E pensare che c'era il pensieroHomeIn Evidenza

L’ANPI NON È PIÙ QUELLA DI UN TEMPO. I GIORNALISTI SI!

di Luigi Liberatore 
Ho letto che un rappresentante dell’ Associazione nazionale partigiani (un Carneade teramano giusto per usare un nome di fantasia) ha affermato che i giornalisti facciano parte di una consorteria la quale, in uno con le testate collegate, raccoglie fondi per sostenersi offrendo in cambio articoli e interventi per così dire di favore all’interno di un circuito mercantile dove sia operante il “do ut des”. Rispetto a questa balorda insinuazione, l’ordine regionale dei giornalisti ha emesso una nota sdegnata di stile, elegante ma forse troppo (almeno per me) in quanto quel Carneade ha certamente poca o nessuna conoscenza della storia che sta nel gagliardetto dietro cui si nasconde oggi,  magari partecipando a manifestazioni pubbliche, men che meno cosa possa rappresentare il termine giornalismo. Spiego a quel Carneade che l’Anpi esiste e resiste per una persona soprattutto, il compagno “Bulow”, al secolo Arrigo Boldrini, e poi per chi perpetua il ricordo di quel grande  partigiano sul cui petto il comandante della ottava Armata britannica, il generale McCreery, appuntò la medaglia d’oro al valor militare. Dopo Arrigo Boldrini, che tenne la presidenza dell’associazione partigiani per oltre mezzo secolo, sono stati proprio i giornalisti a proteggere il ricordo dei partigiani dagli assalti dei negazionisti della Resistenza, e adesso pure dagli epigoni smemorati dell’Anpi che si sentono pure legittimati a dare lezioni di deontologia etica ai giornalisti. Bene ha fatto l’Ordine regionale ad intervenire, con l’avvertenza, tuttavia, che quando si tratta di dare dell’analfabeta a qualcuno non si tiri indietro. I giornalisti hanno le spalle larghe, ma hanno bisogno di sapere di non essere soli. Io lo sono per scelta…

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