PROCESSO DA RIFARE PER LA PRESUNTA VIOLENZA IN ALBERGO
La Corte di Cassazione rimette tutto in discussione nel processo per la presunta violenza sessuale avvenuta nell’estate del 2019 in un albergo di Pescasseroli.
I giudici della Suprema Corte hanno annullato la condanna a quattro anni di reclusione inflitta dalla Corte d’Appello dell’Aquila a un 33enne siciliano, all’epoca capo animatore turistico, disponendo un nuovo giudizio davanti alla Corte d’Appello di Perugia.
Secondo la Cassazione, infatti, il processo d’appello è stato viziato sotto il profilo procedurale: non sarebbe stato sufficiente risentire soltanto la presunta vittima dopo l’assoluzione pronunciata in primo grado, ma avrebbero dovuto essere nuovamente esaminati tutti i testimoni le cui dichiarazioni erano state valutate dal tribunale di Sulmona.
Per questo motivo gli atti sono stati rinviati alla Corte d’Appello di Perugia, che tornerà a esaminare il caso nell’udienza già fissata per il prossimo 18 settembre.
L’inchiesta riguarda un episodio che, secondo l’accusa, si verificò nell’agosto del 2019. Il 33enne, capo animatore in una struttura ricettiva di Pescasseroli, avrebbe abusato di una collega ventenne all’interno della stanza d’albergo riservata al personale, al termine della giornata lavorativa, dopo una serie di avances che la giovane avrebbe respinto nei giorni precedenti.
Stando alla ricostruzione accusatoria, dopo l’ennesimo rifiuto a consumare un rapporto sessuale, l’uomo avrebbe immobilizzato la ragazza, costringendola a subire atti sessuali.
La giovane si recò successivamente al pronto soccorso di Avezzano, dove i sanitari riscontrarono lesioni ritenute compatibili con il racconto fornito agli investigatori.
In primo grado, però, il collegio del tribunale di Sulmona aveva assolto l’imputato, ritenendo il racconto della presunta vittima non pienamente attendibile.
Tra gli elementi valorizzati dai giudici vi era la circostanza che la presunta violenza, che secondo la denuncia si sarebbe protratta per circa quattro ore, non avesse richiamato l’attenzione di alcuno all’interno della struttura.
La Procura della Repubblica di Sulmona aveva impugnato la sentenza assolutoria. Nel processo d’appello la giovane, assistita dall’avvocato Alessandro Scelli, era stata nuovamente ascoltata dai giudici, ripercorrendo quanto, a suo dire, accaduto quella notte a Pescasseroli.
Al termine del nuovo giudizio, nel febbraio 2025, la Corte d’Appello dell’Aquila aveva ribaltato il verdetto di primo grado, condannando il 33enne a quattro anni di reclusione.
Ora, con la decisione della Cassazione, quella condanna viene annullata e il procedimento dovrà essere celebrato nuovamente davanti ai giudici di Perugia, che saranno chiamati a riesaminare l’intera vicenda nel rispetto dei principi indicati dalla Suprema Corte.


