MASSIMO LIOFREDI: TORNIAMO A RAGIONARE, PERCHE’ COSTORO A FORZA DI RIPETERE LE STESSE BUGIE LE STANNO FACENDO SEMBRARE VERITA’
di Massimo Liofredi*
L’AQUILA – Nel 1895 Gustave Le Bon spiegava con luciditĆ disarmante come si influenza una massa. Diceva che le folle non ragionano con la logica, ragionano per immagini, per emozioni, per ripetizione. Bastano poche idee semplici, martellate, e il prestigio di chi le pronuncia. Non serve convincere uno per uno. Basta parlare a tutti allo stesso modo, tanto e a lungo, finchĆ© quella diventa la veritĆ comune.
Oggi quel manuale ĆØ diventato la nostra vita quotidiana. La differenza ĆØ che Le Bon aveva giornali e comizi. Noi abbiamo tutto e subito. Televisione, giornali, talk show, radio, e sopra a tutto i social. TikTok, Instagram, Facebook, X, YouTube, Telegram. Uno smartphone in mano e la testa connessa 18 ore al giorno.
Il problema non ĆØ che ci sia tanta informazione. Il problema ĆØ che ĆØ troppa, e sempre uguale. Lo stesso fatto ti arriva declinato in dieci modi diversi ma con lo stesso messaggio di fondo. Lo vedi al telegiornale, lo ritrovi sul sito del giornale, lo ascolti nel talk show della sera dove tutti dicono la stessa cosa con toni diversi, e nel frattempo te lo ribadiscono cento reel e cento post. Il risultato ĆØ lāassuefazione. Il cervello si stanca di fare domande e si limita a subire.
E qui i talk show di parte fanno il resto. Non informano, accompagnano. Non spiegano, semplificano. Ridono, urlano, scelgono lāospite giusto, mettono il titolo giusto, e in mezzāora ti convincono che quello ĆØ lāunico modo di vedere le cose. CosƬ piano si perde il contatto con ciò che succede davvero nel quotidiano. Con la bolletta che arriva, con la classe che ĆØ piena, con lāospedale dove mancano i medici, con lo stipendio che non basta. La realtĆ vera viene sostituita da una realtĆ raccontata, e la massa, come diceva Le Bon, finisce per accettarla perchĆ© ĆØ più comoda, più rumorosa, più ripetuta.
E mentre questo succede, la direzione ĆØ sempre la stessa. I soldi, le energie, i titoli, vanno tutti da una parte: armi, difesa, riarmo, nuovi scenari di guerra. Ogni giorno una notizia, un commento, un esperto che ti spiega perchĆ© ĆØ necessario. PerchĆ© serve, perchĆ© non cāĆØ alternativa, perchĆ© il mondo ĆØ pericoloso.
Intanto cosa viene lasciato indietro? La scuola. Gli stipendi. La sanitĆ . La cultura. Il futuro sociale. Quelle sono le cose lente, quelle che non fanno audience, quelle di cui si parla poco perchĆ© non alzano lāindice di ascolto. E allora passano in secondo piano.
Le Bon aveva capito una cosa fondamentale: chi controlla lāimmaginazione della massa controlla anche le sue scelte. Se per mesi ti dicono solo che bisogna prepararsi alla guerra, alla fine ti sembra normale. Se per mesi non ti parlano di scuole che cadono a pezzi o di giovani che emigrano, ti dimentichi che esistono.
Il futuro che ci aspetta se continuiamo così è già scritto. Una popolazione stanca, distratta, abituata a reagire invece di pensare. Un paese che investe sempre di più in strumenti per difendersi e sempre di meno in strumenti per crescere. Più missili e meno insegnanti. Più talk show e meno ospedali. Più paura e meno cultura.
Lāunico modo per uscirne ĆØ riprendere in mano il filtro. Spegnere un poā. Leggere, confrontare, parlare con chi sta vicino. Ricordarsi che la veritĆ non arriva sempre da uno schermo. ArriverĆ il giorno in cui ci chiederemo se era davvero necessario spendere tutto in armi, mentre lasciavamo morire il resto. E a quel punto sarĆ tardi per cambiare rotta. ā
*GiornalistaĀ



