LENIN, BREZNEV I STALINNE…. DENTRE LU “STALLAUNE” ( C’era una volta il Pci)
di ENNIO BELLUCCI
Alla piazze ci steve la sezzione de lu scude crociate, la Dicci’ (salute)!
Poche chiu’sotte, pe’ la calate de le
carcere , a senistre, ci steve
” lu Stallaune” : la sezzione de lu Picci’
( salute peure a tojje).Eve sotte la Preture.
‘Nu tabbellaune ‘nche
i simbele de lu partoite, sopra a ‘nu purtaune enorme.
‘Ntroive, i truoive ‘ nu stanzaune gruosse i senza fenestre: ‘nu taveloine, le segge i qualche ‘mbacucce.Appecchete ai meure, ‘nu poche sculeroite, i retrette de’ i Chepe storiche de la revoluziaune proletarie ( menivene da la Russie, CCCP, ci steve marchiete arrete)i la bandiere
rosce, rosce come a le sangue, ‘nche lu stemme fauce i martiolle
(falce e martello) gialle.
Le riunione se cumenzivene verse le sette de saire, i ‘na fraiche de vote se fenivene la mmatoine.
Discussione prefonne i accanoite, proposte,strategie i puliteche locale i nazionale.
Ci steve la passiaune i la partecipazione de la ggente, de i cumpegne. Loche rentre, ciorte saire,
‘nce se capeve, troppe n’eravame.Mentre stionche a scrivere è come se i stesse a reverajje i a resentojje, quasce tutte quente: Attilie, Menecucce, Lamberte, Savaturille, Marzoline, Pasquale, Savatore, Mimine, Tonine ( i Sarchieune- i Contadini) Raffaele, Vettorie, Williamme,Delie
i neuu ch’eravame ‘nu cruocchie de giuvene.
‘Na saire ce fu’ ‘na discussione accanoite.
‘Nze sente’ ula’ ‘na mosche. A ‘nu ciorte punte,
quasce alla secreune, ecche che scatte eune de i ” sarchieune.” :Uajjo’ tutte zitte, i remettaite subbete
lu quadre de che ” lu zorre” de Stalinne, a lu puoste sojje, senno’ so uejje!
C’ave’ succiosse….Alla parete arrete allu taveloine, ci stivene appecchete i retrette de Stalin, Lenin i Breznev. Iavine mannate da Mosche, i stivene alloche da ‘na vite. N’avine viste i senteute de tutte i culeure. Che la saire, pero’, all’appelle manche’
Stalin ….frechete!… Ma ave’ lassate l’alone, l’ombre, ‘mbacce a llu meure.L’uocchie de eune de “cape le capenne”, ‘ nu sarchiaune,iose proprie alloche…i steve pe’ succerre n’accerrijje.
Quande eune recio’: ” Calme ca mo ce lu remette.
Uogge hajje meneute a pulojje i m’hajje scurdate de remettelu a lu puoste sojje, ” nziombre a chi ietre i deuu. Ma ave’ ritte ‘na busciojje….Lu mutoive eve n’uetre, i eve puliteche, ideologiche. Atre che chiecchiere!..I neuu le sapavame.Iccome se le sapavame!…Ecchelue’ ” lu zorre” remettecelu teuu,viste ca i veuu,i ulaite a cusci’ bbene. Recio’..
Ritte i fatte, i cusci’ se puto’ recumenza’ i cuntenue’ la discussione sotte ” gli sguardi”
vigili, severi, protettivi e attenti de Leninne, Breznevve i de che lu ” zorre” de Stalinne.
TONI A ENNIO SU “Lu stallaune”
di TONI LIBERTI
Caro Ennio,
e’ cosi’ fervido il quadro che dipingi di quel luogo , movenze, personaggi, atmosfere , che anch’io li rivedo come se dopo 40-50 anni stessi ancora li’. SEI DAVVERO BRAVO NELLA METRICA ,MA SOPRATTUTTO NEL RAPPRESENTARE IL SENTIMENTO, LA PASSIONE – oggi direbbero “mood”- DI QUEL LUOGO STORICO E SIMBOLICO che ho sentito la necessita’ di fermarmi dal fare altre cose e restare ad occhi aperti 20 minuti a risognare quei ricordi.
Si, serve alla vita di noi tutti tornare a riflettere su cosa siamo , eravamo e cosa abbiamo fatto ,senza recriminazioni, pentimenti o esaltazioni, e non per fine nostalgico bensì per lasciare traccia a chi oggi e’ seduto al tavolo del gioco della vita ,del lavoro, dei rapporti ,della etica, della politica ,delle RESPONSABILITA’ CIVILI.
Bada bene e lo sai benissimo, che quell’aria si respirava in tutte le altre sezioni di Partito e con lo stesso spirito di ideale quanto pragmatica tensione:dalla DC, all’ MSI , al PSDI, nel PSI,
cosi’ come dentro il PRI.
Ed erano , come dicevi tu, tutti quegli uomini in tutte quelle sezioni di Partito , brave persone e nostri amici o cari conoscenti , divisi, si fa per dire , da ideologie strampalate e convincimenti ostinati di principio , ma non di fatto; gli stessi slogan che servono a dividere le tifoserie dello stadio quando tutti si vive la stessa o simile condizione e dove il nemico non e’ quello dell’altro schieramento.
Ecco allora la prima e forse più importante riflessione: quel modo di leggere e praticare le relazioni tra uomini di una identica Comunità cristallizzate sulla separazione di appartenenza ad ideologie distinte , tutti del resto animati dall’agire per il bene collettivo, ci ha fatto progredire?
Quelle categorie interpretative ed organizzative di vita ci servono ancora o si sono dimostrate dannose, infruttuose e quindi impongono di cambiare completamente prospettiva e visione?
Del resto quale sentimento proponi nelle tue poesie dialettali se non il rigetto di modelli e manierismi sovrastrutturali di convivenza sociale e la valorizzazione dell’umana , inalienabile ,primordiale e direi anche biologica e modernissima esigenza di comunanza.
PER QUESTO ATTRIBUISCO ALLE TUE IDEE , ESPOSTE IN VERSI DIALETTALI, UN VALORE ATTUALE E UNIVERSALE, non per il gergo , a pochi comprensibile , non per il ‘significante’ , solo a noi congeniale; bensi’ PER IL “SIGNIFICATO” , IL VEICOLO RAPPRESENTATIVO DI IDEE IN ESSI CONTENUTO.
Tornando al quel luogo della Sezione del PCI , allu Stallaun, una volta un importante Dirigente del PCI di allora che concluse in quegli anni una riunione dopo un confronto politico su varie tematiche – spesso ahinoi sui massimi sistemi e non sui problemi di Pratola- ,dopo aver ascoltato le opinioni e i discorsi di molti iscritti e responsabili del PCI di Pratola concluse :
” Compagni, Il PARTITO DI PRATOLA HA DELLE CONNOTAZIONI PLEBEE NELLE SUE COMPONENTI TRADIZIONALI. Vi invito a trovare una soluzione per rimuovere tali connotati “.
Ebbene, allora colsi positivamente in questa definizione finalmente un passaggio critico mosso nei confronti di vecchi schemi ideologici del fare politica . Oggi però ,a distanza di anni ed a ben riflettere ,non mi dispiace più così tanto ed anzi aggiungerei anche connotati ISLAMICI – a Pratola lo siamo per molti versi e la cosa non mi dispiace affatto – ( inteso non in contrapposizione a “Cattolici “, ma come mancata netta separazione tra laico e religioso, tra ragione e sentimento, tra cuore e cervello; tra passione e ragione).
C’e’ in noi , è innegabile, una Commistione Emozionale che se vissuta con Scernimento è la vera energia capace di muovere uomini e cose e pertanto la storia di Essi.
E nelle tue Poesie c’è questo elevato proposito ed anelito , ma cosa accade : quando esci “p la Piazz” e non trovi in altri quella Irrequietezza e Passione che ti agita , soggiunge il disagio : avverti la SOLITUDINE. Sbagli , quel turbamento agita ancora anche tutti loro che ti sembrano sopiti. E lo sai altrimenti perché scrivere versi ?
Caro Amico mio , io la vedo cosi’ , ed ancor oggi che continuo ostinatamente da buon guerriero peligno a cimentarmi con strumentazioni e tecniche e tecnologie innovative e complesse per curare patologie serie del Cervello ,con l’aiuto della crescente sfida magica della A.I. , ti dico che il nostro cervello primitivo , “plebeo ed islamico” , dei sensi e delle emozioni primordiali , se controllato dal raziocinio e dalla Umana Saggezza ed Equilibrio , e’ e sara’ la virtu’ , la risorsa che consentirà ancora nel futuro di distinguere l’uomo da tutto il resto.
CON AFFETTO INFINITO E PROFONDA STIMA PER QUELLO CHE FAI ED HAI FATTO PER LA NOSTRA COMUNITA’.
UN ATTO ICONOCLASTA
di RAINER RINALDO LIBERATORE
«“Lu Stallaune”: la sezzione de lu Picci» di Pratola si trovava, per combinazione, «alla calate de le carcere», toponimo che più gramsciano non si può. ERA UN LUOGO DEL PENSARE DOVE L’ENERGIA DELLA PAROLA DAVA VITA A UNA TENSIONE MORALE PERCEPIBILE e DOVE i SOFISMI, i SILLOGISMI, LE TESI e LE ANTITESI, IN BREVE, l’ESERCIZIO dell’ARS DIALETTICA ANDAVA AVANTI FINO A TARDA ORA. Uno stanzone senza finestre che vedeva sempre una grossa partecipazione tanto da realizzare visivamente il concetto della densità, ovvero della numerosa massa in poco spazio. Come ben sottolinea Ennio «Ci steve la passiaune i la partecipazione de la ggente, de i cumpegne. Loche rentre, ciorte saire, ‘nce se capeve, troppe n’eravame».
Ma, come nelle epurazioni nella vecchia Unione Sovietica, anche alla sezione Pci di Pratola ci fu un’azione subdolamente atta a delegittimare un leader storico cercando, con un sotterfugio, di cancellare la traccia visiva di una figura imponente come Stalin, in una sorta di damnatio memoriae, come a voler sottolineare simbolicamente la fine di un’era ideologica. Così, in una affollata assemblea, «nu sarchiaune-un contadino» notò un alone sulla parete, una laica sacra sindone di un ritratto, ovvero il maldestro tentativo di far scomparire Stalin. Ci fu una pasticciata giustificazione per questo atto impuro, ma i presenti sapevano che era una palese bugia… «Lu mutoive eve n’uetre, i eve puliteche, ideologiche. Atre che chiecchiere!.. I neuu le sapavame. Iccome se le sapavame!…Ecchelue’ “lu zorre” remettecelu teuu, viste ca i veuu, i ulaite a cusci’ bbene. Recio’…» Insomma si sfiorò l’accerrijje, ma il buon senso, da ultimo, prevalse e permise a che “lu Zorre” de Stalin di riprendere il suo posto nella trinità di leader comunisti assieme a Leninne e Breznevve.
Epifonema: pù pruvà a frecà qualsiasi persaune/ ma ‘statte accuorte quando ti a cheffà che nu sarchiaune!
COME SEMPRE, TANTE DE CAPPIOLLE A ENNIO E A QUESTA SUA INESAUSTA “recherche du temps perdu”: NELLE PIEGHE DEL SUO NARRATO POETICO RITROVO UNA PRATOLA ANALOGICA CHE MI VIDE RAGAZZO, FUCINA DI IDEE, PARTECIPAZIONE E SOCIALIZZAZIONE ALTA. Un tempo, ahinoi, fuggito che Ennio rianima sempre alla perfezione.



Il nostro Ennio,
non finisce mai di stupirci (per nostra immensa fortuna)
e, nella Poesia,ci da’ riscontro della vita ed attivita’ politica che si trascorreva con dedizione,passione vera,ed animosita’ nelle Sedi dei Partiti di un tempo .
Ricordo quasi tutti i convenuti ed i tantissimi autorevolI esponenti del P.C.I.dell’epoca e,tanti altri che ho avuto il piacere di incontrare anche nel mio percorso politico,seppure in altro partito,la D.C.,ma posso affermare con assoluta certezza ,che si trattava di altre genti,
con altri principi,altri valori,
forse si’ anche PLEBEI,
ma nobili ed onesti,cosi’ come lo erano i tanti appartenenti alle altre formazioni politiche del tempo.
ENNIO,lo sa.
A M A R C O R D
almeno si poteva discutere, avere un confronto, elaborare ” una linea” , contribuire a formare un strategia.Ora , dopo la scomparsa delle sezioni, e dei partiti ” tradizionali”….tutto viene calato dall’alto e bisogna …..solo eseguire.Ma…!!!
In questo nuovo componimento di Ennio, c’è un pezzo di storia locale, il ricordo di persone indimenticabili.C’è la passione, l’affetto e lo spirito di appartenenza tra Uomini che,in fondo anche nella diversita’ di vedute, riuscivano a conservare amicizia e rispetto…
Ancora bravo…e Grazie….
Che nostalgia caro Ennio! Le sezioni erano le officine dei Partiti. Se eri bravo, ti presentavano in comune e potevi diventare consigliere e, al secondo mandato, entravi in Giunta. Da qui potevi accedere alla Provincia e poi, si poteva cullare il sogno di accedere alla Regione. Il Parlamento era una chimera. Oggi si diventa ministro senza aver amministrato nemmeno un condominio. Abbiamo capito perchè l’Italia si trova nella situazione in cui si trova? Gaetano Villani
Leggendo la nuova poesia di Ennio Bellucci, il primo pensiero che mi viene è il confronto tra la politica di allora e quella di oggi. Anche qui affiora una “certa nostalgia”, ma non quella per una presunta superiorità degli uomini di un tempo: è nostalgia per quella forza relazionale che oggi si fatica a percepire, per quel calore quotidiano che la politica, anche nei paesi, portava dentro le giornate.
Pur essendo ambientata a Pratola Peligna, la poesia di Bellucci mi ha riportato subito a Bugnara, dove sono nato: lì funzionava esattamente come nei suoi versi. Le sezioni erano vive: gente diversa, caratteri forti, discussioni che riempivano le serate, rivalità che apparentemente dividevano, ma sostanzialmente temperavano gli animi e tenevano in moto la comunità mentre prendeva forma un modo di stare insieme, di pensare, di respirare.
Oggi tutto questo non c’è più e non è soltanto una questione politica: è un mutamento antropologico, irreversibile, che ha cambiato il vento, non nelle idee, che qui non sono il punto, ma nelle persone.
La rivalità tra ideologie e perfino dentro gli stessi partiti, generava curiosità, relazioni, movimento. In una parola: vita.
Oggi i borghi, ma anche le città, hanno perso quel tipo di vibrazione. La politica è diventata tecnica, distanza, quasi un mestiere separato dalla gente. Le sezioni invece erano un ponte, un luogo di incontro come un bar o un oratorio. Ora quel ponte, quasi ovunque, è sparito… diciamocelo…
E allora la nostalgia affiora in modo naturale: nostalgia per la vita che anche la politica riusciva a generare attorno a sé.
E poi il momento forte: dentro questa poesia, il quadro di Lenin che scompare e ricompare è un simbolo enorme, potente. Ennio lo racconta con la sua solita forza narrativa, che nel dialetto esplode, quando uno dei “sarchieune” urla: “Uajjo’, tutte zitte, i remettaite subbete lu quadre de qoilu zorre de Stalinne, a lu puoste sojje, senno’ so uejje!”. (“Qoilu zorre”: semplicemente fantastico.)
Quel quadro rimesso al suo posto rappresenta un mondo che, pur tra tensioni e contraddizioni, aveva ancora qualcuno pronto a difenderne identità e presenza. Sarebbe stato lo stesso con qualsiasi altra figura politica: non ne faccio una questione di ideologie, il focus delle mie considerazioni non vuole essere questo.
Quello che mi colpisce è il modo in cui stiamo accettando che la nostra nuova dimensione antropologica (appunto), questo nuovo modo di essere, ci porti via anche l’interesse culturale, filosofico, umano che le generazioni prima di noi hanno conquistato con fatica, con lotte, e spesso con il sangue.
Per questo la poesia di Bellucci non è solo un ricordo: è un segnale.
Ci dice che quel tempo non torna da solo. Serve qualcuno che abbia ancora il coraggio di dire: “Rimettete quel quadro al suo posto.” Non necessariamente il quadro di Lenin, ma il quadro della partecipazione, della presenza, della vita sociale che rendeva i paesi luoghi pieni, non semplicemente luoghi abitati.
Grazie, Ennio, perché i tuoi scritti mi spingono sempre oltre.