DAL “CAZZOTTO” DI LOURDES ALLA GUERRA IN IRAQ: LA LEZIONE DI MAURIZIO SCELLI AI GIOVANI ABRUZZESI
Non è stato un intervento accademico o istituzionale quello di Maurizio Scelli a “Cantieri del Futuro”, l’iniziativa promossa da Officina delle Idee al Mercato Centrale di Pratola Peligna. È stata, piuttosto, una testimonianza umana ed emotiva a cuore aperto. Partendo dalle sue origini, l’attuale direttore regionale della Protezione Civile Abruzzo ha tracciato una linea netta tra l’autorità formale e l’autorevolezza morale, regalando ai tanti giovani in platea una vera e propria lezione di leadership e resilienza.
Il racconto di Scelli parte da lontano, precisamente dal 1983 e da un “ricatto” materno che gli ha cambiato la vita: «Mia madre mi disse: “Quest’anno non vai al mare con gli amici se non vieni a Lourdes per una promessa che ho fatto”». Salito a Pescara su quel treno bianco, pieno di persone in estrema difficoltà – tra cui ha ricordato affettuosamente la storica barelliera pratolana Maria Santilli –, il giovane Scelli riceve quello che definisce un “cazzotto” emotivo.
Da modesto studente con il sogno del calcio, Scelli affronta i sacrifici della vita da fuorisede a Roma, sentendo ogni giorno sulle spalle il peso degli sforzi dei genitori. Da lì inizia un cammino professionale intenso: prima l’Unitalsi, poi la guida della Croce Rossa Italiana come Commissario straordinario e, infine, la Protezione Civile.
Il cuore della riflessione di Scelli si concentra sulla differenza sostanziale tra due concetti spesso confusi: «Esistono due categorie: i capi e i leader. Non sono la stessa cosa. Il capo comanda, si fa rispettare e, troppo spesso, si fa temere. Il leader è colui che si fa amare e, per questo, si fa seguire.»
Un concetto appreso sul campo, in uno scenario drammatico: la guerra in Iraq. «Ero stato nominato capo della Croce Rossa e io, che non avevo fatto un giorno di campeggio in vita mia, mi sono ritrovato in guerra a guidare una missione umanitaria sotto le bombe», ha confessato Scelli. «Lì ho capito che l’unica via era fare squadra, mostrandomi pronto a imparare da chi ne sapeva più di me, pur mantenendo il ruolo per guidarli». Quella spedizione portò non solo alla liberazione di diversi ostaggi, ma valse alla Croce Rossa la Medaglia d’Oro al Valor Civile conferita dal Presidente Carlo Azeglio Ciampi.
Rivolgendosi alla platea di under 40, Scelli ha toccato il tema delicato dell’apparire nell’era digitale. «Oggi il tempo brucia tutto, ci sono i social, ci sono i follower, si rischia di apparire più che essere». Per contrastare questa deriva, il direttore della Protezione Civile ha citato come esempio di leadership territoriale il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi: «Uno che ha fatto della passione e dei libri sul comodino la sua forza, guidando la rinascita di una città che nel 2009 faceva pietà al mondo e che oggi riceve i complimenti persino dalle delegazioni giapponesi per la sua resilienza».
Scelli non ha nascosto le difficoltà del percorso meritocratico, parlando apertamente di raccomandazioni e ingiustizie: «Se non si è preparati e capaci di sopportare le angherie, ci si perde. Vedersi passare davanti il più incapace perché raccomandato fa soffrire, fa piangere. A me è accaduto. Si stringono i denti e poi, alla fine, si dimostra il proprio valore».
Oggi alla guida della Protezione Civile Abruzzo, Scelli ha espresso profondo orgoglio per la sua squadra di volontari, attualmente impegnata senza sosta nella campagna antincendio boschivo: «Ragazzi pronti a rischiare la vita per salvare cose, case e persone».
In chiusura, un accorato appello agli organizzatori di Officina delle Idee e a tutti i presenti: «Vi prego, vi supplico: siate delle luci nel buio spesso della mediocrità e del presenzialismo». Un invito sigillato con una delle frasi più celebri di San Giovanni Paolo II, pontefice a cui Scelli era legatissimo:«Prendete in mano la vostra vita e fatene un capolavoro. Questo è il mio augurio per voi».


