MARTIRE DEI FASCISTI
2 agosto 1922
MARTIRE DEI FASCISTI
di Fabio Valerio Maiorano
Quel mercoledì, gli squadristi fascisti sferrarono tutta la loro violenza contro i “nemici” comunisti e socialisti, prendendo d’assalto in numerose città, sedi di partito, redazioni di giornali, camere del lavoro, singoli attivisti.
Quel giorno i morti furono più di venti.
E tra le vittime della violenza fascista va annoverato anche il socialista Francesco Pantaleo, sarto, 33 anni, sposato e padre di tre figli in tenera età, che fu assassinato a coltellate per futili motivi, perché la sua la cravatta, una “farfalla” rossa, suscitò l’ironia di alcuni facinorosi.
A sferrare il colpo mortale fu Domenico Tabassi, figlio del barone Annibale che non scontò neppure un giorno di carcere: nel ’22 fu amnistiato perché il tribunale stabilì che l’omicidio era stato commesso «per un fine nazionale immediato (sic) e non già per motivi esclusivamente personali», mentre nel 1947 fu processato e condannato, ma beneficiò per la seconda volta dell’amnistia.
I parenti di Francesco Pantaleo, invece, non sanno ancora dove siano le spoglie del loro congiunto, trafugate e fatte sparire dopo che la tomba, divenuta un simbolo dell’antifascismo, era stata profanata ripetutamente dagli scagnozzi di regime.


