FRANCO IEZZI PROVOCA: “PRONTA UNA CLASS ACTION CONTRO LA SENATRICE DI GIROLAMO”
SULMONA – Una provocazione dai toni ironici, ma con un chiaro contenuto politico. A lanciarla è Franco Iezzi, ex direttore del Nucleo Industriale di Sulmona ed ex presidente del Parco Nazionale della Majella, che ha diffuso un testo nel quale immagina la costituzione di un gruppo di avvocati per promuovere una presunta “class action” nei confronti della senatrice Gabriella Di Girolamo.
Nel documento, scritto in chiave satirica, Iezzi sostiene che un gruppo di lavoro avrebbe analizzato l’attività istituzionale della parlamentare nel collegio che l’ha eletta, arrivando alla conclusione di non aver riscontrato iniziative significative in Parlamento, nei rapporti con il Governo, in Regione Abruzzo, in Provincia e sul territorio peligno. Da qui l’ironica proposta di chiedere la restituzione dell’80% delle indennità percepite dalla senatrice, trattenendo soltanto una somma che – scrive sarcasticamente – le consentirebbe di “avviare un’attività di sostentamento, ad esempio l’acquisto di un bar”.
Nel racconto di Iezzi emerge però anche la figura di un componente del fantomatico gruppo di lavoro, descritto come amico d’infanzia della senatrice, che ricorda due interrogazioni parlamentari presentate da Di Girolamo: una relativa all’attacco informatico subito dalla ASL 1 Avezzano-Sulmona-L’Aquila e l’altra riguardante la vicenda Marelli. Pur riconoscendo “il grande impegno intellettivo” necessario per predisporle, il gruppo – sempre secondo la narrazione satirica – avrebbe ritenuto tali iniziative insufficienti per far venir meno l’idea della class action.
La parte più ironica del testo riguarda invece la vicenda della fontanella della stazione ferroviaria di Sulmona. Iezzi racconta che, dopo le proteste di alcuni viaggiatori per la chiusura del punto acqua, la senatrice avrebbe chiesto un incontro con l’allora amministratore delegato di RFI, Maurizio Gentile, ottenendone l’immediata riattivazione. Un intervento che, sempre con evidente sarcasmo, avrebbe addirittura “azzerato i casi di svenimento per sete”.
Nemmeno questo episodio, secondo il racconto, sarebbe bastato a convincere il gruppo di lavoro ad abbandonare l’iniziativa. Il componente che aveva difeso l’operato della parlamentare avrebbe quindi reagito accusando gli altri di partigianeria, fino al finale volutamente paradossale del racconto, in cui viene descritto come “preso a calci e buttato per le scale”.



Siamo alla frutta, che male fa la senatrice per tirarsi addosso la satira pungente del presidente.. Lui è sul viale del tramonto , lei fine mandato senatoriale, ogniuno ha ciò che gli spetta