PIAZZA GARIBALDI IL “BUCO NERO” DI SULMONA
di Luigi Liberatore
“E’ l’infinito: E allora buco questa tela, che era alla base di tutte le arti, ed ecco che ho creato una dimensione infinita, un buco che per me è alla base di tutta l’arte contemporanea, per chi la vuol capire. Sennò continua a dire che l’è un bus e ciao…”. Io ci provo a interpretare il pensiero di Lucio Fontana che bucava le sue tele per affermare lo spazialismo per calarle su piazza Garibaldi, l’area più bella della città di Sulmona, zona tuttavia negletta, considerata residuale non da oggi ma da secoli, portandosi dietro i residui alimentari delle bancarelle, le scolature del pesce e le urine di asini e cavalli legati alla posta. Ecco piazza Garibaldi allora, ecco piazza Garibaldi oggi. Sono scomparsi i cavalli ma restano gli ambulanti con i riquadri per le loro mercanzie e le strisce per i parcheggi fino a che interviene “La Giostra” che sloggia tutti per una settimana fino al ritorno alla indecenza della settimana prima. Volevo dire che ci vorrebbe un Lucio Fontana (l’argentino italianissimo) a guidare la città coi suoi “buchi” nelle tele per dare un senso a piazza Garibaldi,alla ricerca non di una terza dimensione secondo la sua visione oltre lo spazio, ma di una dimensione consona al valore di questa area col suo anello visto solo in virtù di bancarelle e senso rotatorio per le auto. Nessuno si è finora cimentato con piazza Garibaldi, area di serie B rispetto alla più celebrata “Ovidio”, d’altronde è da tempo che palazzo San Francesco non ospita inquilini di pregio, non dico della fantasia di Lucio Fontana ma sostenuti da idee innovative che non fossero miseramente legate ai commi e ai combinati disposti di una legge urbanistica magari di stampo regionale o statale. Burocrati, più che sindaci. Torniamo a piazza Garibaldi e al suo unicum spaziale mortificato da faccende veicolari o mercantili, spazzata dal vento caldo nei meriggi d’estate, morente nei mesi freddi, priva di vita nella mite primavera sulmonese col senso periferico dell’abbandono. Il buco nero della città, non uno dei tanti disseminatinel territorio. Chiudere la piazza al transito veicolare? Perché no. Rimuovere cemento e catrame per una alberatura di pregio? Perché no. Vietarne l’uso promiscuo mandando altrove Giostra e giostrai? Perché no. Affidare uno studio in tal senso ai talentuosi architetti di Sulmona senza andare alla ricerca di Renzo Piano…? Perche no. Capisco che è come trovarsi di fronte a una tela. Lucio Fontana l’avrebbe bucata. Chissà che il sindaco Tirabassi non riesca davvero ad uscire dalle strettoie nelle quali è relegato, offrendo magari alla città qualcosa di questo tipo, prima che i giochi di “palazzo” lo costringano alle dimissioni. Personalmente credo più a questa seconda ipotesi che alla prima.



ma per favore pensano un altra !
ma per favore pensane un’ altra !
Che vuoi dire?
Addirittura; si può sempre vendere all’asta, magari in un unico blocco con le piazze di Castello.
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Chiudere al traffico veicolare e rimuovere catrame e cemento, con trasformazione a parco… Tipiche visioni utopistiche di persona di sinistra, con immancabile stoccata finale al sindaco, ovviamente di destra.
… vabbè… ci si potrebbe sempre ripiantare anche la famosa ” vigna ” di antica memoria Sulmontina…