LA SICUREZZA TRA I PRIVILEGI DEI PIÙ FORTI E I DIRITTI DEI PIÙ DEBOLI
di Massimo Di Paolo
Iniziò tutto sotto due slogan: datemi fiducia e andiamo a comandare. Messaggi differenti ma stessa retorica. Oggi, per l’Amministrazione sulmonese, aria impastata. Luigi Cancrini, studioso dei sistemi reazionali, avrebbe detto: siamo entrati nel tempo lungo dove magie non si fanno e profezie non si pronunciano. Oggi come ieri verrebbe da dire; ma con andamenti ancora più gravi ormai evidenti. Perfino il dibattito, in seno al Consiglio comunale si è spento; e pur volendo narrare altro non ci si riesce. Questo è. II silenzio dell’Amministrazione del Comune di Sulmona è tremendo, fa pensare a quello stato d’animo che affligge lo spaesamento dell’emigrante, del campione che fallisce il record, di chi esce da una condizione post-traumatica. Eppure la qualità delle persone non è messa in discussione è il fattore cosa fare e come farlo, che sembra mancare. Ci spiace, perchè tutta Sulmona sperava che fosse arrivata l’ora della rinascita, del Risorgimento sulmonese. Al di là del colore o della posizione politica di appartenenza. Viene in mente la grande quercia millenaria della foresta di Sherwood; il folklore inglese la chiamava “Maior Oak”, era l’albero dove Robin Hood riuniva i suoi seguaci per riorganizzarli, motivarli, dargli indicazioni per poi agire. Ma c’erano altre motivazioni. Innanzitutto un credo popolare che manca e che fa abbassare quel ‘testosterone politico’ adatto alle grandi battaglie. Quel credo che fa stare affianco alla gente che soffre e che vive disagi profondi. Manca quel senso di giustizia che va oltre lo schieramento politico e ideologico e che dinanzi a una Comunità che muore, fa fare il giro del tavolo per schierarsi dalla stessa parte di Maurizio Landini. Occorrerebbe una capacità trasversale retta da passione e competenze diffuse nella squadra di governo. Impariamo meglio ciò che ci entusiasma. La politica reale, quella che viene tradotta dall’amministrare, non è un fatto di conoscenza, di applicazioni di Leggi e di procedure, ma è coinvolgimento: è coraggio. La cronaca sulmonese, in questo ultimo anno, e ancora oggi, è spietata. Testimonia segni di sofferenza diffusa. Non si tratta di problemi diversi che richiedono analisi divere, anche, ma il comune denominatore si chiama, degrado. La Città evidenzia uno stato di abbandono che trasuda da tante, troppe condizioni. E non si rilevano progetti, scelte discutibili ma in atto. Siamo ingolfati, usando un eufemismo della meccanica. Si diceva: Sulmona città della musica. Non si capisce se era la sintesi di un sogno per una innovazione culturale di carattere generale, una promessa o che cosa. Di fatto, non esiste nessun progetto, delibera di indirizzo, rete di specialisti per proposte di grande respiro. Per ora c’è un libertinaggio dai 900 decibel in su, senza criteri, stile, principi di rispetto e di tutela dei residenti e del Centro storico. Un semplice inquinamento sonoro disorganizzato e retto, in diverse situazioni, da fiumi di alcool fino alle sei del mattino. Poi si ri-corre ai tavoli per la sicurezza. Il tutto tra lo sporco, l’abbandono, gli interventi fuori tempo e privi di uno scopo condiviso. La teoria della ‘finestra rotta’ fu chiamata dai sociologi.
E non c’è differenza tra una rissa e la corsa in auto nelle strade della città; tra la musica protratta a sfregio, sorretta forse da qualche collusione, e la malattia che alloggia in qualche casa del Centro; con l’operaio che parte alle cinque del mattino, lo studente universitario che studia fino a notte fonda, senza permettersi l’alloggio fuori sede; e non c’è differenza tra gli schiamazzi notturni violenti e aggressivi con i danni alle cose e alle persone. Si elargiscono permessi senza criterio, senza ordinanze regolatorie, senza controllo, pensando che la rinascita della Città passi attraverso un clima di libertinaggio e di compulsivo divertimento giovanile. Il coraggio si diceva. Quello che occorrerebbe per prendere posizioni condivise; per tornare indietro su qualche posizione presa; per trovare l’umiltà di chiedere aiuto. La sicurezza è il tema ultimo. Più inquietante e rappresentativo di un’estate iniziata con il piede sbagliato. Un naufragio viene da pensare; accanto alle grandi questioni la pressione sulla cittadinanza sta crescendo in modo esponenziale e pegno si dovrebbe pagare per gli allarmi non raccolti; per le ‘orecchie da mercante’ che qualche assessore sul centro storico ha scelto di adottare; sulle proposte per tempo offerte, ma rimosse con fare arrogante di chi non è in grado di misurare il sopruso vissuto da molti cittadini. “Chiuso per noia” scriveva Flaiano. Si chiede aiuto, quando la brocca si è rotta, ai tavoli della sicurezza e all’opera preziosa delle Forze dell’Ordine. Non è la strada giusta, o perlomeno non può essere la sola. Il male e la paura sono gemelli siamesi, ancora di più quando la paura prende il timone di una comunità e i sulmonesi alla sera, evitano i vicoli storici, il turista manifesta disappunto per le grida notturne; i giovani, ubriachi, danneggiano le cose; i gruppi di ragazzi, appena oltre lascuola media, vagano fino all’alba esorcizzando la noia con grida e bestemmie. Bellissima lettura quella proposta da Franco Gabrielli, già Prefetto e capo della Polizia, “Contro la paura” un manifesto per una sicurezza democratica. Una lettura che sarebbe utile condividere a viso aperto, in assemblea pubblica tra Cittadini, Sindaco, Assessori e Consiglieri tutti. Per Sulmona nostra. Non si tratta di politica nazionale, di finanziamenti, di filiere che non funzionano. Si tratta di noi, di noi sulmonesi retti e governati come Costituzione vuole. Trovare una strada per ri-definirsi senza perdersi ulteriormente apprendendo una grammatica dell’innovazione, per una rieducazione responsabile alla realtà. Sicurezza vuol dire regole chiare, condivise, senza ambivalenza per distinguere quello che è veramente necessario da ciò che è solo simbolico. Sicurezza vuol dire credibilità nel dibattito pubblico stando ben lontano dall’arbitrio che lede l’identità e la cittadinanza dei più deboli. Controlli, pronto intervento, azioni sanzionatorie responsabili; poi ci sono i cantieri, quelli che fanno crescere una Comunità che la proteggono, la coinvolgono. Lo spazio pubblico curato anche con micro-interventi: illuminazione, pulizia, arredi, segnaletica informativa, presidi di snodi sensibili. Agenda di ascolto dei residenti: Polizia Locale, servizi sociali e Scuola, insieme. Presa in carico delle fragilità, formazione per gli esercenti e per i gestori di pub e bar;orari ridefiniti e condivisi. Isole di protezione con il divieto di somministrazione alcolica dopo un certo orario e durante eventi e similari. Unità di strada con formazione specifica condivisi tra questura, terzo settore, comuni. Una gestione della vita notturna con regole chiare e comprensibili; sanzioni significative ed esigibili; autorizzazioni differenziate secondo i contesti ambientali, il rischio e la responsabilizzazione degli organizzatori. Non per ultimo le Scuole e le famiglie quali laboratori di vita, dove si apprende la convivenza; dove si dovrebbe apprendereanche che la tutela della salute, della proprietà, delle libertà e dell’uguaglianza da parte di chi rappresenta lo Stato e la dimensione pubblica, sono protette. Il tutto con la consapevolezza che la sicurezza non si esaurisce in piazza o tra i vicoli di Sulmona, ma si coltiva dove abitiamo le nostre relazioni, private e pubbliche.



La sicurezza urbana si distingue in due ambiti: la “sicurezza primaria”, legata all’ordine pubblico e alla prevenzione dei reati gravi, e la “sicurezza secondaria”, che riguarda la vivibilità urbana, il decoro e la prevenzione del degrado.
La prima è di esclusiva competenza dello Stato, la responsabilità per la sicurezza secondaria ricade UNICAMENTE ED ESCLUSIVAMENTE sui Comuni. I Sindaci, infatti, sono i principali responsabili della gestione del territorio, della riqualificazione delle aree degradate e del mantenimento del decoro pubblico.
Gli amministratori, si trovano a dover affrontare compiti istituzionali che spesso (e nel caso ovidiano sicuramente) vanno oltre le personali conoscenze -come il controllo di aree critiche- ed allora, a polmonare l’ignoranza di un assessore, deve intervenire, necessariamente, l’individuazione di consulenze esperte, di professionalità in grado di suggerire modelli di soluzione e metodi di intervento.
A Sulmona, tutta una serie di esperti multidisciplinari, si sono messi e sono a disposizione dell’Amministrazione per affrontare scientificamente e seriamente una deriva sempre più insostenibile.
ASPETTIAMO CHE CI SI RENDA CONTO DEI PROPRI LIMITI E CI SI ARRENDA ALLA NECESSITÀ DI SMETTERE I PANNI DEL “SO TUTTO IO”, “CI PENSO IO”, PER VESTIRE L’UMILE ABITO CHE DOVREBBE ESSERE L’UNICO ABITO DELL’AMMINISTRATORE IN DIFFICOLTÀ… IL CERCATORE DI AIUTO.
Occorre l’impegno costante, il non arrendersi e il continuare a muoversi verso gli obiettivi. La perseveranza aiuta a costruire la resilienza. #PERSEVERANCE
Di Paolo il meglio ! Complimenti un articolo che apre alla riflessione e fa vedere cose con non si vedono. Una rubrica bella e importante complimenti ancora.
Una questione che sta diventando esplosiva presa sottogamba ma che diventerà una questione sempre più seria. La sicurezza a Sulmona non è mai stata una questione così importante. Sono d’accordo non è solo un fatto di carabinieri o polizia occorrono interventi diversi e a più livelli. A partire dalla Scuola e dalle case famiglia
e ne vogliamo parlare dei borghi e sestrieri? stanno diventando i caporioni della città. nessuno che diche in chiaro come stanno le cose. Come si entra nel direttivo, come si rendicontano i denari avuti, a che punto sta il debito accumulato. Ombre che nessuno ha interesse a schiarire. una questione nascosta che va oltre l’inquinamento sonoro, l’uso degli spazi pubblici, i danni al plateatico ecc. turismo, spettatori? Proviamo a vederci chiaro. dopo trenta anni.
La verità è che sindaco e compagnia ben lontani sono da dettare regole e organizzazione. ha detto bene il silenzio del non prendere decisioni del tacere per non esporsi per non prendere posizioni che invece dovrebbero essere cosa normale e dovuta per ridare ordine e funzionalità a una città che si sta avvitando nel disordine sporcizia e incuria. troppo però e ancora ha detto bene nell’articolo ci vuole coraggio.