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L’AQUILA CALCIO 1927. MANTINI, DEL PINTO E LO STILE CHE FA LA DIFFERENZA

di Emanuele Colangeli

L’AQUILA – Ci sono decisioni che possono dividere una piazza e altre che, pur non trovando tutti d’accordo, vengono almeno accompagnate da una spiegazione. ƈ una differenza sottile, ma nel calcio moderno rappresenta un aspetto fondamentale del rapporto tra societĆ  e tifosi.

Negli ultimi giorni il direttore sportivo dell’Aquila 1927, Alfio Pelliccioni, ha chiarito pubblicamente le motivazioni che hanno portato al mancato rinnovo del centrocampista aquilano Giorgio Mantini. Una scelta tecnica, illustrata con trasparenza, assumendosene la responsabilitĆ . Piaccia o meno, ĆØ un modo di operare che consente all’ambiente di comprendere la linea societaria.

Diverso, invece, il caso di Lorenzo Del Pinto. Dodici mesi fa il mancato rinnovo dell’ex capitano rossoblù lasciò spazio soprattutto a interrogativi e interpretazioni. Nessuna spiegazione approfondita, nessun confronto pubblico che aiutasse a comprendere una decisione destinata inevitabilmente a far discutere.

Da allora le ipotesi si sono rincorse. Tra queste, anche quella secondo cui la figura di Del Pinto potesse risultare troppo ingombrante per gli equilibri societari dell’epoca, quando il socio detentore del 49% aveva un peso rilevante nelle dinamiche interne. Una lettura che continua a circolare tra i tifosi, ma che non ĆØ mai stata confermata ufficialmente e resta, dunque, nel campo delle interpretazioni.

Ciò che invece appare evidente è la differenza nel metodo comunicativo. Oggi Pelliccioni ha scelto di esporsi personalmente, spiegando una decisione che riguarda un ragazzo della città. Un gesto che non elimina il dispiacere di chi avrebbe voluto vedere Mantini ancora in rossoblù, ma che dimostra la volontà di metterci la faccia.

Nel calcio le scelte fanno parte del mestiere. Si può decidere di confermare o di cambiare, di puntare sull’esperienza o sui giovani. Quello che spesso distingue una dirigenza dall’altra non ĆØ soltanto la decisione finale, ma il modo in cui viene raccontata.

Per questo il confronto tra i due casi, Mantini e Del Pinto, non riguarda tanto il merito delle scelte quanto lo stile con cui sono state gestite. PerchĆ© una spiegazione può non convincere tutti, ma il silenzio lascia inevitabilmente spazio ai dubbi. E in una piazza passionale come L’Aquila, i dubbi finiscono quasi sempre per trasformarsi in interrogativi destinati a durare nel tempo.

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