loro di tornare indietro. Chi abbandonava il lavoro veniva infatti rinchiuso in centri di detenzione.
Marcinelle fu il punto di non ritorno di quella tragedia che ha fatto memoria e raccolto testimonianze. Una ĆØ quella di ciį» che gli taliani hanno saputo costruire, nonostante tutto, ed avevano reso all’ ltalia con il lavoro, la serietĆ , la dignitĆ , la capaci tĆ di onorare la terra d’origine. Per il rispetto guadagnato sul campo, contro ogni pregiudizio.
Per aver mostrato al mondo il valore degli italiani, spesso più riconosciuto all’estero che in patria ricordando che la sicurezza non ĆØ un optional, che la dignitĆ non ĆØ negoziabile, che la vita non può essere sacrificata per la produzione. Nacque una nuova attenzione verso i diritti dei lavoratori all’estero, Nacque la consapevolezza che l’emigrazione italiana non ĆØ solo una storia di partenze, ma una storia di sacrfici, di lotte, di conquiste civili. Una storia che non può essere più relegata a memoria circoscritta, ma riconosciuta come una delle grandi vicende del lavoro Settant’anni dopo Marcinelle continua dunque a parlare.
Procla- ma un monito per l’intera manitĆ , Ci ricorda che il lavoro ĆØ dignitĆ , ma può diventare tragedia quando la dignitĆ ed i diritti vengono negati.Ci ricorda che gli emigrati italiani hanno costruito ilmondo conle loro mani, spesso pagando un prezzo altissimo, Ci nicorda che la sicurezza non ĆØ un lusso, ma un diritto. Ci ricorda che la memoria non ĆØ un esercizio del passato, ma un impegno del presente.
Sett’ ant’anni dopo, Marcinelle non ĆØ solo un luogo. Ćun monito. ĆØ una ferita. una responsabilitĆ , ĆØ un tributo alla vita di 262 uomini che non devono essere affatto dimenticati. E soprattutto un dovere quello di continuare a raccontare e fare memoria. Per il bene di tutti.



