LA QUESTIONE DI SINISTRA QUANDO LA DEMOCRAZIA PERDE I PEZZI
di Massimo Di Paolo
Si tratterebbe di simulare un salutare fair play e stare zitti; d’altronde le delicatezze con cui le vicende politiche sono narrate hanno radici antiche, a Sulmona. I nodi spinosi del momento politico domestico da sempre appaiono in trasparenza e se ne dibatte per sospiri, senza impeto, con la delicatezza del ricamo.
Non è sufficiente capire se si tratta di un fenomeno di controllo politico in mano a pochi, o se ci si è arresi a un disimpegno generale per una convenienza di ritorno. Certo è che il vento del dibattito sembra ormai uno zefiro che lascia indifferenti senza smuovere pensieri, ragione e sentimenti. Da anni ormai il clima è quello delle vecchie case borghesi smunte e stantie che rende tutti uguali, prudenti: nelle parole, negli aspetti e nel rimandare decisioni per non offendere nessuno. Acqua tiepida in sostanza, in attesa che qualcosa accada. Eppure sembrava che si potesse dire ‘this time no mistakes’, questa volta niente errori, ma i tempi non sembrano ancora maturi, e nulla cambia. La differenziazione tra maggioranza e minoranza rispetta un bisogno dei cittadini di essere rappresentati ed è anche una questione di igiene democratica; ma a Sulmona ormai, non si riesce ad intercettare nessuna forma di confronto, dibattito, scontro politico. In estate poi, la narcosi appare seconda solo al bisogno dei cartelloni estivi. Il tema, per la Città, sarebbe quello di trovare strategie per far evolvere il territorio verso nuove forme di sviluppo: sostenibile, funzionale e attuativo. Modelli virtuosi di collaborazione tra pubblico e privato: ambiente e resilienza, inclusione e comunità, cultura e salute. La realtà appare diversa. La povertà che già restringe i diritti dei cittadini, trova alleanza in una liturgia tutta sulmonese di età recente: quella del silenzio della Maggioranza e quella dei ‘comunicati stampa’ dell’Opposizione. In sostanza si sopravvive senza aggredire i nodi problematici del territorio. Le rappresentanze politiche non sembrano in grado di incidere minimamente nella questione locale, e se si tratta o no di un fallimento poco importa; ma si tratta sicuramente di una deriva politica che ha staccato definitivamente Sulmona dai centri decisionali regionali e oltre. Quisquiglie, le cose che tornano a favore della Città, ormai priva di forze creatrici e di potere. Mentre permane, forte, la leva del risentimento che blocca tutti sul ‘sei con me o contro di me’, retto dal rancore nell’attesa della rivincita: un condominio politico, litigioso, ma a bassa voce, che non potrà mai integrare risorse e rendere gli obiettivi, condivisi. La democrazia locale perde pezzi. Le opportunità consumate dal centro-sinistra a Sulmona, hanno prodotto, tra i tanti danni collaterali, una sorta di inibizione di ritorno. Non si riesce a trovare la ‘guerra giusta’ per superare i tormenti e aggregare forze, idee, uomini e metodo per una opposizione sana e ben strutturata. Il cosiddetto ‘Campo largo’ se fa fatica in campo nazionale, a Sulmona è diventato un rospo da digerire il prima possibile per tornare a pensare al da farsi; per tentare un ricompattamento delle truppe rimaste dilaniate; per trovare quel coraggio utile per sostituire ai ‘comunicati stampa’, il contatto con la gente necessario a diradare i vapori della delusione e a riavviare una raccolta ragionata e condivisa, di proposte. La gioventù, su cui tutti vorremmo fare affidamento, sia dentro che fuori il Consiglio comunale, allo stato attuale, non fa ben sperare. Al di là di qualche riunione vestita di politichese al baretto dell’amico o nel recinto per ricchi, non si intravedono posizioni e progetti che coagulano risorse ed idee a favore della Città e del territorio. Di movimento giovanile, critico, virulento, di spinta e di proposta non si percepiscono segnali.
Per i giovani che hanno scelto di portare il saio del politico moderno, per ora il modello alla Gigino di Maio resta quello emergente, tra Vanity Fair e il democristiano navigato. Eppure, della meglio gioventù Sulmona ne ha un profondo bisogno, per immaginare risposte nuove, le uniche in grado di farci ancora credere, che in una terra-interna come la nostra, possa ancora esistere una politica delle uguaglianze.



Spesso Il confronto si trasforma in un blocco reciproco tra le parti dove l’obiettivo non è proporre soluzioni ma impedire ad altri di fare!
Analisi che dice più di quanto è stato scritto. Una situazione politica che si riflette su ogni cosa con una Sulmona sofferente trasandata che vive l’estate con l’illusione che tutto andrà meglio. Non è così manca un programma e le signore in regione chiacchierano sui post senza nulla di utile.
e ora la questione Forza Italia che conferma quello che ha scritto. Avevo letto ma le questioni del partitino di Berlusconi a Sulmona la dicono lunga sui silenzi di una maggioranza che nulla sta proponendo e attuando. Una miseria che lascia increduli dopo un’elezione gestita e vinta con i soliti noti al comando. Un’amministrazione che non sta dando nulla alla città e un sindaco non adatto al ruolo e alle funzioni immerso tra l’enfasi e il so tutto io. una miseria con Sulmona che decade inesorabilmente.