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LA BANCARELLE DI’ QUATRELE (La bancarella dei ragazzi)

LA BANCARELLE DI’ QUATRELE
( La bancarella dei ragazzi)

di ENNIO BELLUCCI 

“La scole s’e’ chieuse, le calle de stu
maise de giugne te fa’ schiuppa’ le
cervelle, a lu mare ancore ce se po’
iojje, lu pallaune ne’ lu tenemme i,
a dicere la vereta’, de iuca’ manche
ce ne te’ tante.Allaure che ulemme fa’
che facemme?” Cheste stivene a ricere soi quatrele pe’ la vojje de lu corse de Pratele.
Proprie a che lu mumente me ‘ncuntriotte
a passa’ i cusci’ me mettiotte a scuta’…
Ue’ , recio’ lu chiu’ grussille a ietre cumpegne
:” Perche’ ne’ mettemme ‘ na bancarelle .”
Ritte i fatte. Atre che permesse, concessione i burocrazzie. De colpe scumpariorene
tutte quente.Passiorene poche meneute i ecche che recumpariorene.Ognune purte’ mmene cocchi cause: ‘nu pennellucce, du’ libbre viocchie, na’
piantucce, ‘na machenucce, mezza sfascete,  de formula une, pinze, martiolle,
tenaglia i cacciavoite, ‘na fraiche de fantasojje i d’immagginaziaune i la
bancarelle è  causa fatte. Che bellezze…Pero’
I bancheune, pe’ mette sta rrobbe mo ‘ndo i truemme…? Lascia sta’ recio’, eune de laure, Giuannine.
:”Ua’ che biolle selece ci stenne aecche.
Pusemme tutte ‘nterre i emme fatte!
Mo emmera sole aspetta’ i cliente che vionne
a cumpra’ i  vvvai…”
È proprie le vaire lu pratulane, è resapeute,
ce nasce che la ulojje, la ulenta’, i la capacita’ de fa’….
E’  ‘na cause che se vaire da subbete, da quande so (semme) quatrele i spisse rioscene (rescemme) a fa’ caile che manche laure (neuu) se penzivene ( penzavame)de pute’ fa.
I de le vote se cumenze pe’ passa tiompe, da
quatrale,quasce pe’ pazzie’. Magare ‘nche ‘na specie de bancarelle  miozze la vojje.I dope revente n’attivita’, che serve pe’campa’ i che deure pe’ tutte ‘na vite.

 

LA FOTO E LA MEMORIA: UN GIOCO DA RAGAZZI

di Rinaldo Liberatore

Come tutti sappiamo anche una foto può favorire un innesco narrativo-poetico. E COSÌ ENNIO RICEVE DA UN AMICO UNA BELLA ISTANTANEA, dotata di un’intensa luce che l’attraversa e, tosto, il suo sistema limbico, la sua amigdala SI ATTIVA ED ELABORA EMOZIONI CHE LO RIPORTANO AL TEMPO CHE FU.

Nulla accade per caso ed Ennio, da questo regalo, ripesca “soi quatrele pe’ la vojje de lu corse de Pratele” che, pur di vincere un’incipiente noia, in un periodo di stasi, si inventano, con grande creatività, un gioco di imitazione degli adulti, ovvero la realizzazione di una bancarella. “Ognune purte’ mmene cocchi cause: ‘nu pennellucce, du’ libbre viocchie, na’ piantucce, ‘na machenucce, mezza sfascete, de formula une, pinze, martiolle, tenaglia i cacciavoite” ma: ”I bancheune, pe’ mette sta rrobbe mo ‘ndo i truemme…?

La mancanza dei tavoli d’appoggio non è certo, per i ragazzi, ostativa alla creazione di questa ludica attività commerciale estemporanea e senza lungaggini burocratiche: gli oggetti riciclati da esporre per la vendita verranno posti direttamente sulla madre terra e, seppur inconsapevolmente, l’azione possiede già una forte valenza poetica. Per Novalis, infatti, la terra è un luogo di redenzione e beatitudine.

E così i sei si fanno longa manus del valore estetico, del romantico, del geometrico fornito dai disegni a mosaico che ci rimanda la dura selce del corso di Pratola “Ua’ che biolle selece ci stenne aecche”; e con questo passatempo all’aria aperta dalla forte valenza educativa, socializzano e favoriscono il proprio sviluppo cognitivo.

Forse, a giocare a fare i ‘puticanti’, anelano alla ricchezza futura?

Chissà se da adulti poi, magari trovandosi tra le mani una pagina di Tacito, si saranno ricreduti condividendo il suo pensiero: “la speranza di diventare ricchi è una delle più diffuse cause di povertà”.

Ma, come ci ammonisce Shakespeare, noi siamo tessuti della stessa materia dei sogni e sono questi a fornirci i pretesti per aspirare al meglio, ergo a vivere.

E ALLORA BENE HA FATTO ENNIO A RIPORTARCI I PALPITI E LE ASPIRAZIONI DI QUESTI “sei quatrele”:

QUESTI VERSI STIMOLANO FORTI SENTIMENTI DI TENEREZZA E CONFERMANO IL CREDO DEL NOSTRO POETA: “È proprie le vaire lu pratulane, è resapeute, ce nasce che la ulojje, la ulenta’, i la capacita’ de fa’….”.

8 commenti riguardo “LA BANCARELLE DI’ QUATRELE (La bancarella dei ragazzi)

  • Bello questo ping-pong poetico tra Ennio e Rinaldo. Un gioco di qualità ad alta godibilità per i lettori. Chapeau!

    Risposta
  • Daniele Ciarfella

    Bella Poesia,bel resoconto di cio,’ che anche noi da piccoli facevamo quasi quotidianamente nel periodo post scuola.
    Le Banzette,posevamo tutto il materiale li sopra,ma davvero di tutto di piu’, riciclabile,da far invidia a ABBOJE ,ed anche FERRINI, oltre a figurine e giornaletti e vendevamo per vendere,”senza scontrino fiscale”,tutto esentasse, l’IVA ancora esisteva.
    AMARCORD

    Risposta
  • Sul filo del ricordo, della MEMORIA, come ben sottolinea Rinaldo L…..un quadretto antico ed attuale per rimarcare la proverbiale inventiva e capacita’ commerciale/ imprenditoriale del pratolano….
    ” soi quatrele” sei ragazzi….che tenerezza..( il presente e il futuro)!
    Bravo e sensibile il poeta( ma non è una novita’). Bravo e incisivo il commentatore nel saper cogliere e sottolineare aspetti e particolari che aiutano il lettore a comprendere appieno il ” componimento”!
    Grazie….

    Risposta
  • La poesia è molto bella. Mi piace l’atteggiamento dei ragazzi che mostrano di possedere capacità di problem solving: di fronte ad una situazione ” critica” ( combattere la noia) , valutano le possibilità e cercano la risposta migliore per risolverla, decidendo il “cosa” e il “come”. A quanto pare i pratolani possiedono questa importante risorsa individuale che è proprio l’attitudine a risolvere problemi. È molto bella l’immagine dei ragazzi che, nel loro ” darsi da fare” evidenziano lo stretto legame che intercorre tra la loro capacità di risolvere il problema evidenziato e il pensiero divergente che offre soluzioni creative e la bancarella presto attrezzata ne è la prova. Grazie Ennio. le tue poesie sono “foto” che si animano , ci riportano indietro nel tempo e ci fanno sperimentare piacevoli sensazioni di nostalgico grande affetto

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  • Gaetano Villani

    A pensarci bene, i mercatini improvvisati che ci hanno accompagnato nella nostra infanzia, hanno dato lo spunto a Bersani per liberalizzare le licenze di commercio. Le famose “lenzuolate”. Ma resto perplesso perché un conto è improvvisare una bancarella lungo il Corso di Pratola, altro è vedere 2 bar uno a fianco all’altro. Complimenti Ennio, grande amico mio. Gaetano Villani

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  • Descrizione perfetta,quasi reale di un qualcosa che ho vissuto,ancora una volta, chapeau Ennio!

    Risposta
  • Ecco un nuovo scritto di Ennio… mi prende perché parte da quella noia che ti brucia la testa, quella che lui esprime con forza: “La scole s’è chieuse… le calle de stu maise de giugne te fa’ schiuppà le cervelle…”
    Non è solo caldo: è un tempo sospeso.

    Ed è proprio lì, in quel vuoto apparente, che quattro ragazzi tirano fuori complicità, amicizia, e quella fantasia che nasce quando non hai vie d’uscita.
    L’impossibilità si capovolge: una bancarella improvvisata, fatta con ciò che capita, diventa un evento.

    Ed è questo che colpisce davvero: Ennio non racconta quattro giovani, racconta una comunità. Mostra come questo popolo sappia non farsi schiacciare dai momenti spenti, ma trasformarli in movimento, in inventiva, in un modo diverso di vivere le situazioni quando non puoi cambiarle.

    La poesia diventa ancora una volta un ritratto affettuoso di questo borgo peligno, che Bellucci riesce a esaltare ogni volta con naturalezza.
    E chi conosce anche solo un po’ Pratola sa che ciò che scrive è vero.

    Ci sono persone che guardano con occhi diversi e, da gesti semplici, sanno cogliere ciò che va oltre l’episodio.
    Lo raccontano, lo consegnano a chi non c’era, e quel frammento diventa patrimonio del luogo.

    Ennio è una di queste persone: nei suoi scritti emerge chiaramente l’amore per la terra in cui vive, e questo rende il suo lavoro prezioso per tutti ma ancor di più per Pratola Peligna.

    Risposta
  • Mauro Di Benedetto

    La poesia dialettale di Ennio Bellucci dedicata alle bancarelle è un atto di cura verso la nostra comunità.
    Non si limita a raccontare un ricordo, restituisce dignità a un gesto che appartiene alla storia profonda del paese.
    Il dialetto, nelle sue mani, diventa strumento di verità. Non abbellisce, non maschera, rivela.
    Rende visibile ciò che spesso passa inosservato.
    La scena dei ragazzi che espongono a terra le loro piccole cose non è solo un’immagine tenera.
    È la rappresentazione di un momento fondativo, il primo incontro tra creatività e responsabilità, tra gioco e identità.
    Chiunque abbia vissuto quell’infanzia, riconosce immediatamente quella sensazione, la voglia di fare, di provare, di esistere davanti agli altri.
    Ennio dà valore a tutto questo.
    Raccoglie un frammento di vita quotidiana e lo trasforma in cultura.
    Rende le cose semplici parte di una memoria condivisa.
    Ci ricorda soprattutto che da quei gesti può nascere molto più di ciò che appare.
    Una bancarella improvvisata può essere il primo passo di un mestiere, l’inizio di una vocazione, la radice di attività che un giorno sosterranno famiglie e generazioni.
    È così che un paese cresce, da mani piccole che, senza saperlo, cominciano a costruire il futuro.

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