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RICERCHE ARCHEOLOGICHE COORDINATE DALL’UNIVAQ NELL’AQUILANO. QUANDO NEL CASTELLO DI PRETURO SI GIOCAVA A SCACCHI

di Federica Farda*Ā 

L’AQUILA – Il castello di Preturo ĆØ la testimonianza che la societĆ  medievale, contrariamente a quel che si ĆØ sempre pensato, non era basata soltanto da una realtĆ  esclusivamente militare. La conferma in un piccolo cavallo, pedina da gioco di scacchi e risalente a quel periodo e rinvenuto durante le ricerche archeologiche condotte dall’UniversitĆ  degli Studi dell’Aquila, coordinate dal professore associato di Archeologia cristiana e medievale Alfonso Forgione, in regime di Concessione da parte della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di L’Aquila e Teramo e finanziate dall’Aduc di Preturo. Il reperto, dunque, ĆØ una prova significativa che documenta la diffusione di pratiche ludiche in quel periodo. Una pedina di fattura musulmana e assimilabile ad esemplari analoghi ritrovati in centri di mercati nell’area intorno al Baltico e poi in Normandia e probabilmente importati nel maniero che sorgeva nella frazione aquilana da un cavaliere normanno e che confermerebbe come quest’area dell’Abruzzo interno fosse al centro, in quell’epoca, di un mercato globale.
ā€œĆˆ per tale motivo – spiega il professor Alfonso Forgione – che il castello di Preturo può consentire la ricostruzione della storia del popolamento medievale dell’Abruzzo interno e dei processi che portarono alla formazione dei castelli tra l’Alto e il Basso Medioevo in tutta la zona dell’Appennino centrale. L’insediamento fortificato, in particolare, rappresenta attualmente uno dei casi meglio documentati del territorio aquilano. La sua presenza ĆØ attestata giĆ  tra VII e VIII secolo d.C., quando l’altura risultava occupata da un piccolo insediamento caratterizzato da strutture lignee e da produzioni ceramiche tipiche dell’etĆ  longobarda. A questa fase appartengono anche numerosi reperti che testimoniano attivitĆ  quotidiane e produttive, contribuendo a delineare un quadro ancora poco conosciuto del popolamento rurale dell’area aquilana durante l’Alto Medioevo. Ma ĆØ tra il X e l’XI secolo che il sito conosce una profonda trasformazione con la nascita del primo nucleo fortificato. Gli scavi hanno consentito di riconoscere un articolato sistema difensivo che previde un massiccio sbancamento della roccia per rendere più accentuata la pendenza della collina sulla quale venne edificata una torre dapprima lignea e poi sostituita da solide strutture in muratura durante la dominazione Normanna. Si tratta di una torre di ca. 8×7 metri di lato, con muri di quasi 2 metri di spessore, alla cui base si conservano ancora le buche di palo nel banco roccioso appartenenti all’insediamento altomedievale in legno. Successivamente il castello venne progressivamente monumentalizzato attraverso la costruzione di una possente cinta difensiva pentagonale, con muri di notevole spessore. Le indagini hanno evidenziato che l’area sommitale era destinata alla residenza del dominus e la sua famiglia, a stalle, magazzini e guarnigione militare; contadini, boscaioli e pastori risiedevano all’esterno, lungo le pendici della collina. Interessante risulta la documentazione relativa alla vita quotidiana degli abitanti. Gli scavi hanno restituito un ricco insieme di reperti costituito da ceramiche da cucina e da mensa, strumenti in ferro, oggetti di uso domestico, e numerosi resti faunistici che consentono di ricostruire le abitudini alimentari e le attivitĆ  economiche della popolazione, nonchĆ© sui passatempi come testimoniato dalla pedina degli scacchi rinvenuta. Le indagini archeologiche hanno, inoltre, consentito di ricostruire le ultime fasi di vita del castello, culminate con la sua distruzione nel 1284 nell’ambito delle operazioni militari promosse dagli Angioini dopo la fondazione della cittĆ  dell’Aquila. E l’abbandono dell’insediamento ha, paradossalmente, favorito la conservazione delle strutture e dei livelli archeologici, permettendo oggi di leggere con straordinaria chiarezza le diverse trasformazioni subite dal sito nel corso di oltre sei secoli. Il progetto ha fatto largo uso delle più avanzate tecnologie digitali e le ricerche proseguiranno, quanto prima, con nuove campagne di studio e di scavo, per approfondire ulteriormente la conoscenza del sito e di renderlo sempre più accessibile al pubblico attraverso percorsi di valorizzazione, ricostruzioni virtualiā€.

*GiornalistaĀ 

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