LA SCISSIONE DEGL’ETTEME (La poesia di Ennio Bellucci)
La scissione “de gl’etteme” (La poesia di Ennio Bellucci)
di Rainer Rinaldo Liberatore
E così Ennio ci porta coi suoi odierni versi a riflettere e a fare un consuntivo e una ricerca di senso al nostro transito terrestre. In questa sua toccante poesia un Ennio, che più pratolano non si può, mostra anche evidenti ascendenze recanatesi e si lascia andare a un flusso di pensieri melanconici.
E riconosce l’equivoco del pensare che i grandi eventi, i progetti e/o le altre mire terrestri siano le più importanti impronte del nostro cammino sul pianeta che giornalmente calpestiamo. Ennio, au contraire, attesta saggiamente e con umiltà che sono gli attimi, i frammenti preziosi e fugaci che ci aprono alla beatitudine transeunte, ergo all’infinito.
“Se recuordene i mumionte… gl’etteme”, in cui si avverte il leopardiano “uscir di pena”.
Al contempo essi si ergono a divenire memorabili ed emergono come ricordanza e risultano, al tramonto della nostra avventura, scissi dal resto dell’ordito esistenziale.
Proprio per il suo carattere effimero e perituro, l’istante è il simbolo dell’eternità.
Nel lirismo di Ennio ci ritrovo il peso dell’essere e la fragilità della vita: “Mo che cumenze a tenajje chiu’ de quacchi anne sopre le spalle”.
E sorbendo il suo calice dolce-amaro mi inebrio di fratellanza e di spirito che accomuna (simil simili gaudet).
Lo scorrere i tuoi luminosi versi, caro Ennio, ha regalato anche a me un attimo estatico e atemporale. Grazie!



Vi chiedo scusa ma, per deformazione professionale, non posso esimermi dal massimo dei voti cum laude per l’ottima poesia di Bellucci e per il commento di Rinaldo. Mi avete regalato un momento prezioso e tonificante.
……” nostalgia” e nobili sentimenti.Arrivano al cuore e restano.Bravo Ennio…bravo Rainer!