E pensare che c'era il pensieroHome

DOVE OSANO I DELFINI

Pescara è una vecchia città di mare, flessuosa, golosa e fannullona come un’odalisca, protetta dalla sua corazza da armadillo che quando da ragazzo la conobbi era una città piena di colori, incassata tra il mare e la collina e a volte si risvegliava bagnata. Il mare era sempre immacolato, ma da lontano e spesso ci ritrovavamo a saltellare sulla sabbia mobile e cocente dissipando la nostra sensazione giornaliera di libertà. Riavvicinandomi al luogo che ricordavo con sommo piacere fui assalito da un formicolare di assolata felicità del cuore vicina nel tempo schiacciato dalla voglia di riprendermi il mio piccolo spazio.

I rettangoli verdi si diramavano da ovest a est, da sud a nord, immobili, eredità e retaggio lontano rimossi nel ritmo frenetico di nuovi pronti per la partenza. Il vento caldo dell’estate aderiva alla pelle come una sgradevole pellicola. Quando nondimeno il Delfino attingeva a piene voci un nuovo tempo di condivisione, per esempio avevo sempre il dubbio che le parole venissero direttamente dal mare e che stessero parlando in play back, come un sogno di una notte di mezza estate, come se di lì a poco il diciannove luglio iniziasse il suono che mi richiamasse in un luogo suggestivo Campo di Giove, nello Sport Village che svetta con il suo colore verde come il colore del terreno che lo circonda.

Immagini così vivide e vicine nei ricordi da trasformare una parete marcia di umido in una porta regolamentare con un semplice battito di ciglia. Da una parte il delfino e dall’altra il delfinetto quasi un saluto, un segno del destino all’ultima decisione mancante.

Un pensiero colossale e una fantasia immensa. Il sole non aveva ancora fatto capolino tra i monti della Maiella appena bagnati sulle cime da un’ombra di umidità che il grande sogno, leggero e soave come una farfalla faceva dribbling anche con le parole.

La forza della passione è nello stile intrepido, improntato all’innovazione, irriducibile alla modernità e mescola il suo avvicinamento all’immagine attrattiva del calcio nei suoi confronti. Il vero dominio in campo inizia dal controllo palla.

Il primo tocco, il corpo in equilibrio, la testa alta. Non è solo tecnica: è sicurezza, è controllo, è leadership.

Cosa scegliere allora? Leggerezza o gravità?

Sentirsi aderenti alla terra, vitali, reali, autentici o spiccare il volo verso l’alto? La leggerezza può essere un vantaggio, alla lunga il solo modus.

È un po’ come tra pescatori, d’altronde siamo sempre vicini al mare: una questione di misure. Perché le onde migliori vanno scelte con cura.

Bisogna vederla e magari provarla, superarla come qualche coraggiosissimo surfista a caccia della big one, l’onda più grossa, quella che ti fa sognare. È il bello dei sogni: ti emozionano prima di realizzarli e sono tutto nella vita e valgono bene una strizzata allo stomaco lunga come una specie di sorriso.

Cesidio Colantonio

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