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DA ASSOLTO A CONDANNATO A 5 ANNI: 51ENNE SCRIVE AL MINISTRO NORDIO

SULMONA, 21 luglio – Dall’assoluzione in primo grado alla condanna a cinque anni di reclusione in Appello.

È il ribaltamento giudiziario che ha spinto un 55enne di Sulmona, ritenuto responsabile di violenza sessuale ai danni dell’ex moglie, a scrivere una lettera al ministro della Giustizia Carlo Nordio, nella quale parla di «una grande ingiustizia» e annuncia battaglia in Cassazione.

La vicenda processuale, tuttavia, è ancora aperta. La sentenza emessa nei giorni scorsi dalla Corte d’Appello dell’Aquila non è infatti definitiva e l’uomo, attraverso i propri legali, è pronto a ricorrere alla Suprema Corte, contestando quella che ritiene una decisione fondata su una errata valutazione del caso.

Nella lettera indirizzata al ministro, il 55enne definisce «assurda» la propria situazione, sostenendo che una condanna così severa «non viene inflitta neppure agli stupratori seriali».

L’uomo ripercorre tutte le tappe dell’inchiesta, ricordando come inizialmente la Procura avesse chiesto l’archiviazione del procedimento, prima che il giudice per le indagini preliminari disponesse l’imputazione coatta.

Successivamente era arrivata l’assoluzione del Tribunale di Sulmona nel 2023, completamente ribaltata dalla Corte d’Appello, nonostante – evidenzia nella missiva – una consulenza medica non avesse riscontrato segni riconducibili a violenza.

Il 55enne intende ora rivolgersi alla Corte di Cassazione, prospettando possibili violazioni di legge e contestando la ricostruzione operata dai giudici di secondo grado.

Nella lettera sottolinea inoltre come la Procura, dopo la richiesta iniziale di archiviazione, abbia modificato la propria posizione nel corso del procedimento, chiedendo tre anni di reclusione in primo grado e quattro in Appello, mentre la Corte ha inflitto una pena di cinque anni.

L’inchiesta prende origine dalla denuncia presentata nel 2018 dall’ex moglie ai carabinieri di Sulmona.

La donna, allora poco più che cinquantenne, denunciò di essere stata insultata davanti alle figlie e di aver subito una violenza sessuale da parte del marito, rientrato nell’abitazione familiare mentre era in corso la separazione.

Secondo l’accusa, l’uomo l’avrebbe spinta sul letto, costringendola a subire un rapporto sessuale nonostante i ripetuti tentativi di opporsi e le richieste di aiuto.

La vicenda resta ora in attesa del deposito delle motivazioni della sentenza d’Appello, che saranno fondamentali per la predisposizione del ricorso in Cassazione.

Fino alla decisione definitiva della Suprema Corte, la condanna non può considerarsi irrevocabile e l’imputato continua a beneficiare della presunzione di innocenza prevista dall’ordinamento.

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